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Volontariato: capacità politica ed elaborazione di pensiero cercasi

di Andrea Pancaldi*

A un anno dalla rilevazione ISTAT “Censimento delle istituzioni non proft” (che prendeva in considerazione il periodo 2011-2015) esce, a cura di ISTAT stesso, un aggiornamento dei dati a tutto il 2016 centrato quasi totalmente sul tema del personale dipendente operante nelle istituzioni.

Per la disamina su questo specifico aspetto rimandiamo alla lettura del report; intendiamo qui invece soffermarci su alcuni dati attinenti il tema dei diritti e del ruolo che il non profit svolge o dovrebbe svolgere e, in particolare, quel pezzo del non profit che è il volontariato. Tra i molti dati rilasciati dal’Istat, si sceglie in questo articolo di concentrarsi su un aspetto specifico, quello dell’impegno del terzo settore nell’advocacy / tutela dei diritti. Continua a leggere

Il tassista si è perso

di Pierluigi Emesti*

Nella via dove abito vedo ormai da parecchi mesi un tassista che nel corso di questi anni ho visto diventare vecchio insieme alla propria Fiat 128 gialla.

Sì, ormai in pochi si ricordano che i taxi un tempo erano gialli a Milano, ma questa 128 resiste ancora indomita e il suo proprietario, sebbene non eserciti più e abbia tolto le insegne dalla macchina, continua con tanta attenzione a prendersene cura.

Quotidianamente la spolvera e la tiene in ordine, ogni tanto la accende e sente il suono della sua compagna di tanto tempo.

Ultimamente questo signore passa sempre più tempo seduto all’interno dell’abitacolo,  lo vedo parlare da solo, come se si stesse rivolgendo ad un invisibile cliente.

A volte invece sta zitto e si guarda in giro, osserva ciò che si svolge all’esterno della sua vettura.

Pare che si trovi molto bene, protetto dal mondo esterno e dal tempo che passa. Continua a leggere

Durante le vacanze, divertitevi a scrivere!

Quest’estate vogliamo immaginarvi così…

rilassati, godendovi le meritate vacanze.

Ma potreste cogliere il periodo di pausa anche per fare qualcosa che magari durante l’anno non riuscite a fare: scrivere.

Scrivere per voi, prima di tutto, che fa sempre bene, e magari anche per Scambi di Prospettive!

Aspettiamo i vostri contributi. Potete anche inviarli a pss@irsonline.it in qualunque momento.

Se invece preferite leggere, o avete bisogno di ispirazione, potete sempre sfogliare il fascicolo estivo di Prospettive Sociali e Sanitarie.

Buone vacanze a tutti! A presto!

La strega dai mille cappotti che aveva paura del sole.

Costruire e ricostruire trame narrative

di Carmela Vaccaro*

Il senso delle pagine di questo libro(1) potrebbe essere racchiuso semplicemente nel titolo, e da queste due parole, intrapsichico e trigenerazionale, scritte sullo stesso foglio. Due parole importanti per noi terapeuti, di qualsiasi orientamento. Due concetti che arrivano da mondi diversi, la tradizione psicoanalitica e quella sistemica. Cambiaso e Mazza questi due mondi li hanno fatti incontrare, conoscere, sperimentare e hanno qui creato un “modello” che aiuta chiunque di noi a pensare in modo diverso e più complesso il lavoro clinico con gli individui, un testo per pensare, un “abito” che ogni terapeuta potrà indossare, adattandolo alle proprie personali esigenze.  Gli autori sono riusciti con abilità a far dialogare, mondo relazionale e inconscio, individuo e famiglia, genogramma e relazione terapeutica, transfert e risonanze, passato e presente, tecniche sistemiche e assetti psicodinamici.

Sono certa che sia capitato a ogni terapeuta sistemico di sentirsi sprovvisto di strumenti quando, pieno di concetti, teorie e tecniche, si sia apprestato ad accogliere nella stanza di terapia il primo paziente, soprattutto se individuale. E allora quel senso di smarrimento e di incertezza aumenta esponenzialmente, Siamo terapeuti familiari, che ci facciamo con un singolo individuo? Come applichiamo quello che ci è stato trasmesso dai nostri didatti?

“Il primo paziente non si scorda mai”, un po’ come il primo amore. Una situazione nuova e carica di emotività in cui paziente e terapeuta si sperimentano, si scrutano, si conoscono. Io, la mia prima paziente, non la scorderò, una ragazza di 20 anni, esile, timida, insicura, sorrideva poco e poco riusciva a guardarmi negli occhi. Quando mi stringeva la mano sentivo tutta la sua impercettibile voglia di voler essere invisibile, di nascondersi e non essere trovata, facevo fatica ad afferrarla, una presa fragile, come fragile era il suo modo di afferrare la vita. Entrava in stanza di terapia, si sedeva e rimaneva tutta l’ora ferma, nascosta dentro il suo enorme giubbotto  e la borsa a tracolla, pronta, ad andare via.

