Disabilità in movimento

di Claudio Castegnaro, Sergio Pasquinelli, Nicola Orlando*

 

Il 27 settembre Welforum.it promuove a Bari un nuovo seminario nazionale sulle politiche per la disabilità. Un campo di interventi dove si è fatto molto negli ultimi anni, e tuttavia oggi incerto nei suoi sviluppi.

Le persone con una qualche forma di disabilità in Italia sono stimate essere almeno tre milioni e mezzo (Istat). Per la maggior parte si tratta di anziani ultra 65enni, circa l’80 per cento, mentre sono oltre 730.000 i disabili giovani e adulti.

Concentriamoci su questi ultimi. Che tipo di aiuti, sostegni e assistenza ricevono? Qual è il grado di inclusione nella vita attiva, nella scuola, nel lavoro, nelle opportunità di socialità che i territori offrono? Sono domande cui è difficile dare una risposta certa e uniforme per tutto il Paese, dove le differenze territoriali marcano la stessa possibilità di accesso e fruizione dei servizi, e dove ancora tanta parte del bisogno sfugge dalle “maglie” del sistema dei servizi e finisce per autoprodursi risposte e aiuti.

Vogliamo in particolare fare il punto su due, tra i tanti, temi su cui si giocano oggi fortemente le possibilità di un’inclusione attiva: quella nel mondo del lavoro, e quella di un’autonomia che possa realizzarsi nel “durante” e “dopo di noi”. Continua a leggere

Operatori della tutela minori: nuove sfide e nuovi bisogni formativi

di Paolo Tartaglione*

Il prezioso mondo di operatori  dei servizi pubblici e privati, che prende il nome di Tutela Minori, avverte in questi anni un profondo bisogno di rinnovamento. Principalmente la frustrazione degli operatori viene diretta su questioni di ordine economico, che nella percezione diffusa starebbero erodendo il terreno su cui poggia il sistema di protezione di bambini e adolescenti, riducendo gli strumenti a disposizione e moltiplicando gli adempimenti e il numero di casi di cui occuparsi.

Questa percezione ha una grossa base di verità, ma non è sufficiente a spiegare la sensazione di abbandono da cui sono pervasi molti operatori, e soprattutto ha il limite di non essere risolvibile da chi lavora nella Tutela, se non in maniera indiretta, essendo prevalentemente frutto di scelte di natura politica e amministrativa.

Pertanto, in affiancamento, e non in alternativa a una riflessione politica sulla necessità che la società decida di investire maggiori risorse su bambini, adolescenti e famiglie in difficoltà, pensiamo utile proporre ai colleghi che operano nella tutela dei minorenni qualche considerazione autoriflessiva. Continua a leggere

Durante le vacanze, divertitevi a scrivere!

Quest’estate vogliamo immaginarvi così…

rilassati, godendovi le meritate vacanze.

Ma potreste cogliere il periodo di pausa anche per fare qualcosa che magari durante l’anno non riuscite a fare: scrivere.

Scrivere per voi, prima di tutto, che fa sempre bene, e magari anche per Scambi di Prospettive!

Aspettiamo i vostri contributi. Potete anche inviarli a pss@irsonline.it in qualunque momento.

Se invece preferite leggere, o avete bisogno di ispirazione, potete sempre sfogliare il fascicolo estivo di Prospettive Sociali e Sanitarie.

Buone vacanze a tutti! A presto!

La strega dai mille cappotti che aveva paura del sole.

Costruire e ricostruire trame narrative

di Carmela Vaccaro*

Il senso delle pagine di questo libro(1) potrebbe essere racchiuso semplicemente nel titolo, e da queste due parole, intrapsichico e trigenerazionale, scritte sullo stesso foglio. Due parole importanti per noi terapeuti, di qualsiasi orientamento. Due concetti che arrivano da mondi diversi, la tradizione psicoanalitica e quella sistemica. Cambiaso e Mazza questi due mondi li hanno fatti incontrare, conoscere, sperimentare e hanno qui creato un “modello” che aiuta chiunque di noi a pensare in modo diverso e più complesso il lavoro clinico con gli individui, un testo per pensare, un “abito” che ogni terapeuta potrà indossare, adattandolo alle proprie personali esigenze.  Gli autori sono riusciti con abilità a far dialogare, mondo relazionale e inconscio, individuo e famiglia, genogramma e relazione terapeutica, transfert e risonanze, passato e presente, tecniche sistemiche e assetti psicodinamici.

Sono certa che sia capitato a ogni terapeuta sistemico di sentirsi sprovvisto di strumenti quando, pieno di concetti, teorie e tecniche, si sia apprestato ad accogliere nella stanza di terapia il primo paziente, soprattutto se individuale. E allora quel senso di smarrimento e di incertezza aumenta esponenzialmente, Siamo terapeuti familiari, che ci facciamo con un singolo individuo? Come applichiamo quello che ci è stato trasmesso dai nostri didatti?

