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L’Accoglienza in famiglia

L’Inserimento Eterofamiliare Supportato di Migranti (IESM), lo IESA e l’Affido Eterofamiliare Supportato di Minori

di Gladys Pace*, Gregorio Serrelli**, Paola Palmieri***

A partire dal 2017, la Cooperativa Nemo ha sviluppato al proprio interno un progetto di Inserimento Eterofamiliare Supportato di Migranti (I.E.S.M.), orientato al miglioramento delle condizioni cliniche, esistenziali e di integrazione di individui svantaggiati. Il Servizio è attivo con l’obiettivo di inserire persone migranti, in salute e con fragilità, presso famiglie di volontari.

Il progetto origina dalla declinazione del modello di Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti (IESA) sviluppato e diffuso in Italia dal 1997 a Collegno dal servizio coordinato dal Dottor Aluffi.

In linea con quanto previsto dal D.P.R. 7/4/94 (Approvazione del Progetto Obiettivo per la tutela della salute mentale 1994 – 1996) lo IESM individua nella “dimensione familiare capace di aderire ai bisogni di vita delle persone” i principi a cui è bene si ispiri la gestione delle situazioni di accoglienza di Migranti, adulti e minori, in salute e con problemi psichici.

Con l’avvio del servizio, nell’arco di due anni, le domande pervenute da Consorzi socio-assistenziali, Servizi Sociali, Casa dell’Affido e Comuni limitrofi, ci hanno attivato sul versante di un ampliamento delle attività in ambito IESA e di Affido Eterofamiliare Supportato di Minori.

Lo I.E.S.A (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti)  consiste in una modalità abitativa finalizzata al miglioramento delle condizioni cliniche ed esistenziali di persone con fragilità, attraverso la loro integrazione presso famiglie di volontari.

L’Affido Eterofamiliare Supportato di Minori si sviluppa a partire dall’applicazione della metodologia IESA ai minori in difficoltà (con problematiche psichiche, cognitive, comportamentali e relazionali).

In questo ambito ci si focalizza sul sostegno alla funzione educativa, sull’attenzione allo sviluppo del minore secondo i tempi della sua crescita, all’integrazione e all’autonomia. Il riferimento europeo in questo ambito di intervento che si colloca tra l’aiuto ai giovani e l’assistenza all’integrazione sociale è il modello JuMeGa®, presente a Ravensburg nel sud della Germania dal 1997[1].

Contesto

I passaggi necessari alla costruzione e allo sviluppo dei progetti avviati dalla Cooperativa Nemo sono condotti da un’équipe multidisciplinare, composta da psicologi e psicoterapeuti con formazione specifica nel campo degli inserimenti eterofamiliari supportati, da un infermiere e da operatori della cooperativa.

L’équipe IESM/IESA/Affido Eterofamiliare Supportato di Minori lavora in sinergia con i servizi invianti e con le altre risorse territoriali coinvolte nei progetti. Allo stato attuale l’équipe collabora con Prefettura, Comune e ASL di Torino, Unione dei Comuni di Moncalieri,  Consorzio Socio-Assistenziale del Chierese.

Obiettivi

Gli obiettivi, perseguiti nelle varie attività del servizio, hanno come direzione il miglioramento delle condizioni cliniche ed esistenziali dei soggetti, attraverso l’inserimento presso famiglie di volontari, al fine di una loro integrazione quanto più possibile efficace  sul territorio.

Le convivenze sono supportate dai professionisti del servizio e la collaborazione prevede un rimborso spese per le famiglie con le quali i progetti vengono avviati. Per candidarsi al ruolo di Famiglia Ospitante occorre avere una camera in più da destinare all’ospite e del tempo da dedicargli. Le risorse familiari ospitanti possono essere coppie, nuclei con figli, famiglie allargate, singoli volontari o case famiglia e aziende agricole.

Per i candidati Ospiti per i quali l’inserimento può essere previsto, l’offerta di un ambiente eterofamiliare presenta valenze assistenziali e/o terapeutiche nonché di integrazione rispetto al paese ospitante o alla comunità di provenienza.

