Silenzio per la pace

di Gianna Stefan*

Da più di due anni ogni settimana un gruppo informale di donne si dà appuntamento il giovedì, in una via o piazza di Milano, dalle 18.30 alle 19.00 per testimoniare il proprio desiderio di Pace e No alla guerra, attraverso la pratica del silenzio attivo. 

Si chiamano Silenzio per la Pace Milano e la loro iniziativa è laica, aconfessionale e apartitica.

Il 7 novembre 2023, invitate dalla Casa della Cultura di Milano a partecipare all’incontro “La Pace ha un volto di donna”  con Silvia Vegetti Finzi e Lidia Campagnano, per la prima volta hanno presentato pubblicamente la loro esperienza.

Gianna Stefan, a nome del gruppo composto da Assunta Vincenti, Bruna Benvenuti, Carla Miglioli, Ileana Bianchi, Manuela Corbetta, Maria Russino, Michela Sermoneta, ha raccontato la storia e gli sviluppi di questa iniziativa pacifista dai suoi albori fino ad ottobre 2023.

La chiamata, le motivazioni, gli inizi

Siamo un gruppo informale di donne e amiche e quando Ileana Bianchi, a cui saremo sempre grate per questa chiamata, nel mese di  marzo 2022 ha telefonato proponendo di ritrovarci in piazza Duomo per fare mezz’ora di Silenzio per la Pace, erano passate poche settimane dallo scoppio della guerra Russia-Ucraina.

Ileana: “L’idea è di partire da sé, dal piccolo, senza fare un passo indietro. Essere Donne dentro la Storia. In un momento così drammatico le donne dove sono?  C’è una sorta di indifferenza diffusa. La guerra è espressione maschilista e patriarcale e  dobbiamo chiamare con noi non solo le donne consapevoli, ma anche quegli uomini che hanno coscienza di sé.  Propongo il Silenzio perché fa da contrappeso al rumore della guerra, come mezzo universale per ascoltare in profondità ed esprimere  il nostro desiderio più umano di vita, pace e bellezza.“

In tutti quei giorni avevamo atteso invano che le realtà organizzate, soprattutto quelle delle donne e femministe, o partiti, associazioni, movimenti, ci chiamassero a manifestare contro la guerra, ma ci siamo ritrovate in uno spazio vuoto.

Il Silenzio per la Pace non nasce da un’analisi politica o ideologica, nasce da un’urgenza, un’indignazione, un dolore, un vuoto di rappresentanza, un bisogno di condivisione, un desiderio profondo e una motivazione forte ad essere presenti nella Storia.

Maria: “Quando è scoppiata la guerra ho sentito un grido dentro di me, la voglia di gridare subito No. Cosa faccio? Cosa posso fare? Dove? Come ? E poi quel grido è diventato un silenzio che grida e non mi sono sentita più sola.“

Carla:  “Ho accolto l’invito perché era un’esigenza. Stiamo condividendo un desiderio vero, quello per la Pace, e questo ci dà forza.“

Michela: “ La decisione di partecipare a questa iniziativa per la Pace è sorta spontanea dopo lo scoppio della guerra. Ero molto indignata. Come donna e come persona sento il rifiuto della violenza fisica e psicologica, espressione di una cultura patriarcale basata sulla forza che snatura e schiaccia entrambi i sessi e ha il suo apice nella guerra.“

Mentre attorno a noi cresceva una propaganda che stigmatizzava e criminalizzava le posizioni pacifiste e la stessa parola Pace, come chiunque può ricordare, il nostro sparuto gruppetto (nei primi mesi parliamo di dieci, quindici persone, nel mese di agosto 2022 addirittura di 3 o 4)  si ritrovava ogni giovedì in Via Mercanti ( a pochi passi dal Duomo di Milano ).

Avevamo iniziato del tutto spontaneamente a posizionarci nello spazio pubblico, decidendo però da subito che avremmo continuato a ritrovarci settimanalmente: sentivamo che un presidio o manifestazione tipo evento, non sarebbero stati sufficienti, ma i nostri corpi per la Pace dovevano trovare spazio nella città  con continuità e  tenacia. E abbiamo deciso da subito che nessuna bandiera e nessuna simbolo identitario sarebbe stato accettato, ma che l’iniziativa sarebbe stata apartitica e aconfessionale in modo chiaro e trasparente.

La strutturazione del gruppo

In otto ci siamo assunte la responsabilità di garantire quel minimo di organizzazione necessaria (avvisare la questura, portare i materiali che man mano si andavano realizzando: un grande striscione con scritto “Siamo donne che invitano donne e uomini ad un Silenzio per la Pace”, cartelli con scritto pace in varie lingue, volantini, ecc.).

