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La Scrittura Terapeutica

di Sonia Scarpante*

Ho imparato in questi anni, attraverso la scrittura, ad affrontare me stessa. La scrittura mi ha salvata, come uso dire durante i Convegni in cui sono invitata ad intervenire come testimone e docente di corsi di scrittura terapeutica.

Perché parlo di Scrittura terapeutica? Quali motivazioni mi spingono a farlo?

Parlo di scrittura terapeutica perché il mio inizio di vita nuova parte proprio dalla mia autobiografia, scritta venti anni fa,  Lettere ad un interlocutore reale. Il mio senso, attraverso cui ho imparato molte cose della vita. Che cosa mi ha insegnato quel viaggio autobiografico? Che la scrittura è veramente un mezzo potente, un aiuto fondamentale per chi è alla ricerca di un miglior equilibrio interiore. Continua a leggere→

Cittadini attivi nel territorio

La trasformazione dei Centri Diurni per persone con disabilità in Servizi Diurni Territoriali

a cura di Guido Bodda*

Il decalogo

Nel febbraio 2015 il Gruppo Studio Disabilità dell’APS La Bottega del Possibile ha presentato all’Assessorato alle Politiche Sociali, della famiglia e della casa della Regione Piemonte il Decalogo sui Servizi Diurni Territoriali.
Il documento, elaborato con il contributo del Coordinamento Servizi Aera Disabilità cintura di Torino e sostenuto dal Coordinamento Regionale degli Enti Gestori dei Servizi Sociali, è la sintesi, in forma di linee guida, delle riflessioni degli operatori sugli imprescindibili orientamenti da considerare di fronte alla domanda “come trasformare i centri diurni per persone con disabilità?”. Continua a leggere→

Scrittura, immagine ed emozioni

La vita e il vissuto dell’assistente sociale attraverso un libro

di Paolo Pajer*

Al momento della conclusione della stesura del libro (Per altre vite, Il Ciliegio Ed., Como) mi sono chiesto se questa storia, che ha un co-protagonista Assistente Sociale, avrebbe potuto avere una qualche utilità per il miglioramento della nostra immagine.

Ho scritto pertanto al nostro organo istituzionale più alto, il Consiglio Nazionale, inviando il manoscritto e chiedendo il loro parere.

La risposta, sulla quale il CNOAS ha riflettuto adeguatamente, è stata per certi versi sorprendente, e si riassume in quella che è diventata poi la quarta di copertina (che a sua volta è una sintesi della prefazione del romanzo): “Raccontare il lavoro sociale tratteggiandone alcuni aspetti importanti con la forma del romanzo consente alla professione di presentarsi in maniera diversa al mondo, permette di far vedere al lettore gli occhi candidi e spauriti di Alice ed Helga, i passi incerti di Ennio e quelli tumultuosi di Vittorio. Consente di donare a tutti la sensazione di tante persone che portano un bisogno, e la fatica ed il piacere di cercare assieme soluzioni.” Continua a leggere→

Storie di Iban

di Davide Pizzi*

Prologo

È proprio vero che non si finisce mai di imparare, e la storia di Iban, pseudonimo per mantenere segreta l’identità della persona, mi ha mostrato ancora una volta quanto la burocrazia possa essere farraginosa fino all’inverosimile.

Il protagonista di questo racconto, quindi, si chiamerà Iban, proprio come il codice bancario, la cui storia ha in comune con quella di “Naspi” quanto sia forte la burocrazia di alcuni organi pubblici, che non comunicano persino tra loro nel medesimo Ente, e finisce col pesare comunemente sulle spalle dei malcapitati cittadini. Continua a leggere→

Il rischio del piacere. Le sostanze psicotrope dall’uso alla patologia

di Anna Paola Lacatena*

Tanto si è parlato in passato di tossicodipendenza, soprattutto in chiave moralistica, a fronte di una presunta attuale normalizzazione che ha impedito di approfondire e leggere l’evoluzione del fenomeno nel tempo.

Trasversalmente pochissimo si è parlato di piacere perdendo credibilità nei confronti dei consumatori e dei giovani, disperdendo risorse ed energie in programmi di formazione e prevenzione fuori dalle evidenze scientifiche e dalla realtà vera del consumo.

Ancora oggi l’approccio più diffuso alla sensibilizzazione e all’informazione circa l’uso di sostanze psicotrope si fonda sulla stigmatizzazione e sulla condanna.

Anche gli addetti ai lavori inciampano spesso sulla difficoltà di trattare l’argomento senza indulgere in valutazioni di merito e facili condanne.

L’antidoto e la conseguente tutela della credibilità dell’intervento dovrebbe prevedere invece una maggiore attenzione nei confronti del concetto di piacere. Continua a leggere→