Metodologia

Tra le attività principali svolte dall’équipe rientrano:

  • Sensibilizzazione e reperimento famiglie
  • Promozione del servizio, contatti con i media
  • Formazione Operatori
  • Reperimento e selezione famiglie e ospiti
  • Elaborazione di progetti individualizzati
  • Sviluppo progetti di inclusione
  • Corso formazione famiglie
  • Abbinamento famiglie e ospiti
  • Avvio e monitoraggio convivenze
  • Orientamento ai servizi sul territorio
  • Interventi di sostegno e supporto ad ospiti ed ospitanti
  • Reperibilità telefonica sulle 24 ore
  • Riunioni settimanali e Supervisioni cliniche
  • Colloqui periodici con ospiti e famiglie
  • Rapporti e riunioni con le altre agenzie coinvolte

In base alla durata del progetto, realizzato sulle necessità specifiche dell’ospite, sono possibili diverse tipologie d’inserimento eterofamiliare.

I soggetti per i quali l’inserimento non è contemplato sono persone che presentano una tendenza recente all’aggressività fisica, al furto e a comportamenti illegali che potrebbero recare danno alla famiglia ospitante.

I candidati al ruolo di ospitanti devono essere abilitati per accedere alle fasi successive del progetto e se il percorso di selezione ha esito positivo, possono essere inseriti nella banca dati delle potenziali famiglie ospitanti.

Laddove l’inserimento viene avviato è stipulato un contratto regolante il rapporto di convivenza, in cui vengono specificati gli oneri e i diritti delle parti tra il Servizio in collaborazione con i Servizi invianti, la famiglia ospitante e l’ospite. I costi dell’Inserimento Eterofamiliare comprendono il rimborso spese ospitalità, le spese personali per l’ospite e il rimborso alla cooperativa per i servizi erogati.

Quando l’équipe individua un abbinamento potenzialmente funzionale si procede con un percorso graduale di conoscenza tra ospite e ospitante, si ridefinisce il progetto con gli invianti interessati e si sottoscrive il contratto, al fine di avviare un primo periodo di prova di convivenza della durata di un mese. Compatibilmente con il buon andamento della convivenza e le tempistiche progettuali del soggetto ogni progetto d’accoglienza ha una durata variabile e può essere rinnovabile per periodi più o meno lunghi. Il progetto può interrompersi o concludersi quando, per diverse ragioni, il servizio  in accordo con l’agenzia inviante e l’ospite, ritiene che non sia più necessaria la specifica convivenza.

Analisi

In termini di efficacia del modello, riscontriamo che tutti gli ospiti per i quali è stata avviata una convivenza hanno in corso un tirocinio o una borsa lavoro, in virtù delle risorse reperite o introdotte direttamente dalle famiglie ospitanti.

I dati raccolti in Piemonte[2] inerenti l’inserimento lavorativo e abitativo dei migranti che escono dai centri di accoglienza dimostrano che una causa importante delle difficoltà nell’inserimento sembra essere la debolezza delle reti sociali dei richiedenti asilo e la mancanza di parenti o amici già ben inseriti nel locale mercato del lavoro.

Lo scenario che la realtà attuale dello IESM ha iniziato a disegnare presenta immagini più rassicuranti, nella misura in cui, sia per le famiglie che accolgono degli ospiti che accompagnano alla ricerca del lavoro a partire dalla loro rete di contatti, sia per quelle che si connotano come aziende agricole nelle quali l’ospite viene formato e accompagnato all’avvio di una borsa lavoro, il passaggio verso il sociale viene fatto all’interno dei legami, della relazione.

L’implicazione delle famiglie ospitanti nel processo di inclusione, che coinvolge l’ospite, passa attraverso la condivisione di un luogo di vita, la casa, dove il mondo affettivo individuale va a intrecciarsi con quello familiare sviluppando un legame che, nel tempo, sempre più, infonde calore e colore.”[3]

Nei due anni di attività dello IESM, soltanto uno degli ospiti coinvolti in progetti IESM ha portato a termine il proprio percorso burocratico e giuridico. In quel caso la famiglia ha espresso la volontà di continuare l’accoglienza così da sostenere l’ospite nel processo di integrazione fin lì avviato.

Attualmente l’équipe sta delineando un sistema di verifica di efficacia (attraverso la somministrazione di questionari) a percorsi giuridici e progetti conclusi nell’ottica di fornire ulteriori dati qualitativi e quantitativi. Tra gli indicatori individuati rientrano, sul versante delle autonomie: lavoro, patente e auto, rinnovo documenti, situazione abitativa ed economica; sul versante della qualità di vita: grado di soddisfazione,vita relazionale, tempo libero e interessi. La somministrazione dei questionari prevede una prima fase nei primi due mesi di inserimento ed una seconda oltre il primo anno dall’inserimento.

