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Tempi di incontro

di Patrizia Taccani*

“Vorrei parlare dei momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, al terrore, all’invecchiamento o alla malattia: sono quelli che definirei “momenti di felicità nonostante tutto”. […] Sono momenti di felicità privati […] Qualche spirito sofistico potrebbe dirli “egoisti”. In verità, sarebbe più giusto definirli inaffondabili, capaci come sono di sopravvivere alle tempeste che lacerano l’anima, alle inondazioni che la soffocano e la sommergono. […] Sono momenti di felicità semplice dei quali si avverte la necessità vitale non appena ci vengono a mancare.”[1]

Siamo un piccolo gruppo – sette donne e un uomo – intorno a un tavolo a leggere queste parole. Ci accomuna (in ruoli diversi) un lavoro volontario accanto ad anziani, spesso ben poco autonomi, che vivono nelle loro case, qualcuno solo, i più in compagnia di una donna venuta da lontano e che oggi “bada” a loro, in una non sempre facile collaborazione con figli e figlie impegnati altrove, nel lavoro e con la famiglia.  Un volontariato nato in una parrocchia del milanese, che dura da diciotto anni. Giusto, il gruppo sta per diventare maggiorenne. In questo non breve arco di tempo diversi volontari sono usciti dal gruppo per ragioni diverse, altri sono arrivati, poi ci sono gli “storici”; alcune delle persone seguite sono divenute centenarie e anche ultracentenarie. Certo, molte se ne sono andate, qualcuna prima in casa di riposo, e poi dalla vita.

Il nostro è un gruppo resistente e resiliente, un po’ appartato rispetto alle attività più tradizionali del contesto parrocchiale. Il volontariato si svolge in modo individuale, ciascuno segue uno o due persone con i tempi concordati direttamente. Il contenuto dell’intervento è sostanzialmente riconducibile al termine relazionale. Fare compagnia: una semplificazione? No, se teniamo presente la radice della parola, “essere partecipi dello stesso pane”. In questo caso si è partecipi dello stesso tempo, un tempo dell’incontro, un tempo di comunicazione e di costruzione di un legame. Di questo ci si alimenta, reciprocamente. Con facilità a volte, a volte con fatica. Continua a leggere

Il tempo che resta

di Cristina Sironi *

Spesso capita di andare al cinema a vedere un film tratto da un libro (generalmente preferiamo il libro).  In questo caso  invece si tratta di un film che precede il testo, scritto successivamente. Stiamo parlando di “Tra 5 minuti in scena” del 2013 (ora anche in DVD, vedi anche post su Scambi di Prospettive) di Laura Chiossone, regista di corti e di “Mamma a carico” (Einaudi, 2015) di Gianna Coletti, attrice, ispiratrice del film, oltre che autrice del libro. Continua a leggere

La presentazione del Primo Rapporto sul Lavoro di Cura in Lombardia

ImmagineSi è tenuta giovedì scorso, 21 maggio, la presentazione del “Primo Rapporto sul lavoro di cura in Lombardia”, promosso dall’IRS e diretto da Sergio Pasquinelli. La presentazione ha visto gli interventi degli autori del Rapporto, dei Partner, di Cristiano Gori, direttore di LombardiaSociale.it, di Carlo Borghetti, consigliere regionale lombardo e primo firmatario della nuova legge regionale sulle assistenti familiari, e di Maria Cristina Cantù, Assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale della Regione Lombardia.

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Famiglie, anziani, lavoro di cura

di Patrizia Taccani*

DSCN3379 (2)Potrei pensare a un Quid sulla cura familiare degli anziani…”. Ricordo di avere buttato lì, in una riunione di redazione di PSS, questa proposta. Ricordo anche di essere stata assalita da subitaneo pentimento. Ma che avevo da dire, ancora, sul lavoro di cura familiare che non fosse già stato detto, che non avessi io stessa già detto? Tuttavia, l’accoglienza favorevole dei presenti fu elemento di gratificazione e spinta a sottoscrivere un impegno cui compresi non mi sarei sottratta. Del resto, mi dissi tempo dopo – quando affogavo tra le annate della rivista (in parte cartacee, in parte online) -qualche motivo lo avrò avuto per lasciarmi andare a formulare quella benedetta proposta… Continua a leggere

Tra cinque minuti in scena

di Diletta Cicoletti e Francesca Susani*

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Nel cineforum della cittadina di mare dove mi trovavo con i miei figli settimana scorsa, trasmettevano un film che mi ero persa a Milano: Viaggio sola, di Maria Sole Tognazzi.
Ho pensato di poter lasciare il piccolo con la nonna e di portare con me il grande a vederlo, non senza prima chiedere a l’amica-collega Diletta, che l’aveva già visto, se c’erano scene non adatte ad un dodicenne.
Lei me ne ha citato un paio… ma insieme abbiamo pensato che potessi correre “il rischio”…
(Per chi volesse approfondire l’opinione di Diletta Cicoletti sul film “Viaggio sola”: vi segnalo questo suo bel post apparso su Conciliazione Plurale). Continua a leggere