Ci sono parole che, lette in una legge o in un progetto sociale, sembrano complete: autonomia, assistenza, accessibilità, inclusione, partecipazione. Poi quelle stesse parole entrano in una casa, in una giornata normale, nella vita di una persona che ha bisogno dell’aiuto di altri e di strumenti adeguati, e cambiano peso. Diventano ore, attese, telefonate, pratiche, organizzazione. Soprattutto, diventano possibilità concrete oppure possibilità negate.
Ho diciassette anni quando, con un tuffo in mare a Rimini, la mia vita cambia radicalmente. Da allora sono passati trentotto anni. Un tempo abbastanza lungo per capire che la libertà di una persona con problemi motori non dipende soltanto dalla volontà, dal carattere o dalla capacità di adattarsi. Dipende anche dalla qualità della rete che la circonda: famiglia, assistenza, servizi territoriali, ausili, istituzioni, persone capaci di ascoltare e decisioni amministrative che, sulla carta, possono sembrare piccole ma nella vita reale non lo sono affatto. Continua a leggere





