Tutto comincia quando il Presidente della mia Cooperativa mi dice che apriremo una Residenza Sanitaria per persone Disabili …
Lavorando da tempo per la Cooperativa C.R.M. di Milano, in quel momento come coordinatrice di una struttura diurna per disabili, mi sentivo, un po’ presuntuosamente, di conoscere bene “la materia” di cui stavamo parlando e così ho accettato di buon grado di inoltrarmi in questa avventura.
Partono da subito colloqui con il personale da assumere, colloqui con le assistenti sociale dei Comuni alla ricerca di strutture per i propri residenti disabili in condizione di necessità, colloqui con le famiglie che ancora stanno facendo i conti con “l’inevitabile destino” di dover, il più tardi possibile, abdicare dal potere assoluto di badare ai propri figli in favore di “residenze altre”, con famiglie che desiderano capire di che “nuova casa” stiamo parlando. Continua a leggere→
Weekend lungo al mare, nel piccolo cinema di paese, che più che un cinema sembra un salottino dove ritrovarsi con i compagni di spiaggia, danno “La Famiglia Belier“, che non ero riuscita ad andare a vedere in città.
Ci trascino tutta la famiglia, compresa mia madre e l’amico di mio figlio maggiore, in trasferta con noi. Tre generazioni quindi: gli adulti ne usciranno con gli occhi lucidi, i fanciulli forse con qualche pensiero in più su cui riflettere.
E’ un film sulla famiglia… Sulla fatica del distacco. Solo che la famiglia in questo caso è sordomuta: padre, madre e il fratello minore di Paula Belier, che sordomuta non è e che si arrabatta tra l’aiutare nell’azienda agricola di famiglia, fare da tramite con il mondo per i suoi genitori, e vivere la sua vita da adolescente, con i suoi studi, le sue amicizie, le sue passioni, i suoi amori.
Un tema classico, l’avevamo già trovato in Billy Elliot: insegnante di paese (questa volta di musica) scopre dote particolare in giovane allieva (questa volta la voce) e le propone di portarla lontano, a Parigi, lontano dalle sue mucche, dai suoi formaggi, dalla sua famiglia. Continua a leggere→
Sono quattrocentomila gli anziani non autosufficienti in Lombardia. Chi si prende cura di loro? Su quali risorse le famiglie possono oggi contare? Di che cosa c’è più bisogno?
Questo Rapporto sociale mette al centro il lavoro di cura a favore degli anziani non autosufficienti in Lombardia. I cambiamenti che lo riguardano. I bisogni che esprime.
Questo rapporto, che verrà presentato giovedì prossimo a Milano, propone un viaggio. In un mondo che crediamo spesso di conoscere ma che in realtà conosciamo poco. Lo conosciamo in modo parziale, frammentario, per esperienza diretta o per sentito dire. Su questo mondo manca una visione di insieme, una conoscenza che unisca le molte tessere, uno sguardo che faccia sintesi.
Un’analisi costruita con la collaborazione preziosa di 15 partner afferenti al mondo della cooperazione sociale, dell’associazionismo, dei sindacati e degli enti locali. In cui si analizza a tutto tondo la realtà del lavoro di cura a favore degli anziani non autosufficienti, con uno sguardo ai cambiamenti in atto, le opportunità e le sfide, e con proposte riguardanti lo sviluppo della rete dei servizi. Il Rapporto contiene due approfondimenti. Un’indagine su un vasto campione di famiglie lombarde con anziani non autosufficienti, in cui è stata esplorata la figura dei caregiver familiari: chi e quanti sono, come si organizzano, i loro bisogni, l’uso e l’interesse nei confronti dei servizi. E un’analisi degli interventi volti a qualificare il mercato privato della cura – le badanti – che ne evidenzia punti di forza e di debolezza, criticità e direzioni di crescita.
L’appuntamento è a Milano la mattina di giovedì 21 maggio.
Family group conference. Quando trovai questa sigla su internet rimasi subito affascinata dal nome da cui si intuiva una metodologia basata sull’interventismo, intravedendo così nuove possibilità di applicazione nell’ambito lavorativo.
Il libro “Lavorare con le famiglie nella tutela minorile.Il modello delle family group conference” delinea in modo concreto e puntiglioso il processo suddetto, interpretato egregiamente dalla sua autrice Francesca Maci, prima esperta italiana dell’argomento, anch’ella affascinata da questo processo quando ne venne a conoscenza in Inghilterra.
Nato nell’ambito della tutela minorile, la family group conference (d’ora in poi fgc) viene applicata anche in altri ambiti (ambito scolastico, penale ). Tre parole per definire la fgc: processo. Facilitatore. Advocacy. E’ un processo gestito da un facilitatore il quale sostiene la famiglia nella progettazione, mentre l’advocacy sostiene i bambini e i ragazzi nel confronto con gli altri membri della famiglia allargata. Continua a leggere→
I servizi sociali nelle guerre dei bambini contesi
di Elena Giudice*
‘Che fatica, dovrei lavorare solo per loro’, ‘Tanto non si può far nulla’, ‘Non cambia mai niente, si fanno sempre e solo la guerra’, ‘Mi sembra di fare la segretaria più che l’assistente sociale’.
Questo sono solo alcune delle frasi che sento girando nei servizi sociali e che io stessa a volte penso quando lavoro con le cosiddette coppie altamente conflittuali, ovvero quelle coppie per cui sembra che il conflitto sia una ragione di vita, una coperta di Linus di cui non si possono fare a meno, una guerra lacerante nella quale i bambini sono continuamente nominati e, altrettanto, dimenticati. Continua a leggere→