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La Scrittura Terapeutica

di Sonia Scarpante*

Ho imparato in questi anni, attraverso la scrittura, ad affrontare me stessa. La scrittura mi ha salvata, come uso dire durante i Convegni in cui sono invitata ad intervenire come testimone e docente di corsi di scrittura terapeutica.

Perché parlo di Scrittura terapeutica? Quali motivazioni mi spingono a farlo?

Parlo di scrittura terapeutica perché il mio inizio di vita nuova parte proprio dalla mia autobiografia, scritta venti anni fa,  Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso, attraverso cui ho imparato molte cose della vita. Che cosa mi ha insegnato quel viaggio autobiografico? Che la scrittura è veramente un mezzo potente, un aiuto fondamentale per chi è alla ricerca di un miglior equilibrio interiore. Continua a leggere

Scrittura, immagine ed emozioni

La vita e il vissuto dell’assistente sociale attraverso un libro

di Paolo Pajer*

Al momento della conclusione della stesura del libro (Per altre vite, Il Ciliegio Ed., Como) mi sono chiesto se questa storia, che ha un co-protagonista Assistente Sociale, avrebbe potuto avere una qualche utilità per il miglioramento della nostra immagine.

Ho scritto pertanto al nostro organo istituzionale più alto, il Consiglio Nazionale, inviando il manoscritto e chiedendo il loro parere.

La risposta, sulla quale il CNOAS ha riflettuto adeguatamente, è stata per certi versi sorprendente, e si riassume in quella che è diventata poi la quarta di copertina (che a sua volta è una sintesi della prefazione del romanzo): “Raccontare il lavoro sociale tratteggiandone alcuni aspetti importanti con la forma del romanzo consente alla professione di presentarsi in maniera diversa al mondo, permette di far vedere al lettore gli occhi candidi e spauriti di Alice ed Helga, i passi incerti di Ennio e quelli tumultuosi di Vittorio. Consente di donare a tutti la sensazione di tante persone che portano un bisogno, e la fatica ed il piacere di cercare assieme soluzioni.” Continua a leggere

Scripta manent, meglio non farlo

di Giulia Ghezzi *

ghezziPerché è così difficile mettere per iscritto le prestazioni sociali? Perché si fa così fatica a descrivere i contenuti del nostro welfare, le cose che il cittadino può legittimamente aspettarsi, i modi, i tempi, i criteri di accesso, le tariffe?
Dal macro al micro, questa difficoltà a mettere nero su bianco sembra contagiare tutti i livelli decisionali. A livello statale, restano ancora in larga parte inespressi e fumosi gli attesissimi Livelli Essenziali di Assistenza. Anche laddove nominati (art. 22 l. 328/00) sono così general generici da non configurare un diritto soggettivo, quindi qualcosa di esigibile dal cittadino.
Prendiamo il primo in elenco: “misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito”. Quali misure? Destinate a chi? Erogate come? le domande sono tante e nessuna normativa successiva è intervenuta a chiarirle. Forse per non avere nessun obbligo di stanziamento a bilancio, o per mettersi al riparo da eventuali azioni giudiziarie dei cittadini… Continua a leggere

Fa meno fatica un cammello a entrare in un ago…

di Giulia Ghezzi *

cammello… che un assistente sociale a trovare il tempo di scrivere! E di leggere.
Sembra che il tempo usato per appuntare riflessioni, leggere riviste e informarsi sul web sia “quel di più” che proprio non possiamo regalarci, presi come siamo dal turbinio degli accadimenti quotidiani.
Un po’ è vero: quando le cose sono tante ci si sente più legittimati a lavorare a testa bassa che fermarsi un attimo. Ma io credo che ritagliarsi un momento per scrivere sia un regalo alla propria professione e un antidoto contro il burn-out. Continua a leggere