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Un assaggio di Africa

di Francesca Pepè*

La partenza

Della “mia” Africa mi restano bellissimi ricordi che vale la pena condividere, un po’ per far vivere attraverso le parole quella che è stata la mia esperienza, ma soprattutto per cercare di mostrare questo Paese così come è veramente, nel tentativo di scardinare quei pregiudizi che spesso mettono paura.

Durante i miei studi universitari mi sono spesso imbattuta nella lettura di articoli e progetti di cooperazione internazionale; quest’anno ho deciso che non mi bastava più imparare dalla mia scrivania, ma che fosse arrivato il momento di vedere la concreta realizzazione delle strategie di sviluppo e intervento. E così, con le dovute ansie e le innumerevoli paure, sono partita come volontaria per il Senegal. L’associazione che ho scelto si chiama Terre e Libertà, un progetto di volontariato internazionale che offre la possibilità di vivere un’esperienza di formazione sul conflitto, sullo sviluppo e sulla cooperazione internazionale.

Il mio gruppo era formato da cinque persone e, nonostante avessimo background diversi, eravamo profondamente uniti da un fine comune: scoprire, donare e donarsi. Continua a leggere

Volontariato: capacità politica ed elaborazione di pensiero cercasi

di Andrea Pancaldi*

A un anno dalla rilevazione ISTAT “Censimento delle istituzioni non proft” (che prendeva in considerazione il periodo 2011-2015) esce, a cura di ISTAT stesso, un aggiornamento dei dati a tutto il 2016 centrato quasi totalmente sul tema del personale dipendente operante nelle istituzioni.

Per la disamina su questo specifico aspetto rimandiamo alla lettura del report; intendiamo qui invece soffermarci su alcuni dati attinenti il tema dei diritti e del ruolo che il non profit svolge o dovrebbe svolgere e, in particolare, quel pezzo del non profit che è il volontariato. Tra i molti dati rilasciati dal’Istat, si sceglie in questo articolo di concentrarsi su un aspetto specifico, quello dell’impegno del terzo settore nell’advocacy / tutela dei diritti. Continua a leggere

Tempi di incontro

di Patrizia Taccani*

“Vorrei parlare dei momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, al terrore, all’invecchiamento o alla malattia: sono quelli che definirei “momenti di felicità nonostante tutto”. […] Sono momenti di felicità privati […] Qualche spirito sofistico potrebbe dirli “egoisti”. In verità, sarebbe più giusto definirli inaffondabili, capaci come sono di sopravvivere alle tempeste che lacerano l’anima, alle inondazioni che la soffocano e la sommergono. […] Sono momenti di felicità semplice dei quali si avverte la necessità vitale non appena ci vengono a mancare.”[1]

Siamo un piccolo gruppo – sette donne e un uomo – intorno a un tavolo a leggere queste parole. Ci accomuna (in ruoli diversi) un lavoro volontario accanto ad anziani, spesso ben poco autonomi, che vivono nelle loro case, qualcuno solo, i più in compagnia di una donna venuta da lontano e che oggi “bada” a loro, in una non sempre facile collaborazione con figli e figlie impegnati altrove, nel lavoro e con la famiglia.  Un volontariato nato in una parrocchia del milanese, che dura da diciotto anni. Giusto, il gruppo sta per diventare maggiorenne. In questo non breve arco di tempo diversi volontari sono usciti dal gruppo per ragioni diverse, altri sono arrivati, poi ci sono gli “storici”; alcune delle persone seguite sono divenute centenarie e anche ultracentenarie. Certo, molte se ne sono andate, qualcuna prima in casa di riposo, e poi dalla vita.

Il nostro è un gruppo resistente e resiliente, un po’ appartato rispetto alle attività più tradizionali del contesto parrocchiale. Il volontariato si svolge in modo individuale, ciascuno segue uno o due persone con i tempi concordati direttamente. Il contenuto dell’intervento è sostanzialmente riconducibile al termine relazionale. Fare compagnia: una semplificazione? No, se teniamo presente la radice della parola, “essere partecipi dello stesso pane”. In questo caso si è partecipi dello stesso tempo, un tempo dell’incontro, un tempo di comunicazione e di costruzione di un legame. Di questo ci si alimenta, reciprocamente. Con facilità a volte, a volte con fatica. Continua a leggere

Partecipazione tra sociale ed ecosostenibile. Orizzonti corti e orizzonti c-orti.

di Andrea Pancaldi*

babeleSmart cities, orti urbani, beni comuni, social street, sharing economy, riuso, riciclo, baratto, cittadinanza attiva, e-democracy, secondo welfare, wiki government…circular economy.

Che sia proprio vero che ne uccide più la lingua che la spada?

Negli anni ’90 post muro di Berlino, la crisi di rappresentanza di partiti e sindacati portò all’esplosione del fenomeno del volontariato, prima, e del terzo settore poi, con relativo corollario di un nuovo vocabolario (non profit, finanza etica, impresa sociale, a riprova di una via italiana sostanzialmente economica al terzo settore), dentro ad una idea di società civile come collante che permetteva alla società di resistere e ri-esistere. Ora, nell’era del compimento della dissoluzione delle rappresentanze, in particolar modo il venir meno della rappresentanza data dal lavoro e dalla appartenenza politica e dei relativi luoghi, un nuovo vocabolario si affaccia all’orizzonte, intrecciandosi, sovrapponendosi, sostituendosi, confrontandosi, scontrandosi con quello/i precedenti. Continua a leggere

“Piovono mucche…”

di Davide Pizzi *

cinema_al_chiaro_di_luna___piovono_muccheIl film diretto da Luca Vendruscolo del 2002, Piovono mucche, nasce dall’esperienza del regista ai tempi in cui fu obiettore di coscienza all’interno di una comunità per disabili, quando ancora vigeva il servizio di leva obbligatorio. L’aspetto dell’interessante trama su cui mi soffermo, riguarda purtroppo, l’abilità del nostro paese di creare meccanismi latenti ed effetti perversi, in grado di impoverire qualsiasi cosa, anche le migliori. Una sagace furbizia di cui l’Italia ha il triste primato nel mondo. Il protagonista del film, un obiettore di coscienza, svolge il suo servizio presso la comunità “Ismaele” per disabili. La comunità è carente di personale specializzato assunto, e vive molto sull’apporto degli obiettori di coscienza, obbligati ad andare ben oltre i loro compiti, sia per quanto riguarda i turni di lavoro, sia per quanto riguarda le mansioni; gli obiettori nelle situazioni di emergenza si arrangiano come possono, ricoprendo anche profili professionali in modo del tutto improvvisato. È solamente un film? La realtà è un’altra cosa e tutto funziona diversamente? Continua a leggere