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Per una definizione professionale della MontagnaTerapia

Questo articolo è frutto del lavoro corale di un gruppo di operatori* che hanno avviato e gestito Progetti di Montagnaterapia provenienti da varie Macrozone. Per informazioni rivolgersi a Paolo Piergentili

 

La rete di Montagnaterapia

In Italia esiste una rete di soggetti istituzionali pubblici, privati e persone appassionate che dà vita a Progetti di Montagnaterapia (PMT). Questa rete si è articolata in 9 Macrozone geografiche, ognuna con un referente, e si riunisce periodicamente sia in un congresso annuale biennale, sia in convegni ed iniziative locali. Nell’ambito di questa rete è nato un gruppo di lavoro, del tutto spontaneo ed indipendente, che si è posto il problema di dare una definizione professionale ai PMT. Questo gruppo ha prodotto un documento che vuole rispondere alle esigenze di definizione professionale e scientifica dei PMT per le motivazioni descrisse appresso. Continua a leggere

“Display your abilities” – Cambio di ruolo: un approccio innovativo alla disabilità

di Marco Fiorito* e Chiara Bechis**

Il progetto “Display your abilities” è stata un’esperienza internazionale, in cui si è creato un metodo di lavoro che ha utilizzato come strumento il teatro ma che può essere applicato anche ad altri contesti. La metodologia sperimentata e convalidata riguarda il cambio di ruolo per i giovani disabili in un contesto formativo/lavorativo e di vita.

Il cambio di ruolo inteso come visione dell’altro nelle sue capacità, competenze ed abilità che vengono messe a disposizione e trasmesse come portatore di un sapere.

Dis-play your abilities mira a costruire una metodologia che consenta ai giovani con disabilità mentale di essere formati come co-leader di laboratori per altri giovani sul tema della diversità, partendo dalle competenze reali che ognuno di loro possiede. Continua a leggere

Progetto Lasciare il nido: il diritto all’adultità per le persone con disabilità

 

 

di Guido Bodda*

Per una persona con disabilità mentale in età giovanile non è semplice far quelle esperienze che le permettono di diventare adulta, di maturare le competenze e le autonomie necessarie per vivere la propria vita nel modo più indipendente possibile. I giovani con disabilità sono spesso vittime di un atteggiamento “iperprotettivo” da parte dei famigliari e della scuola, giustificato solo parzialmente dalle loro difficoltà cognitive, relazionali o motorie, con la conseguenza che si riducono le occasioni di sperimentazione delle autonomie e si viene ad innescare una sorta di “circolo vizioso” della sfiducia, che porta a sviluppare i loro potenziali in maniera limitata.

I “riti di passaggio” sono quei dispositivi che le diverse culture utilizzano per segnare i momenti fondamentali di “cambiamento di status”, come ci insegna l’antropologia.  I passaggi vengono ritualizzati per esplicitare il superamento del limine/frontiera da una condizione sociale all’altra, per governare la tensione tra protezione e cambiamento insita nel passaggio, per scandire la costruzione (passaggio di status) dell’identità adulta della persona. Continua a leggere

Finalmente il… Dopo di noi

time-1485384__180di Mariangela D’Ambrosio*

 “L’angoscia del futuro, non abbandona mai chi ha un figlio disabile”. Giuseppe Pontiggia, Nato due volte, 2000.

 Lo scorso 14 giugno alla Camera, è stata approvata la proposta di legge “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare” più conosciuta come legge sul Dopo di Noi. Partita da una petizione on line su Change.org ad iniziativa della Deputata Ileana Argentin, ha raggiunto ben 88.507 sostenitori totali in brevissimo tempo. Continua a leggere

La forza dell’inclusione

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di Giovanni Merlo*

Dedicato a chi pensa che non ne valga la pena. Dedicato a chi dedica la vita a cercare di risolvere i piccoli e grandi problemi, e corre il rischio di pensare che le cose peggiorino sempre. Dedicato a chi rimpiange le scuole speciali.

Milano. Lunedì, 8.30 di mattina. Una fermata qualunque della metropolitana a Milano. Il pannello annuncia un leggero ritardo. Quanto basta perché la folla in attesa si faccia spessa. Quasi tutte le persone che mi circondano dedicano le loro attenzioni ai loro schermi. Io no. Il mio cellulare è, come di tradizione, spento perché anche ieri sera mi sono dimenticato di metterlo sotto carica.

Il treno arriva. Le porte si aprono e finalmente entriamo. Il livello di densità corporea è elevatissimo: quasi tutti caparbiamente continuano a fissare i telefoni. Poco prima della chiusura delle porte sale in carrozza un giovane che, a voce alta, a nome e per conto di tutti i passeggeri, dice: “Che palle!”. Continua a leggere