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Bambini e anziani: arriva il voucher universale

di Sergio Pasquinelli *

VOUCHER-INPS1-300x232Merita attenzione la proposta di legge presentata ai primi di giugno che intende istituire un voucher chiamato con un po’ di enfasi “universale” e firmata da un folto gruppo di parlamentari di diversa provenienza.

Il voucher potrebbe essere usato dalle famiglie per acquistare servizi che vanno dall’asilo nido alla babysitter, dalla badante al centro diurno per anziani. Con un pieno di buone intenzioni: promuovere la crescita di una occupazione regolare, qualificarla, favorire un sistema unitario di sostegno e pagamento di servizi alla persona la cui domanda crescerà sempre più.

Eppure la proposta presenta limiti importanti. Tre in particolare. Continua a leggere→

Dove ti vedi fra cinque anni?

di Antonella Salamone*

Un’altra mattina sul web, una mattina come tante tra appuntamenti fissi su Facebook ed e-mail da controllare; poi lo spam e i cinguettii che al momento sento solo su Twitter essendo un po’ lontana la campagna.

Mi si schiantano davanti senza chiedere il permesso. Occhi nudi che mi si attaccano addosso esaminando il mio senso di pietà, pronti a graffiare la mia generosità.

Un codice, una sequenza di lettRifugiatiere e numeri per definire una vita, una condizione, quella del rifugiato politico:
“Rifugiato (o, più diffusamente, rifugiato politico) è un termine giuridico che indica chi è fuggito o è stato espulso a causa di discriminazioni politiche, religiose o razziali dal proprio Paese e trova ospitalità in un Paese straniero” .
Con quegli occhi appiccicati sui pensieri, mi alzo e vado in bagno.
Eppure io li conosco quegli occhi, ma dove li ho visti, dove li ho…

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Tradurre è un po’ tradire, ovvero “best practices” e “buone pratiche”

di Davide Pizzi *, Angelo Bozzoni **

Burn out

Burn out

Un noto adagio popolare indica quanto sia difficoltoso il lavoro della traduzione: tradurre è un po’ tradire! In alcuni casi non si può fare altrimenti, due sistemi linguistici non sempre hanno in comune gli stessi vocaboli. C’è da dire però, che noi italiani abbiamo il mal vezzo di tradurre liberamente, e in alcuni casi di esagerare, fino al punto di trasporre altro rispetto all’originale, anche quando si dispongono di vocaboli identici in comune tra l’italiano e la lingua madre dell’opera. Numerosi esempi esplicativi li troviamo facilmente nei titoli dei film esteri, di frequente tradotti in altro modo, che persino lo stesso autore farebbe fatica a comprendere che si tratta del suo film!

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“Ri-abilità”: un progetto di counseling in corsia

di Alessandra Doneda*

Ri-abilitàIl progetto “Ri-abilità” nasce dalla ricerca “Competenze e bisogni formativi nel sistema socio-sanitario pavese e lombardo. Criticità e nuove sfide” svolta nel 2011 dal Centro Servizi Formazione di Pavia, in collaborazione con Essepi Consulting finanziato da Regione Lombardia (ex dlgs 231 per gli enti formazione e lavoro). E’ stato sperimentato all’interno di due reparti dell’Istituto Santa Margherita di Pavia, dell’Azienda di Servizi alla persona.

Nello specifico il progetto voleva affrontare in modo innovativo ciò che è emerso nell’indagine come necessità urgente proprio dagli operatori intercettati: il bisogno di competenze di natura soft come l’ascolto, la comunicazione e l’umanizzazione delle cure, sia nel costruire buone relazioni con pazienti e famiglie, sia nel gestire relazioni con colleghi in un contesto professionale stressato da sofferenza e malattia. Continua a leggere→

Quando i social network formano comunità

di Francesca Longobardi*

locandina Socialinstep - Quando i social network possono formare comunitàLa cittadinanza (quella consapevole), essendo i servizi pubblici sempre meno capaci di rispondere alle esigenze della popolazione, cerca oggigiorno, con maggiore forza, di entrare nell’arena della decision making e di trovare spazi di condivisione. Abbandonata la regola della delega, i cittadini si assumono la responsabilità di essere e di fare i cittadini. Gli strumenti utilizzati sono molteplici e tra i tanti c’è l’uso dei social network. Essi hanno cambiato radicalmente il nostro modo di vivere. Invece dei giochi da tavola, preferiamo quelli sullo smartphone. Qualsiasi cosa ci capiti lo imprimiamo in un tweet. E tra le altre attività, nei social network facciamo anche politica e affermiamo da che parte stiamo. Grazie a loro, il nostro senso di appartenenza cresce e si rafforza. Social Street è uno dei tanti esempi di come possiamo utilizzare le nuove tecnologie per formare comunità. Di cosa si tratta? I passaggi sono a grandi linee questi: si apre un gruppo su facebook con lo stesso nome del quartiere in cui si risiede e si invitano tutti i vicini “amici”. Semplice. La voce si sparge ed il buon rapporto di vicinato diventa una possibilità. Continua a leggere→