Grazie ad Assunta, Bruna, Carla, Ileana, Manuela, Maria e Michela,  giovedì dopo giovedì con pioggia, sole, caldo o freddo siamo riuscite a garantire a chi voleva raggiungerci, che poteva contare su di noi: sono passati 20 mesi e questa settimana ci sarà  85°  sit-in.

La spinta iniziale è stata quella del partire da sé, dal nostro bisogno di avere un luogo in cui “depositare noi stesse nella Storia” con i nostri corpi , i sentimenti, le paure, le emozioni che ci scuotevano (saltare un appuntamento, soprattutto i primi mesi di guerra,  era sentire una mancanza dentro noi ) e per alcuni mesi abbiamo comunicato la nostra iniziativa solo con un tam tam tra le nostre conoscenze.

Gli sviluppi nel tempo

Verificato che eravamo in grado di garantire quando ci eravamo proposte, a partire da settembre del 2022 ci siamo aperte a nuove forme di comunicazione (abbiamo aperto un gruppo FB , abbiamo stampato dei volantini, ci siamo presentate in alcune situazione pubbliche – la prima volta in assoluto, per pura coincidenza di tempi, proprio qui alla Casa della Cultura;  si è parlato di noi su Avvenire; Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e via dicendo).

Per mesi, settimana dopo settimana, siamo state le sole a Milano a vivere e testimoniare pubblicamente la libertà del desiderio di Pace, invitando chi ci vedeva e magari fotografava a non rimuovere il proprio desiderio, a guardarlo, ascoltarlo e custodirlo. A non accettare la militarizzazione delle propria coscienza. A riconoscere che si, anche nelle strade della città era possibile farlo, se solo si voleva.

Abbiamo realizzato che potevamo svolgere un’azione  di sensibilizzazione al tema della Pace con le persone che si imbattevano in noi e dimostravano curiosità. E così, mentre tutto il gruppo rispetta il Silenzio, due o tre si dedicano al dialogo e alla relazione con i passanti.

Carla: “Parto dal mio spazio di silenzio interiore per cogliere il desiderio nascosto dietro alla perplessità/interrogazione di chi rallenta o si ferma a guardarci, sollecitati dal contrasto tra la nostra immobilità e la vita frenetica della città, tra il rumore e il silenzio.“

Michela: Molti stranieri oltre che italiani approvano e ci incoraggiano a proseguire, chiedo loro di fare altrettanto nei loro paesi, perché aumenti la consapevolezza della forza che ognuno di noi possiede nel chiedere e affermare  Pace e giustizia.”

Il dialogo con i passanti fa sì’ che spesso qualcuna o qualcuno prenda un cartello e si fermi in silenzio per un po’. C’è chi fa con noi, per la prima volta nella vita, l’esperienza di esporsi pubblicamente per una causa e fa trapelare la sua emozione. Sono soprattutto le persone straniere che si fermano. Stiamo raccogliendo le loro parole e i loro pensieri….

La partecipazione di donne e uomini

I giovedì del Silenzio per molte e molti sono diventati un punto di riferimento e socializzazione: persone si conoscono e altre si ritrovano: per molti c’è stata la scoperta dell’intensità del Silenzio attivo, un silenzio vero, quello che richiede raccoglimento ed autodisciplina, quello che fa commuovere e dà significato a ciò che stiamo facendo.

Ogni settimana la composizione del gruppo di partecipanti al Silenzio cambia: le persone arrivano pian piano e con convinzione e naturalezza prendono un cartello e sostano in silenzio. Alcuni li conosciamo da tempo, altre/i sono lì per la prima volta:  dalle 10/15 persone dell’inizio siamo passate ai 30/35 di oggi. Ogni due o tre mesi organizziamo quello che chiamiamo un grande raduno, invitando ad essere presenti nel maggiore numero possibile in una stessa data. Ne abbiamo organizzati 4 in questi 20 mesi: a settembre del 2022 eravamo una cinquantina (dopo mesi in cui la parola Pace  era stata quasi criminalizzata, esporsi richiedeva ancora un po’ di coraggio); a marzo 2023 eravamo già un centinaio, a maggio siamo stati più di centocinquanta e così il 12 ottobre scorso (saremmo stati sicuramente almeno duecento, ma giusto il pomeriggio del giorno prima la Questura ci ha avvisate che non avremmo potuto essere in via Mercanti, per motivi di sicurezza).

