Archivi tag: professioni sociali

Un libro necessario

di Cristiana Pessina*

 

“Vecchi dubbi, nuove certezze” è l’eloquente sottotitolo del libro “Ricordi traumatici”, curato da Marinella Malacrea per FrancoAngeli (Milano, 2021) nella collana promossa dal CISMAI (Coordinamento Italiano contro il Maltrattamento e Abuso all’Infanzia), al quale sono devoluti i diritti d’autore.

Vecchi dubbi allude al dibattito sui falsi ricordi, dibattito datato, ormai scomparso dalla produzione scientifica e superato alla luce delle nuove certezze che provengono dagli studi delle neuroscienze.

Il testo, introdotto da Luigi Cancrini, si apre con un capitolo di Marinella Malacrea sugli aspetti neurobiologici del funzionamento cerebrale, con particolare attenzione ai sistemi di difesa e di memoria, così importanti nel fornire chiavi di lettura di quanto accade in seguito a esperienze traumatiche e nel guidare il percorso terapeutico.

Segue il capitolo di Malacrea e Dolores Masè sui falsi ricordi. Le Autrici ricordano e – dati bibliografici alla mano – documentano come il focus degli studi sull’ abuso sessuale ormai da anni si sia spostato da questo tema a quello ben più consolidato e fondamentale del funzionamento post traumatico e delle conseguenze del trauma sui processi cognitivi, emotivi e comportamentali. Tornando ai falsi ricordi, in questo capitolo si argomenta come moltissimi dei testi in cui si sostiene come e quanto sia facile indurre falsi ricordi, soprattutto nei bambini, si basano su esperimenti non scientificamente validi, su definizioni imprecise, su affermazioni semplicistiche.

La tematica viene ripresa poi successivamente nel terzo capitolo, con gli approfondimenti di Francesco Felis, Linda Tonoli e Vittoria Giubbolini che introducono anche la questione delle differenze tra falsi ricordi e false credenze, mentre nel capitolo successivo gli stessi autori inseriscono nel dibattito sui falsi ricordi la questione ben più rilevante – e scientificamente fondata – della dissociazione traumatica.

Questa parte si conclude quindi con la critica a più recenti lavori in cui il dibattito vorrebbe riaggiornarsi prendendo di mira l’EMDR quale fonte di falsi ricordi: Daniela Diano e Francesco Felis smontano queste tesi dimostrandone la superficialità se non la disinformazione.

Il libro termina con il punto di vista di alcuni tra i più noti esperti sul tema dei ricordi traumatici: Isabel Fernandez, Matteo Selvini, Giovanni Tagliavini, Alessandro Vassalli.

Perché leggerlo? Se dovessi scegliere una sola risposta direi: “Perché è un testo necessario”.

Chiunque si occupi di bambini sa, o dovrebbe sapere, quanto sia tutt’altro che improbabile, visti i dati del fenomeno, di imbattersi in un bambino abusato, e quanto sia difficile ‘rimanere lì’, come opportunamente ricorda Tagliavini citando la Herman.

Per ‘rimanere lì’ – unico modo per poter portare i bambini fuori da lì – il professionista deve conoscere approfonditamente la materia, e il presente volume aiuta molto in questo senso.

Ma sapere non è sufficiente: occorre anche non sentirsi soli, perché le questioni in gioco sono così tante e così dolorosamente complesse che da solo nessuno può restare davvero lì. E anche a questo proposito il libro è di aiuto sia per la clinica sia quando si deve affrontare il contesto giudiziario, perché il tema dei falsi ricordi, assente ormai da anni -come abbiamo visto- dalla scena della più attuale produzione scientifica, torna invece alla ribalta nelle aule di giustizia (e ancora prima nei media) pressoché ogni volta in cui ci si trovi coinvolti in quanto curanti di bambini vittime di abuso sessuale.

Necessario per gli psicologi che si occupano delle valutazioni di questi casi, per assistenti sociali, educatori, giudici e avvocati, per non restare ancorati ai vecchi schemi.

*NPI, psicoterapeuta, supervisore EMDR

World Social Work Day 2021

In occasione del World Social Work Day 2021, Prospettive propone per tutta la settimana tariffe scontate sull’abbonamento.

Chi rinnova il proprio abbonamento, o ne sottoscrive uno nuovo, nei giorni dal 15 al 21 marzo 2021, potrà usufruire del 10% di sconto sulle tariffe in vigore. Tutti i dettagli a questa pagina.

Il 16 marzo si celebra la Giornata mondiale del lavoro sociale (World Social Work Day, WSWD), dal titolo “Ubuntu – Io sono perché noi siamo”.

