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Narrazione autobiografica e scrittura d’esperienza: le storie che non sono ‘chiacchiere da salotto’

Roberto Cerabolini *

conversationNel lavoro di cura rivolto a persone e famiglie interessate da malattie gravi, stati cronici di disagio o disabilità, accade frequentemente di trovarsi di fronte alla produzione spontanea e abbondante di narrazioni riguardanti la vita dell’individuo, o dei famigliari che lo assistono.
Le persone malate o interessate da menomazioni parlano di sé, appena possono, delle loro sofferenze come degli aspetti gradevoli della loro vita, e molto dei desideri e dei sogni che ne alimentano l’esistenza.
La produzione di diari e di autobiografie, non necessariamente artistiche, è abbondante in queste tipologie di individui, e ciò non è casuale. Come ha rilevato J. Bruner il meccanismo generativo della narrazione “è la difficoltà, un ostacolo, un problema percepito… un pericolo.” Le difficoltà possono attrarre la nostra attenzione e ci stimolano a “estendere ed elaborare il nostro concetto del Sé. E’ affrontando problemi e difficoltà, reali o immaginati, che modelliamo un Sé che si estende oltre il qui e ora degli incontri immediati, un Sé capace di contenere sia la cultura che dà forma a quegli incontri, sia le nostre memorie di come abbiamo fatto fronte a essi in passato” (Bruner J., 1997). Continua a leggere→

Libera Norima

di Francesca Stefanini; Laura Stella Sforza; Laura Bonazzi *

Preparo con cura i vestiti da indossare, il primo approccio tra noi sarà fondamentale.
Non voglio apparire troppo seria, non voglio sembrare impostata, voglio parlarle attraverso le mie scarpe un po’ adolescenziali, tramite il filo di una collana comprata su una bancarella d’estate.

Non sarà quello che indosso che farà la differenza, ma c’è un linguaggio sottile che parla agli adolescenti anche attraverso ciò che indossi.

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“Si se noverit!” L’operatore tra il mito di Narciso e di Pigmalione

di Davide Pizzi*

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«Sarà felice mio figlio?» chiese la madre di Narciso al veggente Tiresia, ed egli rispose: «Si se non noverit!». Sì, se non avrà conosciuto se stesso. Dall’assenza della conoscenza di sé sarebbe dipesa la felicità di Narciso.

Egli però si conobbe! Dapprima non riconoscendosi nella sua immagine specchiata credette di aver trovato l’altro diverso da sé, successivamente scoprì che l’oggetto contemplato era proprio lui: il dramma della “riduzione a uno”, e questo stato di autoreferenzialità lo condusse alla morte.

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Dare visibilità ai percorsi assistenziali in psicogeriatria

di Ennio Cocco *

I pazienti con problemi psicogeriatrici

PsicogeriatriaAl di là degli sforzi generalmente messi in atto dai sistemi sociosanitari per rinforzare l’assistenza a domicilio anche per i pazienti portatori di problematiche psicogeriatriche (ad esempio, almeno in alcuni contesti geografici, attraverso l’attivazione di servizi quali la cosiddetta équipe mobile) é indubbio che il ricorso alla istituzionalizzazione rimanga frequente in questi casi e, anzi, risulti in lento ma progressivo aumento, in relazione anche alla ben nota crescita della popolazione anziana.

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Fa meno fatica un cammello a entrare in un ago…

di Giulia Ghezzi *

cammello… che un assistente sociale a trovare il tempo di scrivere! E di leggere.
Sembra che il tempo usato per appuntare riflessioni, leggere riviste e informarsi sul web sia “quel di più” che proprio non possiamo regalarci, presi come siamo dal turbinio degli accadimenti quotidiani.
Un po’ è vero: quando le cose sono tante ci si sente più legittimati a lavorare a testa bassa che fermarsi un attimo. Ma io credo che ritagliarsi un momento per scrivere sia un regalo alla propria professione e un antidoto contro il burn-out. Continua a leggere→