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Sull’equa indennità dell’amministratore di sostegno

di Davide Pizzi*

3687349715_a370a2d2b2_zSi ribadisce frequentemente durante i corsi di formazione che l’amministrazione di sostegno non è né una professione, né un lavoro, né un business. La legge 6/2004 che istituisce l’istituto, non accenna in nessun modo, ovvero, non menziona, l’esistenza di una forma di compenso/retribuzione, per chi svolge il compito di amministratore. Il comma 1 dell’art. 411 cod. civ.[1], dove trova applicazione l’amministrazione di sostegno, e l’art. 379 cod. civ. che prevede la disciplina in materia di tutela, stabiliscono che l’ufficio tutelare è gratuito. L’amministratore di sostegno presta quindi la sua opera gratuitamente? È possibile ottenere un riconoscimento in termini economici per tutta l’attività svolta a favore dell’amministrato? Continua a leggere

A proposito di welfare sociale

di Sergio Pasquinelli *

8459249183_aa4b293988_zSi intitola “Il welfare sociale in Italia. Realtà e prospettive” il volume che Cristiano Gori ha scritto assieme a Valentina Ghetti, Giselda Rusmini e Rosemarie Tidoli (Carocci editore), uscito alcuni mesi fa.
E’ uno di quei libri che mettono voglia di discutere. Ha molti meriti: tratta finalmente il welfare italiano con uno sguardo critico e non didascalico; ne esplora le tendenze, le possibili evoluzioni in termini di “scenari”, le possibilità e i rischi che ha di fronte “un ragazzo che rischia di invecchiare precocemente”.
Il welfare sociale in Italia entra nel merito, disegna scenari di riforma, mappa i rischi della fase attuale e si sofferma su un punto delicato: l’allocazione delle risorse. Quanto dare a chi nei servizi e nelle politiche sociali? Quanto sostenere chi?
Un tema raramente reso esplicito, qui ripreso e approfondito con rigore, esplorato in termini di orientamenti diversi, e collegato con molti esempi all’alternativa tra promozione e protezione, usando il linguaggio del libro, e fra tradizione e innovazione. E’ più utile offrire aiuti leggeri a un’ampia platea di beneficiari, o è preferibile concentrarsi su gruppi circoscritti con aiuti più consistenti? Difficile dare una risposta univoca. Dipende dalla politica, dalle caratteristiche del bisogno, e da molti altri fattori. Continua a leggere

Matera: capitale europea della cultura per il 2019

di Ottavia Mermoz*

materaLa designazione di Matera a capitale europea della cultura per il 2019, ha richiamato alla mia mente vicende ed esperienze che oggi, nella particolare situazione di stallo del  servizio sociale causa il venir meno delle risorse, possono essere riproposte alla riflessione degli operatori sociali.
Matera, negli anni ’50 sembrava esprimere da un lato l’archetipo del  sottosviluppo, forse per la cruda ma compassionevole descrizione di Carlo Levi,  dall’altro le potenzialità di un intervento di sviluppo organico. I Sassi  raccontati in Cristo si è fermato a Eboli erano certamente un habitat primordiale dove  “i vicinati, quell’insieme di spazi abitati che si affacciano su un unico spiazzo con al centro il pozzo e il forno”, rappresentavano un modello di vita sociale da secoli strategia di sopravvivenza, ma anche precondizione, opportunità di un investimento integrato.

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Perché voglio stare bene con i miei colleghi

di Pierluigi Emesti *

peanuts_perchè ho sempre ragioneQuesto è un argomento trasversale che non riguarda solo gli operatori dei servizi sociali e le loro varie declinazioni (educativi-sanitari-assistenziali), ma a maggior ragione dovremmo (forse) avere chiaro che non possiamo prenderci cura di persone fragili se non ci prendiamo cura in primis di Noi.
Noi inteso come gruppo di lavoro, come magica sintesi di vari ruoli e competenze che compongono una équipe di lavoro. Dietro i ruoli e le competenze ci sono le persone.
Si è fatta tanta fatica a fare evolvere il disabile da aggettivo a soggetto, introducendo la parola Persona. Quindi non più servizi per disabili ma servizi per Persone disabili. Continua a leggere

“In a day”

di Francesca Stefanini, Laura Stella Sforza e Laura Bonazzi*

in a dayLa vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per narrarla.
(G.G. Marquez)

Ho guardato con attenzione e molto apprezzato l’ultimo film evento di Gabriele Salvatores “Italy in a Day” , film girato grazie alla collaborazione di oltre 44.000 contributi video inviati da tutte le parti d’Italia. L’esplicita richiesta lanciata dai creatori del film un anno fa, è stata la seguente: “ Il 26 ottobre 2013 prendete una videocamera o un telefonino e filmate la vostra giornata. Filmate una parte importante della vostra giornata, insomma filmate quello che vi sta a cuore.”
Mi ha commosso la capacità degli Italiani di raccontarsi, anche in aspetti intimi e delicati della propria vita e la precisa scelta di raccontarsi tramite un mezzo di comunicazione come la videocamera o il telefono cellulare. Mi ha colpito cogliere in queste immagini tutta la potenza dell’interiorità delle persone, tutto il sommerso che si nasconde appena sotto la coltre di ruoli, di professioni, di categorie…
Raccontare la  propria esperienza umana all’umanità intera, senza cercare interlocuzione, risposta, confronto, dialogo; almeno non una risposta immediata. Raccontare tramite un mezzo apparentemente impersonale, perché così facendo si ha  anche la possibilità di ascoltarsi e di essere ascoltati. Forse da qualcuno, da chiunque, forse da uno, nessuno o centomila. Continua a leggere