Archivi categoria: Parole

Ma l’amor mio non muore

di Pierluigi Emesti*

 

È difficile da ammettere, è anche difficile da percepire, oltre che raro.

Visioni che normalmente mi arrivano nella mia periferia milanese:  i molti immigrati di vario ordine e grado che aprono e chiudono attività commerciali, i tanti anziani che sopravvivono nelle case popolari, i minori spesso lasciati soli in giro per le strade fino a tarda ora su improbabili bici a noleggio, sono cose che ormai guardo senza stupirmi. Continua a leggere

Tempi di incontro

di Patrizia Taccani*

“Vorrei parlare dei momenti felici che oppongono resistenza all’epoca presente, al terrore, all’invecchiamento o alla malattia: sono quelli che definirei “momenti di felicità nonostante tutto”. […] Sono momenti di felicità privati […] Qualche spirito sofistico potrebbe dirli “egoisti”. In verità, sarebbe più giusto definirli inaffondabili, capaci come sono di sopravvivere alle tempeste che lacerano l’anima, alle inondazioni che la soffocano e la sommergono. […] Sono momenti di felicità semplice dei quali si avverte la necessità vitale non appena ci vengono a mancare.”[1]

Siamo un piccolo gruppo – sette donne e un uomo – intorno a un tavolo a leggere queste parole. Ci accomuna (in ruoli diversi) un lavoro volontario accanto ad anziani, spesso ben poco autonomi, che vivono nelle loro case, qualcuno solo, i più in compagnia di una donna venuta da lontano e che oggi “bada” a loro, in una non sempre facile collaborazione con figli e figlie impegnati altrove, nel lavoro e con la famiglia.  Un volontariato nato in una parrocchia del milanese, che dura da diciotto anni. Giusto, il gruppo sta per diventare maggiorenne. In questo non breve arco di tempo diversi volontari sono usciti dal gruppo per ragioni diverse, altri sono arrivati, poi ci sono gli “storici”; alcune delle persone seguite sono divenute centenarie e anche ultracentenarie. Certo, molte se ne sono andate, qualcuna prima in casa di riposo, e poi dalla vita.

Il nostro è un gruppo resistente e resiliente, un po’ appartato rispetto alle attività più tradizionali del contesto parrocchiale. Il volontariato si svolge in modo individuale, ciascuno segue uno o due persone con i tempi concordati direttamente. Il contenuto dell’intervento è sostanzialmente riconducibile al termine relazionale. Fare compagnia: una semplificazione? No, se teniamo presente la radice della parola, “essere partecipi dello stesso pane”. In questo caso si è partecipi dello stesso tempo, un tempo dell’incontro, un tempo di comunicazione e di costruzione di un legame. Di questo ci si alimenta, reciprocamente. Con facilità a volte, a volte con fatica. Continua a leggere

Ricordati dei fiori

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Il senso del tempo e la questione della libertà nella relazione di cura

di Monica Murabito*

Help Sign Shows Lost In Maze Emergency

La domanda intorno alla quale ruotano le mie riflessioni riguarda lo spazio di libertà tollerato dall’assistente sociale all’interno della relazione di aiuto: quali margini di libertà e quali tempi si permettono alla persona nel decidere il proprio percorso di cura?

Chiarisco subito che il mio è uno sguardo sentimentale sulle cose, cioè, etimologicamente, una percezione delle impressioni, un esercizio della sensibilità.
E’ mio interesse analizzare ciò che accade quando l’operatore è immerso nella pratica di cura, fermare l’immagine e approfondire il ruolo dell’assistente sociale nel momento specifico del colloquio, dell’incontro con l’altro, in particolare quando ci si deve confrontare con le “resistenze”. Continua a leggere

Scripta manent, meglio non farlo

di Giulia Ghezzi *

ghezziPerché è così difficile mettere per iscritto le prestazioni sociali? Perché si fa così fatica a descrivere i contenuti del nostro welfare, le cose che il cittadino può legittimamente aspettarsi, i modi, i tempi, i criteri di accesso, le tariffe?
Dal macro al micro, questa difficoltà a mettere nero su bianco sembra contagiare tutti i livelli decisionali. A livello statale, restano ancora in larga parte inespressi e fumosi gli attesissimi Livelli Essenziali di Assistenza. Anche laddove nominati (art. 22 l. 328/00) sono così general generici da non configurare un diritto soggettivo, quindi qualcosa di esigibile dal cittadino.
Prendiamo il primo in elenco: “misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito”. Quali misure? Destinate a chi? Erogate come? le domande sono tante e nessuna normativa successiva è intervenuta a chiarirle. Forse per non avere nessun obbligo di stanziamento a bilancio, o per mettersi al riparo da eventuali azioni giudiziarie dei cittadini… Continua a leggere