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La mia esperienza come Amministratore di Sostegno

*di Nicola Lorenzi

Da giovane avvocato e da interessato alla materia della tutela della persona da tempo nutrivo l’ambizione di “testare sul campo” le conoscenze sull’Amministrazione di Sostegno acquisite sui libri e durante un corso di formazione.

All’inizio dell’estate del 2015 venivo a conoscenza del fatto che un amico di famiglia, ormai anziano, stava vivendo con estrema apprensione la diagnosi fatta al proprio fratello, di poco più giovane, relativa al morbo di Alzheimer.

Questa persona, ormai da mesi, stava subendo una rilevante contrazione delle capacità mnemoniche e appariva sempre più spesso in stato di confusione, ed era patologicamente prodigo, elargendo denaro a più persone in assenza di ragioni e giustificazioni, il tutto senza che il fratello in salute fosse in grado di porvi alcun rimedio e avesse la forza, anche fisica e psichica, di proteggerlo, soffrendo quindi a sua volta. Continua a leggere

Terapie Imperfette. Disagio psico-sociale e interdisciplinarietà

di Roberto Mazza*

immagineNessuno oggi può più separare genetica ed esperienza, psicopatologia e ambiente, tappe evolutive e prime esperienze di vita e condizioni familiari, perfino le classi sociali ritornano ad essere inserite a pieno titolo nella riflessione sulle cause del disagio psicosociale. Le storie e le esperienze dei nostri utenti e delle famiglie “multiproblema” all’interno dei servizi pubblici ce lo mostrano quotidianamente. Se questo è vero, tale visione “complessa” non può non applicarsi anche ai processi di “cura” e facilitare 
lo sviluppo di una dimensione sempre più multidisciplinare (riguardante l’intervento terapeutico, educativo, preventivo e socioassistenziale) in grado di contemplare e contemperare molte variabili, cosicché gli operatori possano condividere le ipotesi sulla genesi bio-psico-sociale della sofferenza e costruire un’alleanza capace di soddisfare alcuni dei criteri predittivi più importanti per l’efficacia dell’intervento: la costruzione di una relazione significativa tra gruppo curante e utente, l’accordo sulle possibili concause, la condivisione del trattamento e quindi la fiducia nell’efficacia di un processo terapeutico che sia insieme clinico, psicosociale e riabilitativo.

La dimensione del lavoro di gruppo nei servizi rende questo processo più produttivo, ma nello stesso tempo più impegnativo e critico, essendo anch’esso influenzato da dinamiche interne (sistemi di credenze, valori, emozioni) ed esterne (i modelli teorici, le linee istituzionali, le ideologie) che dovranno in qualche modo essere fatte interagire. Continua a leggere

Misurare il livello di autonomia con una tazzina di caffè!

di Davide Pizzi*

anziano che beve caffèSui libri di ricette per cucina la tazzina di caffè è indicata come uno strumento di misurazione. In ambito culinario quindi è usata correttamente, ma non è altrettanto possibile affermare la stessa cosa quando è impiegata per formulare una classica domanda che viene rivolta a chi si reca presso la commissione che ha il compito di accertare la percentuale d’invalidità di un cittadino. È in grado di preparare una tazzina di caffè? Spesso i medici INPS utilizzano questa domanda, talvolta accompagnata da altre simili, con lo scopo di accertare se il paziente seduto di fronte a loro, possiede ancora residue e sufficienti abilità, per essere in grado o meno di vivere il più autonomamente possibile. Il tutto in base a una semplice tazzina di caffè! Continua a leggere

“Cambia il mondo ma noi no…”

di Pierluigi Emesti*

DSC_0390_Iván_Melenchón_Serrano_MorgueFilePrendo a prestito la strofa di una canzone per sottolineare come sia difficile affrontare un cambiamento nella nostra vita; essere sempre uguali a sé stessi a volte è un pregio, ma nella maggior parte delle occasioni ci prende la mano e da esempio di coerenza e fedeltà diventa una sorta di gabbia mentale. Continua a leggere