Silenzio per la pace

di Gianna Stefan*

Da più di due anni ogni settimana un gruppo informale di donne si dà appuntamento il giovedì, in una via o piazza di Milano, dalle 18.30 alle 19.00 per testimoniare il proprio desiderio di Pace e No alla guerra, attraverso la pratica del silenzio attivo. 

Si chiamano Silenzio per la Pace Milano e la loro iniziativa è laica, aconfessionale e apartitica.

Il 7 novembre 2023, invitate dalla Casa della Cultura di Milano a partecipare all’incontro “La Pace ha un volto di donna”  con Silvia Vegetti Finzi e Lidia Campagnano, per la prima volta hanno presentato pubblicamente la loro esperienza.

Gianna Stefan, a nome del gruppo composto da Assunta Vincenti, Bruna Benvenuti, Carla Miglioli, Ileana Bianchi, Manuela Corbetta, Maria Russino, Michela Sermoneta, ha raccontato la storia e gli sviluppi di questa iniziativa pacifista dai suoi albori fino ad ottobre 2023. Continua a leggere

“Benvenuti in Galera”

di Francesca Susani*

Sarà che io quando cucino mi rappacifico con la vita (mio marito dice che “seguo il mio flusso”) e che il mondo della ristorazione mi affascina ormai da molti anni… ma dal momento in cui mi sono seduta in sala ho goduto di ogni passaggio di questo bellissimo documentario che racconta l’esperienza del primo ristorante aperto in un carcere, ho riso e mi sono commossa. Ho provato tanta stima e simpatia per i protagonisti della storia. E ho cercato di capire e di vedere le cose con occhi diversi. Continua a leggere

Da minore ad adulto: passaggi di vita e di presa in carico sociale

di Silvia Braghini*

Succede di frequente che, nelle organizzazioni, i servizi sociali rivolti ai minori siano distinti da quelli per i maggiorenni: cambiano le leggi, le forme di tutela, di responsabilità, la prospettiva di un’autodeterminazione. Per questo, dunque, spesso l’assistente sociale che si occupa dei minori non è la stessa che si occupa degli adulti. Allora come gestire il passaggio di presa in carico quando il minore diventa maggiorenne? E come gestire la cartella sociale?

In questo breve articolo desidero proporre un’idea di metodo e di prassi da sperimentare a tal proposito. Continua a leggere

Un approccio multidisciplinare ai Patti d’Inclusione Sociale del Reddito di Cittadinanza

Guglielmo Propersi* 

 

Lo sappiamo: il Reddito di Cittadinanza (RDC) terminerà a fine 2023. Quello di cui forse siamo meno consapevoli è il lavoro che è stato svolto dai Servizi Sociali con i Patti d’Inclusione Sociale (PaIS).

Per lo sviluppo di un sistema di welfare la cosa più importante non è tanto la fine del RDC quanto organizzare quello che si è capito in modo da apprendere dall’esperienza. In questo senso faccio riferimento al lavoro che ho svolto come psicologo nei Servizi Sociali in equipe multidisciplinari composta da assistenti sociali ed educatori. Allo scopo di creare questo tipo di equipe, il Fondo Povertà 2019 ha dato la possibilità di potenziare i Servizi Sociali assumendo, oltre ad assistenti sociali, anche educatori e psicologi. Ricordiamo che i Servizi Sociali con i Patti d’inclusione Sociale, e i Centri per l’Impiego con i Patti per il lavoro, sono gli enti deputati al lavoro sul territorio con i beneficiari di Reddito di Cittadinanza. Continua a leggere

Parole che diventano carichi

di Mattias Bassotto*

Questo breve intervento vuole promuovere una riflessione sul lessico usato da chi opera nel sociale, perché le parole usate dal professionista contribuiscono a restituirne l’immagine e a costruire la relazione con chi accede ai servizi.  

Nelle professioni sociali la dimensione relazionale-interpersonale è costante (Blandino, 2004) e uno degli strumenti che noi operatori abbiamo a disposizione per costruire la relazione con l’altro è il linguaggio verbale. Allegri, Palmieri e Zucca (2006) ritengono che porre attenzione al canale linguistico della persona (alle sue metafore, ai suoi modi di dire e alle parole usate) ci aiuta a esplorare la sua realtà soggettiva e a meglio comprendere il problema portato. Se questo è vero nella direzione professionista – utente, lo è anche in quella inversa. Con il presente scritto, intendo riflettere sulla centralità del lessico utilizzato dal lavoratore sociale, perché le parole usate e i modi di dire contribuiscono a dare l’immagine del professionista (e conseguentemente del servizio che rappresenta) e possono aiutare a diminuire il rapporto di subalternità percepito inevitabilmente da chi accede ai servizi.

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