Archivi categoria: Parole

Scripta manent, meglio non farlo

di Giulia Ghezzi *

ghezziPerché è così difficile mettere per iscritto le prestazioni sociali? Perché si fa così fatica a descrivere i contenuti del nostro welfare, le cose che il cittadino può legittimamente aspettarsi, i modi, i tempi, i criteri di accesso, le tariffe?
Dal macro al micro, questa difficoltà a mettere nero su bianco sembra contagiare tutti i livelli decisionali. A livello statale, restano ancora in larga parte inespressi e fumosi gli attesissimi Livelli Essenziali di Assistenza. Anche laddove nominati (art. 22 l. 328/00) sono così general generici da non configurare un diritto soggettivo, quindi qualcosa di esigibile dal cittadino.
Prendiamo il primo in elenco: “misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito”. Quali misure? Destinate a chi? Erogate come? le domande sono tante e nessuna normativa successiva è intervenuta a chiarirle. Forse per non avere nessun obbligo di stanziamento a bilancio, o per mettersi al riparo da eventuali azioni giudiziarie dei cittadini… Continua a leggere

La forza del futuro nella lettura ad alta voce

di Cristina Sironi *

nati per leggereE’ un bel momento questo per chi crede nell’istruzione, per chi pensa che un libro sia un’occasione di futuro, per chi è convinto che la lotta all’ignoranza è spesso la via principale per uscire dalla miseria e da una condizione di emarginazione, di sopraffazione e a  volte di violenza.
La notizia del premio Nobel per la pace dato a Malala Yuosafzai, giovane studentessa pakistana, di 17 anni (!), che ha rischiato la vita per difendere il diritto allo studio, di bambini e soprattutto di bambine e a Kailash Satyarthi, attivista indiano che si è dedicato a salvare dal lavoro minorile i bambini sfruttati di zone depresse, è davvero una bella notizia che regala un po’ di speranza a questo mondo. Continua a leggere

Quando inizierà l’Anno Nuovo delle Donne?

di Marina Cenzo*

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Laurie Penny

Internazionale del 11.01.2013 pubblica “L’anno nuovo delle donne”, un articolo di Laurie Penny, giornalista britannica, columnist del settimanale New Statesman e collaboratrice con The Guardian.

In questa analisi la giornalista, partendo da un Twitter del capo della polizia britannica di Hastinfs, Hearther Keating, che, nella notte del 31.12.2012 esortava le donne a non bere troppo per poi pentirsene, fa un analisi critica, attenta e sottile della “cultura dello stupro”. Rileva la giornalista che ancora ai giorni nostri spesso la donna viene tacciata di mettersi nella condizione di essere stuprata, retaggio di antichi stereotipi che vogliono la donna emancipata e autonoma, terreno di caccia libera. Ma è anche vero, sottolinea la giornalista, che spesso questi tipi di “consigli”, di viaggiare a testa bassa, sotto tono, senza dare troppo nell’occhio, vengono dati alle donne non dai soliti misogini ma, invece, proprio dalle persone che vogliono proteggere le donne, amano le donne. Pensiamo alle raccomandazioni che ogni genitore dà ai propri figli quando escono la sera, pensiamo alla differenza tra quelle date ai nostri figli maschi e alle nostre figlie femmine. Anche alla madre più attenta, aperta, emancipata sarà scappato uno “stai attenta, non bere troppo, copriti di più… ”come se l’essere o non essere violentate dipendesse dalla donna, dai suoi comportamenti e non da chi agisce violenza”. Continua a leggere

“Lentius Profondius Suavius”

di Franco Marengo*

Suggestioni sulla disabilità in un motto di Alexander Langer

lentiusLavorare con la disabilità mette in rapporto le aspettative prestazionali dell’operatore con l’immaginario ideale di modello sociale a cui avvicinare l’utenza per aumentarne la dignità di cittadini.
Abitiamo un contesto richiedente a ogni livello; stimolati ad aumentare competenze, dare risposte più veloci, più efficaci, più economiche, se passiamo dal ruolo di cittadini, fruitori di servizi, a quello di operatori sociali, prestatori di servizi, manteniamo l’attitudine a spingere l’utenza che beneficia delle nostre attenzioni verso il modello a cui tendiamo come ovvio e naturale, il migliore o l’unico possibile.
L’immaginario sociale di riferimento, anche per le aspettative delle associazioni di famiglie di persone con disabilità, è che i propri congiunti abbiano accesso alle opportunità di tutti, che idealmente è legittimo.
Ma il modello ideale sta sfuggendo di mano, è sempre più ideale e meno praticabile. Le opportunità che abbiamo considerato ordinarie e scontate diventano “a rischio di élite” e lo scarto verso la disabilità aumenta.
Vale la pena provare a mettere in discussione questa visione educativa e chiedersi se sia davvero la strada migliore da percorrere “per aiutare i nostri utenti a stare meglio”? Forse vale almeno la pena farsi qualche domanda diversa dall’ordinario per intravedere risposte nuove.
Credo che l’educatore svolga una funzione di “mediazione comportamentale” tra soggetti e contesti, di traduzione di linguaggi, comunicazione tra luoghi, culture del sapere, sensibilità emotive e psicologiche diverse. Continua a leggere

Fa meno fatica un cammello a entrare in un ago…

di Giulia Ghezzi *

cammello… che un assistente sociale a trovare il tempo di scrivere! E di leggere.
Sembra che il tempo usato per appuntare riflessioni, leggere riviste e informarsi sul web sia “quel di più” che proprio non possiamo regalarci, presi come siamo dal turbinio degli accadimenti quotidiani.
Un po’ è vero: quando le cose sono tante ci si sente più legittimati a lavorare a testa bassa che fermarsi un attimo. Ma io credo che ritagliarsi un momento per scrivere sia un regalo alla propria professione e un antidoto contro il burn-out. Continua a leggere