Pensieri e parole dal Silenzio per la Pace

Bruna:  “La cultura della” pace” si unisce nei nostri intenti a quella della “cura”. Tacciano le armi e tacciano le parole, quel  flusso ininterrotto di immagini, notizie , cronache quotidiane da cui siamo sommersi Alla guerra delle armi si accompagna la guerra dell’informazione che parla solo alla nostra impulsività ed emotività, che non ci aiuta a capire, ma ci chiede solo di schierarci.  Dopo il Silenzio io sento che le mie parole hanno un suono,  uno spessore  diverso, arrivano da qualche altrove più profondo.“

Ileana: “Bisogna avere coraggio e dire che rigettiamo ogni guerra perché non c’è vita umana che possa essere ancora sacrificata a un Dio o a una Patria che chiedono sangue innocente. Abbiamo bisogno di nuove pratiche per rinnovare il mondo e la politica. Essere presenti nella storia come donne con il nostro bagaglio di passione per la vita, chiamare gli uomini ad una nuova maschilità che li liberi dalla legge della forza e del possesso. Abbiamo bisogno di  un’evoluzione della specie…magari prima della sua estinzione.“

Marco: Come uomini abbiamo uno scalino in più da percorrere sulla strada della pace, ed è quello che ci assegna un ruolo patriarcale di competizione permanente, che ci ha educato a conoscere e spesso praticare il linguaggio della violenza. Un linguaggio che è diventato parte di noi, delle nostre modalità di relazione con gli altri, addirittura dei nostri rapporti con le persone che amiamo. Un linguaggio che dobbiamo imparare a decostruire e rifiutare sempre.”

La nuova fase storica

Il 7 ottobre, con l’attacco terrorista di Hamas e la reazione Israeliana, è iniziato un capitolo di Storia che si prospetta sempre più duro e difficile.

Elena: “La situazione mondiale è a dir poco “infiammata”, l’energia collettiva direzionata all’esasperazione e al conflitto. Ormai siamo in un tempo in cui si chiede all’individuo di “schierarsi” sempre di più, a partire dai commenti sui social, nella vita quotidiana ecc.. sembra che la cultura del momento sia fatta per volerci divisi in noi stessi e nel mondo, sembra che siamo capaci di affermarci solo per opposizione (basta ascoltare i discorsi dei politici).”

Assunta: “Dopo il 7 ottobre la situazione sta travolgendo i nostri cuori e la sensibilità di tutte noi, ci mette davanti a riflessioni davvero difficili. Come dobbiamo porci davanti alla violenza cieca del nuovo conflitto? Cosa possiamo fare noi così inermi e impotenti?  Pace in questo momento significa prima di tutto “Cessate il fuoco”, essere solidali con tutte le vittime, non farsi trascinare dai venti di odio, creare opportunità e spazi per costruire dialogo.”

Continuare ad essere presenti nella Storia  con la mente e il cuore vigili

“Prepariamoci per una lunga guerra” dicono in TV.

“E perchè mai dovremmo prepararci alla guerra e non alla Pace?”

I sentimenti umani sono sbandierati solo per necessità propagandistiche, per rafforzare falsi immaginari sui rapporti umani e le motivazioni della guerra.

Vendere armi, distruggere città e ambienti naturali, uccidere innocenti dall’una e dell’altra parte sono azioni funzionali alla produzione di ulteriori profitti e commerci lucrosi.

Continuiamo a non rassegnarci all’idea che non sia possibile dare un altro orientamento alla Storia, per mancanza di coscienza umana e amore per questa che è l’unica Terra che abbiamo.

Continuiamo a stupirci che non si mobilitino grande masse a favore di cessate il Fuoco e Negoziati per trattati di Pace.

Continuiamo a credere che dobbiamo stare attente a non farci lobotomizzare il cervello, stare attente a non anestetizzare la nostra sensibilità per seguire bisogni alienati che ci vengono iniettati con grande maestria dai manipolatori politici, sociali e dell’informazione.

Gli esseri umani e l’ambiente prima di tutto.

Fiere della nostra piccolezza  noi sentiamo che essere lì nello spazio pubblico con i nostri corpi, il nostro silenzio, il nostro striscione e i nostri cartelli, è quello che dovevamo e dobbiamo fare.  Troppo poco?

Molto poco, e il nostro desiderio più grande è che le donne si mobilitino, si mettano insieme, piccoli e grandi gruppi, donne delle organizzazioni, dei partiti, dei movimenti, ma anche donne come noi, semplici cittadine che non rinnegano la propria sensibilità umana e il proprio amore per il mondo.  Insieme per chiedere Cessate il Fuoco e negoziati, prima di precipitare in baratri ancora peggiori.

“Un giovane israeliano si ferma davanti a noi e ci chiede con passione di stare dalla parte del suo popolo. Il suo migliore amico è ostaggio di Hamas. Gli diciamo che siamo con tutte le vittime, israeliane e palestinesi e che piangiamo con lui e con loro. Credo che ci siamo toccati il cuore.“

Prossimo appuntamento: giovedì 16 maggio alle 18.30 in Piazza Oberdan a Milano, Grande Silenzio per la Pace.

Per info e contatti: silenzioperlapacemilano@gmail.com

Pagina Facebook pubblica: Silenzio per la Pace Milano

 

 

* Agente di sviluppo del territorio e riflessologa.

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