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Una rete sociale per combattere il Covid-19

di Alice Scabiosi* e Simone Fabiano**

Lodi Vecchio è un Comune di 7.600 abitanti in provincia di Lodi. Per tradizione e storia, i suoi cittadini costituiscono una comunità solidale: lo dimostra l’importante presenza di associazioni di volontariato che operano nei più svariati settori (dall’ecologia all’assistenza sanitaria, dalla cultura allo sport, dalla cura del patrimonio archeologico all’aggregazione giovanile) e la loro stretta collaborazione con il Comune e la Parrocchia.

I servizi sociali hanno sempre svolto un ruolo preminente all’interno degli interventi che, nel corso degli anni, le varie amministrazioni comunali hanno attuato. L’attenzione e la cura delle fragilità sociali hanno rappresentato una sorta di filo rosso che ha connotato le politiche sociali delle amministrazioni nel corso dei vari decenni.  Tuttavia, benché il monitoraggio e il sostegno delle povertà sociali fossero ben strutturati e verificati, Covid-19 ha imposto un rinnovamento dell’assetto dei servizi pubblici, stravolgendo modalità di lavoro collaudate negli anni, e, allo stesso tempo, offrendo la spinta per la creazione di nuove forme di risposta al bisogno. Continua a leggere

… Altro che disabilità

di Anna Santalena*, Elisa Daniotti**, Francesca Dotto***

Siamo educatrici, e sì, per noi l’inclusione sociale è un obiettivo fondamentale, per noi che abbiamo sempre incentivato l’apertura all’esterno, questo lockdown è stata una bella sfida.

Certo, inizialmente ci ha lasciate proprio di stucco, ma dopo un primo senso di disorientamento le nostre strutture non hanno perso di vista la loro mission: garantire il benessere e l’inclusione delle persone ospitate all’interno. Per farlo è servito un grande sforzo, quello di reinventarsi all’istante, perché a causa della minaccia del Coronavirus, da un giorno all’altro abitudini radicate sono venute meno. La quotidianità dei nostri ospiti, le piccole cose che per loro erano Vita, improvvisamente vengono sospese. Continua a leggere

Il remote working nel sociale

di Chiara Biraghi*, Ombretta Okely**, Anna Tonia Gabrieli***

 

Abbiamo scritto questo articolo partendo dalla nostra esigenza di raccontare, almeno in parte, quello che sta accadendo nel mondo dei servizi, non solo sociali, durante questa fase di emergenza dovuta al Covid-19.

Il virus ha colto tutti impreparati, dagli operatori ai cittadini, e il trovarsi in nuove e complesse situazioni ha richiesto uno sforzo sia di metodo sia relazionale agli operatori, mentre ai cittadini ha imposto il dover chiedere a dei servizi, spesso sconosciuti.

Ci siamo incontrate a distanza e raccontandoci è nata l’idea di scrivere per condividere esperienze e vissuti e per lasciare traccia di una trasformazione e di un nuovo tempo, che potrebbe insegnare tanto dal punto di vista professionale. Continua a leggere

Marzo 2020. Il privilegio e la responsabilità del “prendersi cura” nelle RSA

di Laura Sorge*

Ogni persona adulta o anziana è, per l’età, oggettiva testimonianza del grande “dono” della vita. Sovente capita di dimenticare che gli anziani di oggi sono stati i giovani di un tempo e i giovani di oggi saranno (forse) gli anziani di domani.

Uno dei più grandi misteri che non possiamo scegliere e prevedere è il “come” e se, invecchieremo. Ma di certo tutti noi, abbiamo nel profondo la speranza di poter essere “accompagnati” e sostenuti qualsiasi sia la nostra condizione. Perchè arriva un momento specifico nella vita in cui si assiste al “capovolgimento dei ruoli” e da genitori che sostengono, diventiamo “figli” da prendere per mano; e da figli diventiamo pilastri e sostegno per i nostri genitori e/o persone care. Continua a leggere

Vorrei mettermi a vendere la speranza…

Un battesimo professionale ai tempi del Coronavirus

di Alberto Vallarin*

Scrivere significa riflettere, vuol dire svolgere un esercizio di retroazione (feedback) verso ciò che è stato, una sorta di scambio comunicativo interiore (Simeone 2002).

Ed oggi, nell’odierno caos che esaspera il nostro vivere nella postmoderna società dell’incertezza (Bauman 1999), riflettere diventa fondamentale perché ci consente di fermarci, ossigenare il nostro cervello e ricaricare le batterie psicologiche che ci permettono ancora di stare e muoverci nel mondo come animali sociali imprigionati però nella gabbia di una “quotidianità confinata” all’ambito domestico che ci è richiesta dal “distanziamento sociale forzato” (D’Ambrosio 2020, 1) imposto dagli attuali vincoli normativi emergenziali. Riflettere è sì fondamentale per tutti ma ancor più lo è per chi fa della pratica riflessiva un connotato essenziale e discriminante della propria esperienza professionale: insomma, per gli Assistenti sociali. Per questi ultimi infatti praticare la riflessività significa evitare “risposte standardizzate e routinarie alle situazioni” che ci si trova ad affrontare, significa “fare i conti con la complessità, la mutevolezza e l’incertezza proprie del lavoro con le persone” (Thompson 2006, 301). Continua a leggere