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Seminario di approfondimento: “Esiste qualcosa dopo le RSA?

A foggy, mountain road full of fall foliage and red and orange leaves on the trees and ground. Original public domain image from Wikimedia Commons

Nodi e prospettive per le residenze di domani: un confronto.

Si terrà online il prossimo 5 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 il seminario di approfondimento di Welforum.it dal titolo: “Esiste qualcosa dopo le RSA? Nodi e prospettive per le residenze di domani: un confronto.”

Il seminario, proposto dopo l’uscita del Punto di Welforum dedicato alle RSA, prevista per il 29 settembre, sarà l’occasione per un confronto sulle prospettive e i cambiamenti delle residenze resi necessari dopo un anno e mezzo di pandemia, sulle direzioni auspicabili e sostenibili di sviluppo. Un dibattito che vuole essere aperto, laico, concreto, per migliorare una realtà che deve, e vuole, tenere il passo con bisogni che cambiano.

Il programma completo è disponibile qui.

È possibile iscriversi al seminario tramite la piattaforma GoToWebinar a questo link. I posti sono limitati.

Per informazioni: 02.46764276 – redazione@welforum.it

L’arte del dialogare nella vita privata e professionale

di Pietro Vigorelli*

Imparare dall’esperienza. Questo è stato il motore della mia crescita personale e professionale.

La mia età mi fa classificare tra i giovani vecchi ma non mi sono ancora stancato di imparare e di evolvere. In particolare da vent’anni mi occupo del mondo Alzheimer: anziani smemorati e disorientati, familiari e operatori. Ho incontrato migliaia di persone e ogni volta ho vissuto l’incontro con sorpresa. C’era sempre qualcosa di inatteso e di diverso da cui imparare.

Il Lettore vorrà perdonarmi l’idealizzazione della mia esperienza ma posso assicurare che gli incontri della vita quotidiana sono stati i miei maestri e continuano a esserlo, sia nella vita professionale che in quella privata. Continua a leggere

Ritorno alle relazioni

In occasione del 50º anno di pubblicazione di PSS, il 2020, abbiamo chiesto a componenti della redazione e del comitato scientifico di scrivere, ognuno per il suo tema, le proprie riflessioni relativamente al difficile percorso di questi mesi nell’ambito delle politiche e dei servizi sociali.

La risposta è stata immediata e positiva e ora siamo lieti di proporvi i loro contributi, raccolti in questo inserto speciale che apre l’ultimo fascicolo dell’anno. Presentiamo qui l’editoriale del fascicolo.

di Sergio Pasquinelli* e Francesca Pozzoli**

Come cambierà il welfare, come cambieranno i servizi di domani? Ce lo stiamo chiedendo in tanti, ma la risposta non c’è. Nella fase dell’emergenza acuta di questo disgraziato 2020 i servizi sociali hanno agito una prima linea del fronte, meno evidente di quella sanitaria ma non meno drammatica. Attraversiamo ora il lento guado di una convivenza con il virus: non sappiamo quanto lungo, né dove ci condurrà. Ma alcune cose, di ciò che sta cambiando, le abbiamo apprese. Continua a leggere

Quando l’isolamento diventa solitudine

Nuovi problemi etici in tempo di pandemia.

a cura di Paola Gobbi*, Laboratorio di Nursing Narrativo, Milano

Siamo nel pieno della seconda ondata pandemica da Covid-19; per questo contributo si è scelto di approfondire un tema che possiamo classificare come “nuovo problema etico” dell’assistenza infermieristica, correlato proprio alla particolare situazione che stiamo vivendo.

Ogni infermiere avrebbe tante storie da raccontare in questo periodo: c’è chi è in prima linea, nelle terapie intensive o nei reparti subintensivi, chi si sta occupando di riorganizzare i servizi assistenziali, sia ospedalieri che territoriali; chi dà il proprio contributo per tracciare i contatti stretti di persone infette, prenotare tamponi, fornire informazioni e risolvere i piccoli e grandi problemi derivanti dall’isolamento; chi è impegnato, spesso in solitudine, nell’assistenza domiciliare o nelle residenze assistenziali. Continua a leggere

Voci dal di dentro

Riflessioni su Rsa, anziani e familiari al tempo del coronavirus

di Luciana Quaia*

 

Dopo la prima ondata

Ho ripreso a lavorare a giugno, dopo tre mesi trascorsi, come tanti colleghi, fra le mura domestiche e le notizie devastanti di quanto stava accadendo nel nostro Paese, a quei tempi solitario nella conta dei morti rispetto a tutto il resto del mondo. Sapevo che, dopo, nei miei luoghi di lavoro avrei trovato ben altri paesaggi, anche se nessuno me l’aveva raccontato: i  tentativi di stabilire un collegamento con le mie case di riposo erano sempre risultati vani e io stessa avevo capitolato, finalmente consapevole che il mio desiderio di aggiornamenti non poteva trovare ascolto in quel girone infernale in cui ospiti e personale erano precipitati.

Nel ritornare al mio lavoro, io per prima ho dovuto orientarmi per leggere gli avvisi appesi alle porte, per decifrare segnali e percorsi sui pavimenti, per riconoscere locali del tutto stravolti rispetto alle originarie funzioni. E, soprattutto, per affrontare il vuoto. Silenzioso, incolore, straniante.

Quel mondo vitale, a volte un po’ frenetico e chiassoso fatto di voci, di chiacchiere, di saluti, di andirivieni di carrozzine, deambulatori e cammini incerti, di abbracci ad amici o familiari in visita, di uscite nel giardino a godere la luce del sole, non esisteva più. Al suo posto corridoi vuoti, operatori stranamente silenziosi nelle quotidiane mansioni, ospiti relegati nelle loro camere. Continua a leggere

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