Dopo alcuni mesi ha iniziato a portare in terapia i suoi sogni, era sorpresa di sognare e io, sorpresa dalla bellezza del suo mondo interno.  Una strega dai mille cappotti che per paura delle relazioni rimaneva in casa, sola. Un paesaggio senza sole, desolato. Qualcuno che la insegue. Lei che scappa, si nasconde e diventa invisibile. Ero affascinata da quanto questi sogni rispecchiassero quello che avveniva in terapia e fuori la stanza di terapia.

Insieme abbiamo affrontato tutte le tappe di una relazione, faticosamente abbiamo costruito una buona alleanza, improvvisamente questa alleanza ha subito una frattura…

Da allieva di una scuola sistemica, che ha però la psicodinamica che scorre nel sangue, spesso ho sentito la fatica di fare incontrare dentro di me queste due sfumature. Sentivo che percorrere una strada ne escludeva automaticamente l’altra. Poi un giorno, ho scoperto le mie emozioni, le emozioni del terapeuta, ho scoperto che quelle emozioni mi potevano guidare nella relazione con i pazienti. Ho capito che potevo utilizzare quello che sentivo o quello che avveniva in seduta restituendo al paziente un significato.

Uno degli aspetti più importanti del libro è proprio questo, il fondamentale ruolo della relazione terapeutica come parte integrante del tentativo di ricostruire realtà più complesse e reali bisogni del paziente attraverso la loro riproduzione simbolica. Sappiamo come il terapeuta venga vissuto una potenziale figura di attaccamento verso la quale si attivano le modalità e le aspettative di risposta apprese in passato. È proprio questo che ha fatto la differenza nella mia formazione e nel mio percorso professionale e personale. L’integrazione dell’incontro tra la storia personale del paziente e la relazione terapeutica.

Il bianco e nero di queste pagine è un colore che ha mille sfumature. Le sfumature della relazione, quelle della vita che inevitabilmente entrano ed impattano nella relazione con il terapeuta. Colori che i pazienti hanno imparato ad usare nelle relazioni significative, colori che utilizzano nella stanza di terapia come unica possibilità di entrare in relazione con l’altro.

Qui entra in gioco l’arte della terapia, il pezzo di terapia che va oltre la scienza. L’arte del terapeuta di cogliere le sfumature di questi colori, dando al paziente la possibilità di sperimentare, all’interno di un contesto sicuro, l’immensità dell’arcobaleno.

Cambiaso e Mazza, ci parlano quindi di un modello, utilizzando un linguaggio non prettamente accademico, che cerca di cogliere queste sfumature, un modello di psicoterapia individuale sistemica in cui si da importanza al silenzio, all’ascolto, al setting come luogo dell’emozione, all’importanza dei primi minuti del primo colloquio in cui il paziente attiva i propri modelli operativi interni privi di elaborazione che  guideranno il terapeuta nella costruzione dell’alleanza, un modello che da importanza alla comunicazione non verbale, all’alleanza empatica, alle metafore, ai sogni, al transfert e agli echi del controtransfert.

La scala dei colori delle pagine del libro è arricchita da aspetti più geniali e strumenti innovativi, come l’uso dei film in terapia e la terapia nei film, dalla letteratura e dalla poesia, tutti strumenti che possono entrare nella stanza di terapia e servire da facilitatori di messaggi, elaborazioni e restituzioni sia da parte del terapeuta che da parte del paziente.

I libri sono delle bussole e i modelli servono a orientarci, ci permettono, insieme alla formazione che riceviamo, di fare uno dei lavori più liberi che io conosca.  Le pagine di questo libro hanno colorato alcuni dei pezzi mancanti della mia formazione. Ho capito che Il silenzio in terapia non è vuoto ma rispetto. Che i sogni dei nostri pazienti ci permettono di entrare nel loro universo, ma ci dicono anche di noi terapeuti e della relazione terapeutica. Che “Non sempre gli occhi chiusi dormono. Non sempre gli occhi aperti vedono”.   Che in stanza di terapia non siamo mai in due.

La traccia più significativa che ha lasciato, dentro di me, è però l’importanza di esserci nella relazione con l’altro. Banale, forse, ma non scontato. Esserci significa incontrarsi e orientarsi. Significa comprensione, condivisione e curiosità. Significa sentirsi liberi di “posare la borsa” “togliersi il giubbotto” e “abbandonarsi al ritmo del mare”.  Questo vale anche per noi terapeuti avendo cura di condurre la barca nel miglior modo possibile, riuscendo a fronteggiare le difficoltà nel disordine delle onde cercando “la cadenza profonda del mareggio”.

(1) Gianni Cambiaso, Roberto Mazza,Tra intrapsichico e trigenerazionale. La psicoterapia individuale al tempo della complessità, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018

*Psicologa.