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Prospettive Sociali e Sanitarie n. 3, estate 2021

È disponibile online (acquistabile singolarmente in pdf o cartaceo), e in spedizione agli abbonati, il nuovo numero di Prospettive Sociali e Sanitarie, contenente, tra gli altri articoli, uno speciale inserto a cura del direttore della rivista Sergio Pasquinelli dal titolo “Prendersi cura dopo la tempesta”.

L’anteprima del fascicolo è disponibile sul sito di PSS, da dove è possibile acquistare e scaricare l’intera copia, anche in pdf.

Per ulteriori info: pss@irsonline.it – 02.46764276.

Reclusi: Imparare la libertà

di Claudia Turconi*

Non sembrava possibile ai tempi del coronavirus: eppure da ottobre a dicembre 2020 siamo stati in sette in una stanza armati di mascherine e disinfettante, con le finestre aperte nonostante con il passare dei giorni la temperatura fosse decisamente scesa.

Dentro quella stanza assai arieggiata, tuttavia, incontro dopo incontro è cresciuto il calore, la vicinanza di chi entra in contatto con l’altro come può, attraverso gli occhi, la voce che esce dallo strato di tessuto, la presenza con il corpo. E quest’ultima cosa abbiamo ri-scoperto essere densa di significato. Continua a leggere

Dal carcere al tempo del Covid: storie IN – sicurezza

di Claudia Turconi*

“Legami”: è il significativo nome del progetto, gestito dal 2005 da Spazio Aperto Servizi, che accompagna le relazioni tra figli e genitori detenuti all’interno degli istituti di pena milanesi. Cosa succede quando un genitore entra in carcere? Che cosa si muove nella mente e nei vissuti dei bambini? E il legame: si spezza o cambia?

Come altri progetti “Legami” prevede colloqui individuali di sostegno alle genitorialità con il padre o la madre detenuti, colloqui con l’altro genitore che vive all’esterno gli effetti della carcerazione su di lui e sui figli, gruppi genitori. Per primo in Italia e differentemente dagli altri progetti, ha però allestito in un luogo che appare ai bambini freddo e limitante uno spazio caldo e accogliente, che negli anni ha preso il nome di “casetta”. Continua a leggere

Green Week 2019 a Milano: giardini e orti conclusi si aprono

di Patrizia Taccani*

Milano Green Week è la manifestazione promossa dal Comune di Milano e organizzata insieme a tutti coloro, soggetti pubblici e privati, che collaborano alla cura e gestione del verde in città. Milano Green Week è una festa diffusa che coinvolge chiunque voglia contribuire a rendere la città più verde e sostenibile attraverso un ricco palinsesto di eventi, incontri, laboratori, passeggiate, convegni, mostre e spettacoli. Partecipare a Milano Green Week significa essere cittadini consapevoli dell’importanza delle tematiche ambientali per la vivibilità nella nostra città e del nostro pianeta.”(Milano Green Week).

Che cosa si poteva vedere, a che cosa partecipare, come coinvolgersi? Innumerevoli le iniziative. Dall’inaugurazione di nuovi parchi all’allestimento di aree attrezzate in quelli storici; dal rinverdimento temporaneo ma davvero suggestivo di una pensilina a una fermata di tram alla presentazione di soluzioni milanesi ed estere in tema di verde sui tetti, sui muri, nei cortili; dalla visita agli orti didattici nelle scuole alla “riscoperta” del Monte Stella (nella mia famiglia, nel dopoguerra, la si chiamava la Montagnetta); dalla partecipazione a una piantumazione lungo il Lambro alla fruizione di nuove aree per il gioco, accessibili a tutti i bambini, quindi senza barriere di sorta; dal ritiro gratuito di compost per il proprio verde (giardino, balconi, aiole davanti a casa,) sino alla visita guidata ai nuovi spazi verdi all’interno della Casa Circondariale di San Vittore. E poi, in chiusura, consegna di nuovi orti, festa per un’associazione pescatori che tutela il Parco delle Cave, e numerosi altri momenti di ritrovo sparsi nei diversi quartieri cittadini per fare memoria di qualcuno che in quel luogo ha vissuto e lasciato tracce, o per rendere più sensibile in tema di tutela del bene comune chi vi abita. Continua a leggere

L’insicurezza e la paura del cittadino: timore del crimine e rischio effettivo

di Anna Paola Lacatena*

La crescita delle città nella seconda metà del XX secolo, il cambiamento dei modelli di vita e l’alta concentrazione urbana hanno modificato sostanzialmente le caratteristiche dello spazio pubblico urbano, e ciò ha determinato un diverso rapporto tra gli abitanti e la città stessa: si è, così, passati dal “rischio della città” alla “città del rischio” (Nocenzi, 2001).

E’ noto che il timore del crimine non sempre è in proporzione al rischio criminale. Negli ultimi anni se la criminalità si è mantenuta entro limiti e tassi di sviluppo “fisiologici”, la paura, soprattutto nei grandi centri urbani, è cresciuta (Travaini, 2002). Ovvero, si riscontra talora che la “vittimizzazione vicaria”, cioè la conoscenza di reati occorsi nel proprio circondario o il racconto fatto da persone che sono state vittime, incide sulla paura più ancora di quanto non faccia la vittimizzazione diretta (d’altro canto l’ansia è per definizione anticipatoria) (ibidem, 2002, pp. 42-56). E’ del pari noto che spesso se il rischio di subire un reato predatorio cresce con l’innalzarsi del livello sociale, la paura è, viceversa, inversamente proporzionale al ceto (Barbagli, 2002). Continua a leggere