La vita quotidiana è il banco di prova del welfare

di Massimo Lorusso*

Ci sono parole che, lette in una legge o in un progetto sociale, sembrano complete: autonomia, assistenza, accessibilità, inclusione, partecipazione. Poi quelle stesse parole entrano in una casa, in una giornata normale, nella vita di una persona che ha bisogno dell’aiuto di altri e di strumenti adeguati, e cambiano peso. Diventano ore, attese, telefonate, pratiche, organizzazione. Soprattutto, diventano possibilità concrete oppure possibilità negate.

Ho diciassette anni quando, con un tuffo in mare a Rimini, la mia vita cambia radicalmente. Da allora sono passati trentotto anni. Un tempo abbastanza lungo per capire che la libertà di una persona con problemi motori non dipende soltanto dalla volontà, dal carattere o dalla capacità di adattarsi. Dipende anche dalla qualità della rete che la circonda: famiglia, assistenza, servizi territoriali, ausili, istituzioni, persone capaci di ascoltare e decisioni amministrative che, sulla carta, possono sembrare piccole ma nella vita reale non lo sono affatto. Continua a leggere→

Quando l’adottato diventa adulto

La voce della persona adottata e l’accompagnamento dei servizi nel tempo

di La Voce Nascosta*

Quando si parla di adozione, l’attenzione tende comprensibilmente a concentrarsi sull’inizio: il bambino che arriva in famiglia, i genitori che lo accolgono, la costruzione del legame, le difficoltà dei primi anni. Poi quel bambino cresce.

Diventa adolescente, adulto, magari genitore a sua volta. Attraversa lutti, relazioni, nascite, malattie. Domande rimaste silenziose per anni possono comparire improvvisamente, oppure non arrivare mai. E proprio quando l’adozione smette di essere raccontata soprattutto come una questione dell’infanzia, la persona adottata adulta rischia di diventare meno visibile. Continua a leggere→

Quando il welfare rigenera un paese

Dalla RSA San Nicola al Senior Social Housing: il laboratorio di sviluppo locale e di ricomposizione comunitaria a Castel del Giudice

di Vanni Treu*

Il welfare d’area interna come infrastruttura di abitabilità

Nelle scienze sociali e nella programmazione territoriale delle aree marginali, il dibattito sui servizi essenziali ha a lungo sofferto di un’impostazione dicotomica: da un lato la logica assistenziale e risarcitoria, che interpreta le prestazioni socio-sanitarie come un mero costo d’esercizio volto a mitigare le conseguenze del declino demografico; dall’altro le politiche di attrazione e sviluppo economico, focalizzate esclusivamente su incentivi fiscali, infrastrutture materiali o promozione turistica.

L’esperienza di Castel del Giudice — piccolo comune dell’Alto Molise situato al confine con l’Abruzzo — dimostra la fallacia di questa separazione concettuale. In contesti caratterizzati da un progressivo rarefarsi della trama relazionale ed economica, un servizio sociale non si limita a erogare prestazioni in risposta a un bisogno individuale, ma ridefinisce l’ecosistema territoriale che lo ospita. Continua a leggere→

Chi ascolta davvero il minore?

Il ruolo dell’assistente sociale nei procedimenti giudiziari

di Chiara Moliterni*

Negli ultimi anni il tema dell’ascolto del minore nei procedimenti giudiziari è tornato al centro del dibattito pubblico e professionale. Alcune vicende giudiziarie particolarmente esposte mediaticamente, unite alla crescente complessità delle situazioni familiari intercettate dai servizi territoriali, hanno riportato l’attenzione sulla qualità degli interventi di tutela, sulle modalità di raccolta della voce del bambino e sulla necessità di rafforzare il lavoro multidisciplinare. In questo scenario emerge una riflessione che riguarda direttamente il sistema del welfare territoriale: quale spazio viene realmente riconosciuto all’assistente sociale nei percorsi di ascolto del minore? Continua a leggere→

Perché un servizio di prossimità entra nelle scuole e che cosa accade quando lo fa

di Luca Marabese*

Negli ultimi anni si parla molto di servizi di prossimità, soprattutto in relazione alla loro capacità di intercettare bisogni, costruire relazioni e integrare risposte nei territori. Meno frequentemente ci si sofferma su un aspetto diverso, ma altrettanto rilevante: che cosa accade quando questi servizi escono dai propri spazi abituali e incontrano altri contesti, come quello scolastico.

La domanda riguarda il senso stesso di questi servizi. Perché una mensa popolare dovrebbe entrare in una scuola? Che cosa ha da dire, e a chi? Continua a leggere→