“Il primo paziente non si scorda mai”, un po’ come il primo amore. Una situazione nuova e carica di emotività in cui paziente e terapeuta si sperimentano, si scrutano, si conoscono. Io, la mia prima paziente, non la scorderò, una ragazza di 20 anni, esile, timida, insicura, sorrideva poco e poco riusciva a guardarmi negli occhi. Quando mi stringeva la mano sentivo tutta la sua impercettibile voglia di voler essere invisibile, di nascondersi e non essere trovata, facevo fatica ad afferrarla, una presa fragile, come fragile era il suo modo di afferrare la vita. Entrava in stanza di terapia, si sedeva e rimaneva tutta l’ora ferma, nascosta dentro il suo enorme giubbotto  e la borsa a tracolla, pronta, ad andare via.

Dopo alcuni mesi ha iniziato a portare in terapia i suoi sogni, era sorpresa di sognare e io, sorpresa dalla bellezza del suo mondo interno.  Una strega dai mille cappotti che per paura delle relazioni rimaneva in casa, sola. Un paesaggio senza sole, desolato. Qualcuno che la insegue. Lei che scappa, si nasconde e diventa invisibile. Ero affascinata da quanto questi sogni rispecchiassero quello che avveniva in terapia e fuori la stanza di terapia.

Insieme abbiamo affrontato tutte le tappe di una relazione, faticosamente abbiamo costruito una buona alleanza, improvvisamente questa alleanza ha subito una frattura…

Da allieva di una scuola sistemica, che ha però la psicodinamica che scorre nel sangue, spesso ho sentito la fatica di fare incontrare dentro di me queste due sfumature. Sentivo che percorrere una strada ne escludeva automaticamente l’altra. Poi un giorno, ho scoperto le mie emozioni, le emozioni del terapeuta, ho scoperto che quelle emozioni mi potevano guidare nella relazione con i pazienti. Ho capito che potevo utilizzare quello che sentivo o quello che avveniva in seduta restituendo al paziente un significato.

Uno degli aspetti più importanti del libro è proprio questo, il fondamentale ruolo della relazione terapeutica come parte integrante del tentativo di ricostruire realtà più complesse e reali bisogni del paziente attraverso la loro riproduzione simbolica. Sappiamo come il terapeuta venga vissuto una potenziale figura di attaccamento verso la quale si attivano le modalità e le aspettative di risposta apprese in passato. È proprio questo che ha fatto la differenza nella mia formazione e nel mio percorso professionale e personale. L’integrazione dell’incontro tra la storia personale del paziente e la relazione terapeutica.

Il bianco e nero di queste pagine è un colore che ha mille sfumature. Le sfumature della relazione, quelle della vita che inevitabilmente entrano ed impattano nella relazione con il terapeuta. Colori che i pazienti hanno imparato ad usare nelle relazioni significative, colori che utilizzano nella stanza di terapia come unica possibilità di entrare in relazione con l’altro.

Qui entra in gioco l’arte della terapia, il pezzo di terapia che va oltre la scienza. L’arte del terapeuta di cogliere le sfumature di questi colori, dando al paziente la possibilità di sperimentare, all’interno di un contesto sicuro, l’immensità dell’arcobaleno.

Cambiaso e Mazza, ci parlano quindi di un modello, utilizzando un linguaggio non prettamente accademico, che cerca di cogliere queste sfumature, un modello di psicoterapia individuale sistemica in cui si da importanza al silenzio, all’ascolto, al setting come luogo dell’emozione, all’importanza dei primi minuti del primo colloquio in cui il paziente attiva i propri modelli operativi interni privi di elaborazione che  guideranno il terapeuta nella costruzione dell’alleanza, un modello che da importanza alla comunicazione non verbale, all’alleanza empatica, alle metafore, ai sogni, al transfert e agli echi del controtransfert.

La scala dei colori delle pagine del libro è arricchita da aspetti più geniali e strumenti innovativi, come l’uso dei film in terapia e la terapia nei film, dalla letteratura e dalla poesia, tutti strumenti che possono entrare nella stanza di terapia e servire da facilitatori di messaggi, elaborazioni e restituzioni sia da parte del terapeuta che da parte del paziente.

I libri sono delle bussole e i modelli servono a orientarci, ci permettono, insieme alla formazione che riceviamo, di fare uno dei lavori più liberi che io conosca.  Le pagine di questo libro hanno colorato alcuni dei pezzi mancanti della mia formazione. Ho capito che Il silenzio in terapia non è vuoto ma rispetto. Che i sogni dei nostri pazienti ci permettono di entrare nel loro universo, ma ci dicono anche di noi terapeuti e della relazione terapeutica. Che “Non sempre gli occhi chiusi dormono. Non sempre gli occhi aperti vedono”.   Che in stanza di terapia non siamo mai in due.

La traccia più significativa che ha lasciato, dentro di me, è però l’importanza di esserci nella relazione con l’altro. Banale, forse, ma non scontato. Esserci significa incontrarsi e orientarsi. Significa comprensione, condivisione e curiosità. Significa sentirsi liberi di “posare la borsa” “togliersi il giubbotto” e “abbandonarsi al ritmo del mare”.  Questo vale anche per noi terapeuti avendo cura di condurre la barca nel miglior modo possibile, riuscendo a fronteggiare le difficoltà nel disordine delle onde cercando “la cadenza profonda del mareggio”.

(1) Gianni Cambiaso, Roberto Mazza,Tra intrapsichico e trigenerazionale. La psicoterapia individuale al tempo della complessità, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2018

*Psicologa.