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Pubblichiamo volentieri questa foto inviata da una nostra lettrice, Laura (che si definisce aspirante fotogiornalista) che ha voluto condividere con noi un momento che ha colto fuori dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, immortalando “un cambiamento sociale che è già in corso”. Abbiamo preferito modificare la foto per tutelare la privacy delle persone coinvolte ma ci sembra che l’immagine riesca comunque a trasmettere il messaggio che aveva in mente l’autrice quando l’ha scattata. Queste le sue parole di accompagnamento alla fotografia:

«Non sono una fotografa professionista, ma questa scena ha catturato la mia attenzione in modo particolare e credo che racchiuda in sé un messaggio positivo ed educativo per la collettività. Mentre stavo per entrare in stazione, ho visto un anziano signore (fiorentino, l’accento era inconfondibile) avvicinarsi spontaneamente a uno dei tanti ragazzi immigrati che oggi popolano le stazioni delle città italiane, semplicemente per parlargli! Sinceramente io a scene del genere non sono abituata.

«Sentiamo sempre più spesso notizie di violenza e intolleranza verso gli immigrati che arrivano nel nostro paese… e questo scatto invece, ci racconta tutt’altro (per fortuna). Il fare di quell’uomo era quello tipico di un nonno che vuole dare dei consigli, capire e ascoltare cosa ha da dire un nipote che ha già conosciuto la durezza della vita.

«Questa foto per me racconta l’incontro di due delle maggiori solitudini della nostra epoca: quella dei migranti senza patria, e quella degli anziani che faticano a trovare chi voglia ascoltare le loro storie e i loro saperi… una memoria che stiamo progressivamente perdendo. È per questo motivo che ho intitolato la foto “Spiragli di futuro”, perché è così che vorrei vedere il futuro: come un ciclo perfetto di scambio ed inclusione in cui tutti possano avere pari dignità di partecipazione alla vita sociale e trovare dei punti di contatto in quanto esseri umani.»

Centro Diurno: spazio di cura, ambiente di famiglia

di Antonella De Faccio*

 

Un evento tragico

6 maggio 1976 ore 21.00, un terremoto distrugge il Friuli, 990 i morti. Tra i paesi colpiti vi è anche Pontebba, amena località della Val Canale, 2.852 abitanti allora 1399, meno della metà, oggi.

Una donazione

Tra le varie iniziative a sostegno delle popolazioni coinvolte in quel drammatico evento viene organizzata una raccolta fondi da parte della Chiesa Valdese di Udine e dei lettori del quotidiano Il Piccolo di Trieste al fine di realizzare a Pontebba un Centro anziani, parzialmente prefabbricato. Esso viene titolato ad Elsa Treu, una giovane ragazza ventitreenne laureanda in lettere, morta sotto le macerie a Moggio Udinese, paese montano della Val Fella. L’intero complesso si articola in dieci monolocali, otto bilocali ed alcuni spazi in condivisione come un bel salone, un cucinino, bagni attrezzati e l’infermeria. Ogni minialloggio, seppur piccolo, ha la sua cantina e un fazzoletto di terra per far fiorire qualche piantina, dalle più semplici margherite alle odorose erbe aromatiche da utilizzare in cucina. La posizione gode di una vista su una collina con alberi da frutto e asinelli al pascolo, ma è decentrata rispetto al paese. Per raggiungere il Centro anziani si deve percorrere, infatti, una strada in salita che, soprattutto d’inverno, sotto la pioggia o la neve, crea problemi di isolamento. Gli alloggi vengono destinati a persone ultra-sessantacinquenni della zona montana, preferibilmente autosufficienti. Continua a leggere

Bisogni, lavoro e realtà territoriale dell’assistenza familiare: un punto di vista e una proposta progettuale

di Nicoleta Tudor*

Sono un’assistente sociale rumena residente a Torino e faccio parte di un gruppo di cittadini attivi il cui nome è: “Il Giardino Dei Nostri Sogni” (1).

Ho lavorato per otto anni come assistente familiare e, saltuariamente, svolgo ancora questo mestiere. Benché non fosse il mio obiettivo sono diventata una sorta di “ambasciatrice” e promotrice dei diritti degli assistenti familiari, ma mi ritrovo ad essere anche ricercatrice e studiosa di questa categoria di lavoratori, e in questo ruolo mi occupo in particolare dello sfruttamento sul lavoro nei loro confronti, nonché delle conseguenze sulla loro salute, sul lavoro e sulle relazioni sociali.

Penso quindi di poter affermare con certezza che la realtà sia molto più drammatica di quanto si possa immaginare. Vista la direzione delle politiche sociali, gli obiettivi e le attività che vengono proposte attraverso vari progetti per il sostegno all’assistenza familiare, e nello specifico attraverso il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata, ci sarebbe molto da analizzare: cercherò di limitarmi ad alcuni aspetti. Continua a leggere

Tempi di incontro

di Patrizia Taccani*

“Vorrei parlare dei momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, al terrore, all’invecchiamento o alla malattia: sono quelli che definirei “momenti di felicità nonostante tutto”. […] Sono momenti di felicità privati […] Qualche spirito sofistico potrebbe dirli “egoisti”. In verità, sarebbe più giusto definirli inaffondabili, capaci come sono di sopravvivere alle tempeste che lacerano l’anima, alle inondazioni che la soffocano e la sommergono. […] Sono momenti di felicità semplice dei quali si avverte la necessità vitale non appena ci vengono a mancare.”[1]

Siamo un piccolo gruppo – sette donne e un uomo – intorno a un tavolo a leggere queste parole. Ci accomuna (in ruoli diversi) un lavoro volontario accanto ad anziani, spesso ben poco autonomi, che vivono nelle loro case, qualcuno solo, i più in compagnia di una donna venuta da lontano e che oggi “bada” a loro, in una non sempre facile collaborazione con figli e figlie impegnati altrove, nel lavoro e con la famiglia.  Un volontariato nato in una parrocchia del milanese, che dura da diciotto anni. Giusto, il gruppo sta per diventare maggiorenne. In questo non breve arco di tempo diversi volontari sono usciti dal gruppo per ragioni diverse, altri sono arrivati, poi ci sono gli “storici”; alcune delle persone seguite sono divenute centenarie e anche ultracentenarie. Certo, molte se ne sono andate, qualcuna prima in casa di riposo, e poi dalla vita.

Il nostro è un gruppo resistente e resiliente, un po’ appartato rispetto alle attività più tradizionali del contesto parrocchiale. Il volontariato si svolge in modo individuale, ciascuno segue uno o due persone con i tempi concordati direttamente. Il contenuto dell’intervento è sostanzialmente riconducibile al termine relazionale. Fare compagnia: una semplificazione? No, se teniamo presente la radice della parola, “essere partecipi dello stesso pane”. In questo caso si è partecipi dello stesso tempo, un tempo dell’incontro, un tempo di comunicazione e di costruzione di un legame. Di questo ci si alimenta, reciprocamente. Con facilità a volte, a volte con fatica. Continua a leggere

Il tempo che resta

di Cristina Sironi *

Spesso capita di andare al cinema a vedere un film tratto da un libro (generalmente preferiamo il libro).  In questo caso  invece si tratta di un film che precede il testo, scritto successivamente. Stiamo parlando di “Tra 5 minuti in scena” del 2013 (ora anche in DVD, vedi anche post su Scambi di Prospettive) di Laura Chiossone, regista di corti e di “Mamma a carico” (Einaudi, 2015) di Gianna Coletti, attrice, ispiratrice del film, oltre che autrice del libro. Continua a leggere