La Giornata, diventata un’occasione annuale per tutta la comunità professionale a livello internazionale, coinvolge i professionisti nella riflessione sul proprio operato e le sfide future e mira a evidenziare i risultati del lavoro sociale, promuovere i temi della giustizia sociale e della difesa dei diritti umani. Questa iniziativa è nata dalle organizzazioni che aderiscono alla Federazione internazionale dei lavoratori sociali (IFSW). Continua a leggere

Trame. Il teatro sociale e la formazione degli operatori sociosanitari

di Tiziana Tesauro*

 

Trame è un metodo ideato per la formazione professionale di chi svolge una professione di cura, ovvero medici, infermieri, assistenti sociali. Nato dall’incontro di Tiziana Tesauro, sociologa e ricercatrice del CNR, e Francesco Campanile, attore e regista teatrale, il metodo è stato utilizzato la prima volta nel 2016 per la formazione professionale di un gruppo di infermieri dell’Azienda Ospedaliera di Salerno, la seconda volta per la formazione professionale degli assistenti sociali del Comune di Napoli.

Questo metodo sposa un approccio alla formazione che oltrepassa le pratiche tradizionali di insegnamento trasmissivo e si centra sui soggetti e sulla loro capacità di apprendere dall’esperienza professionale, e si rivela in grado di sviluppare nei partecipanti la riflessività, ovvero “La tipica attitudine degli attori sociali volta a presidiare i processi d’azione e coglierne il senso in rapporto alle motivazioni che le hanno originate. La riflessività è legata alla capacità di modificare l’azione e quindi alla capacità di apprendere e di generare, per questa via, il cambiamento” (Lipari 2012, pag. 347).

Inserendosi in un vuoto formativo e immaginando un “approccio orizzontale”, dove lo spazio e il tempo per l’ascolto di sé rappresentano il motore dell’intero processo, Trame mette al centro del percorso formativo i professionisti della cura, nella consapevolezza che essi stessi dispongano di gradi di autonomia soggettiva e capacità di trovare soluzioni innovative nella pratica professionale che è infarcita non solo di un sapere tecnico, specifico, come il sapere istituzionale e scientifico, ma soprattutto di un sapere esperienziale legato a ciò che concretamente si fa quando si lavora. In altri termini il metodo guarda alla capacità di apprendere dall’esperienza professionale, offrendo un percorso di elaborazione e trasformazione attraverso le tecniche teatrali. Continua a leggere

Una rete sociale per combattere il Covid-19

di Alice Scabiosi* e Simone Fabiano**

Lodi Vecchio è un Comune di 7.600 abitanti in provincia di Lodi. Per tradizione e storia, i suoi cittadini costituiscono una comunità solidale: lo dimostra l’importante presenza di associazioni di volontariato che operano nei più svariati settori (dall’ecologia all’assistenza sanitaria, dalla cultura allo sport, dalla cura del patrimonio archeologico all’aggregazione giovanile) e la loro stretta collaborazione con il Comune e la Parrocchia.

I servizi sociali hanno sempre svolto un ruolo preminente all’interno degli interventi che, nel corso degli anni, le varie amministrazioni comunali hanno attuato. L’attenzione e la cura delle fragilità sociali hanno rappresentato una sorta di filo rosso che ha connotato le politiche sociali delle amministrazioni nel corso dei vari decenni.  Tuttavia, benché il monitoraggio e il sostegno delle povertà sociali fossero ben strutturati e verificati, Covid-19 ha imposto un rinnovamento dell’assetto dei servizi pubblici, stravolgendo modalità di lavoro collaudate negli anni, e, allo stesso tempo, offrendo la spinta per la creazione di nuove forme di risposta al bisogno. Continua a leggere

… Altro che disabilità

di Anna Santalena*, Elisa Daniotti**, Francesca Dotto***

Siamo educatrici, e sì, per noi l’inclusione sociale è un obiettivo fondamentale, per noi che abbiamo sempre incentivato l’apertura all’esterno, questo lockdown è stata una bella sfida.

Certo, inizialmente ci ha lasciate proprio di stucco, ma dopo un primo senso di disorientamento le nostre strutture non hanno perso di vista la loro mission: garantire il benessere e l’inclusione delle persone ospitate all’interno. Per farlo è servito un grande sforzo, quello di reinventarsi all’istante, perché a causa della minaccia del Coronavirus, da un giorno all’altro abitudini radicate sono venute meno. La quotidianità dei nostri ospiti, le piccole cose che per loro erano Vita, improvvisamente vengono sospese. Continua a leggere