Bookcity Milano in due RSA: riflessioni sull’esperienza

Intervista a:

Jole Bevilaqua* e Cristina Sironi**

In occasione dell’evento milanese Bookcity, la redazione ha incontrato e intervistato due socie dell’associazione Curopoli ETS: Jole Bevilacqua e Cristina Sironi.  

 

L’evento Bookcity anche quest’anno è arrivato, puntuale e molto ricco, in tutta Milano, offrendo letture condivise e riflessioni in librerie e biblioteche, teatri e fondazioni, musei e palazzi ma anche in scuole, chiese, ospedali, carceri, case di accoglienza. Curopoli ha scelto di portarlo anche in luoghi tradizionalmente non considerati dai grandi eventi, facendo un’esperienza che si potrebbe definire “eccezionale”, proprio nel senso etimologico del termine, organizzando due eventi in due diverse RSA milanesi: in zona Lambrate e in zona Solari.

Che cosa è Curopoli?

Curopoli è un Ente del Terzo settore che promuove, diffonde e valorizza una cultura della cura, sostiene i caregiver e offre uno spazio di riflessione sulla complessità di queste problematiche. Un ente che si rivolge direttamente a chi la cura la vive in prima persona come accudito o come curante.

Da cosa nasce l’idea di portare Bookcity nelle RSA?

Nei giorni di Bookcity c’è un gran fermento: in tantissimi luoghi si legge o si ascolta leggere. È molto gratificante essere parte di un fenomeno che coinvolge la propria città e fa incontrare persone che arrivano apposta da fuori per l’occasione. Questa separazione tra “fuori e dentro” è spesso molto presente in una Residenza per anziani e può essere percepita come costrittiva, alienante; perciò ogni occasione di aprire le porte al “mondo di fuori” è da cogliere e valorizzare. La mescolanza spariglia i confini, fa circolare aria nuova, e ricostruisce quella normalità della vita “di prima”, dove la promiscuità delle situazioni era all’ordine del giorno. Inoltre, come quando si andava a teatro, rimemora anche quella ritualità dell’ascoltare in situazioni pubbliche.

Qual è stato il tema di Bookcity 2022?

Il tema di Bookcity è stato la vita ibrida perché gli avvenimenti di questi anni hanno messo in discussione molte delle nostre certezze e si fatica a comprendere il mondo con le griglie interpretative che avevamo, è tutto più complesso, in mutamento, liquido. Allora, se c’è un momento in cui la metamorfosi è pervasiva, il cambiamento è sostanziale e occorre reinventarsi, è proprio la vecchiaia. Da qui la nostra scelta.

Che letture avete proposto?

Abbiamo pensato di proporre due incontri diversi: una lettura di fiabe della tradizione popolare (da Fiabe italiane di Italo Calvino e da Fiabe di Hans Christian Andersen), nel cui tessuto il tema della cura si leggeva in filigrana, ma è stato subito individuato dai partecipanti; e l’altra proposta è stata la presentazione di un libro ambientato proprio in una RSA (Bisognerebbe avvisarli di Jole Bevilacqua, Morellini, Milano, 2022) che racconta il percorso di due donne, una madre e una figlia, che cercano di inventarsi un modo per continuare a volersi bene, e a capirsi anche quando le parole diventano troppo difficili.

A nostro avviso i testi scelti rispettavano il tema: le fiabe sono ibride perché passano di bocca in bocca, subiscono continue contaminazioni tra sacro e profano, tra oralità e scrittura e questo racconto è una realtà osservata da due punti di vista diversi, che per lungo tempo non riescono a incontrarsi fino a trovare un modo, con creatività e abbandono dei vecchi schemi, di comunicare.

Come sono state accolte le vostre proposte?

Abbiamo notato una buona partecipazione sia nel numero dei presenti, sia per la qualità dell’attenzione e degli interventi. A questo proposito i segnali sono stati molti: per esempio la cura avuta dai partecipanti nell’usare un lessico appropriato, in modo da sentirsi alla pari con gli altri interlocutori; la capacità di collegare situazioni del racconto alle proprie esperienze di vita: avere voce sull’esistenza non è cosa facile in contesti in cui si è sempre dalla parte degli accuditi, di chi ha bisogno.

Ci ha colpito inoltre la disinvoltura e l’affabilità di una delle direttrici della RSA nel partecipare alla presentazione, creando una situazione di promiscuità fra parenti, ospiti e noi lettrici che faceva sentire come in un circolo di amici, con un clima di familiarità che è rigenerante.

Sono emersi aspetti su cui si potrebbe dare un seguito?

Tra gli ospiti delle Rsa è emerso il desiderio di utilizzare la scrittura per elaborare la sofferenza, un’ipotesi di lavoro interessante che magari riusciranno a portare avanti gli educatori della struttura oppure potrà essere elaborata nelle nostre proposte come associazione.

Vista la positività di questa esperienza pensiamo di riproporla, con altre fiabe, con un percorso magari più articolato.

Quale ricaduta ha questa esperienza sul vostro progetto generale?

È stata innanzitutto un’occasione per far sapere che esistiamo, per far conoscere le nostre attività e ottenere visibilità: siamo un’associazione nata solo da un anno e farci conoscere per noi è importante. Ed è stato anche un modo per far circolare idee su ciò che ci sta a cuore: parlare della cura e dei caregiver, offrire attenzione e supporto a chi cura e non solo a chi è curato. Infine, da cosa nasce cosa: si aprono spiragli e possibilità di collaborazioni, di consapevolezze. Ci piacerebbe organizzare altri progetti nell’ambito di grandi eventi milanesi, tipo la settimana della moda. Allora, teneteci d’occhio!

 

* Scrittrice; ** Educatrice professionale e formatrice

Per informazioni su Curopoli contattare: curopoli.ets@gmail.com; oppure visitare le pagine social: Facebook e Linkedin

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