Conclusioni

Tra le testimonianze dei percorsi avviati riportiamo l’esito di un percorso avviato prima dell’estate con una famiglia ospitante italiana (composta da genitori e tre figli) e una famiglia ospite arrivata dall’Africa (mamma, papà e due bambine).

L’apertura e la disponibilità espressa dalla famiglia ospitante e la fiducia manifestata dalla famiglia ospite ha accelerato un processo che oggi vede vivere la famiglia ospite nella mansarda abitabile all’interno della casa della famiglia ospitante e l’inserimento delle bimbe negli asili e nelle scuole del territorio. Il bagaglio di tutti i migranti che viaggiano verso l’occidente è soprattutto culturale.

“Nei rimandi delle nostre famiglie ospitanti, i momenti nei quali l’ospite ha cucinato per loro piatti tipici africani o quelli nei quali ha scoperto piatti e gusti  di natura piemontese arrivano a noi più carichi di  gioiosa vitalità.”[4] In questo caso, come negli altri inserimenti avviati con successo, il riconoscimento da parte dell’altro costituisce il dato di un legame sociale che fornisce preziose appartenenze.

In questo tipo di percorsi di integrazione la promozione dell’inclusione passa attraverso un supporto che si realizza sia attraverso l’assunzione di un ruolo attivo dell’ospite nell’ambiente in cui è inserito, sia della famiglia che si misura in un processo di apertura e scambio all’interno del quale ospiti, ospitanti e operatori si muovono in rete secondo ruoli distinti per tutta la durata del processo.

 

Bibliografia

  • Aluffi G., Famiglie che accolgonoOltre la psichiatria, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2014.
  • Castiglioni M. E., Del Rio G., Servida A., Terranova-Cecchini R., Culture che curano, Borla, Roma, 2018.
  • La Cecla F., Essere amici, Einaudi, Torino, 2019.
  • Franzoni R., JuMeGa®. Il trattamento di minori in stato di forte disagio psichico nello IESA, in “Dymphna’s Family” Edizione Italiana della Rivista Europea sullo IESA, n° 02-2019.
  • Pace G., Palazzo V., Palmieri P., L’inserimento Eterofamiliare Supportato di Migranti (IESM), Accoglienza, integrazione, esiti, in “Dymphna’s Family” Edizione Italiana della Rivista Europea sullo IESA, n° 02-2019
  • Perino M., Eve M., E dopo? I percorsi di inclusione dei migranti usciti dai centri di accoglienza, Immigrazione e integrazione sociale, in “Rivista on line promossa da Ires Piemonte”, 31 ottobre 2018.
  • Staid A., I dannati della metropoli, Milieu Edizioni, Milano, 2014.

 

Note

1) Franzoni R., JuMeGa®. Il trattamento di minori in stato di forte disagio psichico nello IESA, in “Dymphna’s Family” Edizione Italiana della Rivista Europea sullo IESA, n° 02-2019.

2) M. Perino, M. Eve, E dopo? I percorsi di inclusione dei migranti usciti dai centri di accoglienza, Immigrazione e integrazione sociale, in “Rivista on line promossa da Ires Piemonte”,  31 ottobre 2018.

3) Pace G., Palazzo V., Palmieri P., L’inserimento Eterofamiliare Supportato di Migranti (IESM), Accoglienza, integrazione, esiti, in “Dymphna’s Family” Edizione Italiana della Rivista Europea sullo IESA, n° 02-2019.

4) Pace G., Palazzo V., Palmieri P., L’inserimento Eterofamiliare Supportato di Migranti (IESM), Accoglienza, integrazione, esiti, op. cit.

 

*Psicologa-Psicoterapeuta, Specialista in Psicologia Clinica,  Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Torino per i corsi di laurea delle Professioni Sanitarie e per la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute, Formatrice e consulente in ambito sanitario e dello IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), Conduttrice di Gruppi attraverso il metodo terapeutico  “Scrittura e Cura” (da lei creato e sviluppato)  nel privato, nel sociale e in ambito universitario.

**Dottore in Comunicazione Interculturale, in Antropologia culturale ed Etnologia, Infermiere abilitato alla professione sanitaria. Ha soggiornato in Senegal, lavorando all’interno di progetti di Cooperazione Internazionale. Presso la Cooperativa NEMO oltre all’attività nel Servizio IESM si è occupato di assistenza sanitaria ai richiedenti di protezione internazionale.

**Psicologa-Psicoterapeuta, Psicodrammatista e Consulente familiare, Docente di Teorie, Metodi e Tecniche del Servizio Sociale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale, Supervisore e Formatore, Presidente e rappresentante legale della Società Cooperativa  sociale NEMO onlus.

“Naufraghi senza volto”: ricercare identità perdute

di Patrizia Taccani*

 

Il significato dell’identità: per sé, per gli altri

Da qualunque prospettiva la si guardi – filosofica, psicologica, antropologica, sociale – l’identità ci si presenta come un insieme di caratteristiche che riguardano la persona viva e vitale, segni distintivi di cui, di norma, c’è consapevolezza individuale e riconoscimento da parte degli altri. Dell’identità si riconosce la sua continuità nel tempo, ma anche la sua trasformazione lungo il ciclo della vita, con parziali modificazioni fortemente influenzate dal contesto sociale e dagli eventi critici che un individuo si trova ad affrontare. L’identità riguarda corpo, mente, affettività, relazionalità, cultura. Essa ricopre un ruolo cruciale in quanto identità sociale nel permetterci di muoverci nel mondo.[1]

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Pubblichiamo volentieri questa foto inviata da una nostra lettrice, Laura (che si definisce aspirante fotogiornalista) che ha voluto condividere con noi un momento che ha colto fuori dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, immortalando “un cambiamento sociale che è già in corso”. Abbiamo preferito modificare la foto per tutelare la privacy delle persone coinvolte ma ci sembra che l’immagine riesca comunque a trasmettere il messaggio che aveva in mente l’autrice quando l’ha scattata. Queste le sue parole di accompagnamento alla fotografia:

«Non sono una fotografa professionista, ma questa scena ha catturato la mia attenzione in modo particolare e credo che racchiuda in sé un messaggio positivo ed educativo per la collettività. Mentre stavo per entrare in stazione, ho visto un anziano signore (fiorentino, l’accento era inconfondibile) avvicinarsi spontaneamente a uno dei tanti ragazzi immigrati che oggi popolano le stazioni delle città italiane, semplicemente per parlargli! Sinceramente io a scene del genere non sono abituata.

«Sentiamo sempre più spesso notizie di violenza e intolleranza verso gli immigrati che arrivano nel nostro paese… e questo scatto invece, ci racconta tutt’altro (per fortuna). Il fare di quell’uomo era quello tipico di un nonno che vuole dare dei consigli, capire e ascoltare cosa ha da dire un nipote che ha già conosciuto la durezza della vita.

«Questa foto per me racconta l’incontro di due delle maggiori solitudini della nostra epoca: quella dei migranti senza patria, e quella degli anziani che faticano a trovare chi voglia ascoltare le loro storie e i loro saperi… una memoria che stiamo progressivamente perdendo. È per questo motivo che ho intitolato la foto “Spiragli di futuro”, perché è così che vorrei vedere il futuro: come un ciclo perfetto di scambio ed inclusione in cui tutti possano avere pari dignità di partecipazione alla vita sociale e trovare dei punti di contatto in quanto esseri umani.»

Costruire alleanze per contrastare disuguaglianze

di Mattias Bassotto*

Nel contesto odierno, dominato da fenomeni migratori strutturali a livello internazionale, lo straniero è sempre più l’utente dei servizi. Per questo appare necessario, per il welfare, concentrarsi sul tema dell’accessibilità: tale questione non riguarda solo le barriere iniziali, ma anche quelle che si possono incontrare durante l’intero percorso di cura e di uso dei servizi (Kasper, 2000). Esse incidono negativamente sul godimento del diritto alla salute da parte degli individui, aumentando le disuguaglianze. Continua a leggere

Migranti: accoglienza e poi?

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cop1509Saranno trentamila, cinquantamila, di più? Quanti profughi arrivati in Italia rimarranno davvero nel nostro paese? Un esodo epocale ha preso avvio, e non da oggi. Un’onda lunga, che ci accompagnerà per anni, su cui si dibatte in termini emergenziali. Ma che dobbiamo guardare anche al di là, affrontare alzando lo sguardo: in termini di accoglienza di secondo livello, di integrazione nel tessuto sociale. In termini di formazione, struttura economica, abitativa, in termini di proposte e di nuove regole.

Ne parliamo con Massimo Minelli, presidente di Federsolidarietà Lombardia e da anni in prima linea sul fronte dell’accoglienza della popolazione straniera vulnerabile. Gli ultimi flussi ci restituiscono una realtà “fatta ancora prevalentemente di maschi, ma anche di molte famiglie, madri sole con figli, minori non accompagnati. Su quest’ultimo gruppo alcuni Comuni, come Milano, mostrano grande sensibilità”. Continua a leggere