Storie di Iban

di Davide Pizzi*

Prologo

È proprio vero che non si finisce mai di imparare, e la storia di Iban, pseudonimo per mantenere segreta l’identità della persona, mi ha mostrato ancora una volta quanto la burocrazia possa essere farraginosa fino all’inverosimile.

Il protagonista di questo racconto, quindi, si chiamerà Iban, proprio come il codice bancario, la cui storia ha in comune con quella di “Naspi” quanto sia forte la burocrazia di alcuni organi pubblici, che non comunicano persino tra loro nel medesimo Ente, e finisce col pesare comunemente sulle spalle dei malcapitati cittadini.

Introduzione

Iban è una persona anziana, non più autosufficiente, recentemente riconosciuta invalida civile al 100%, e con diritto all’indennità di accompagnamento. Come molti pensionati, ha già accreditato da molto tempo sul libretto postale la sua pensione INPS di vecchiaia. Ora viene il bello della storia: Iban, dopo aver ricevuto il verbale della commissione invalidi civili, ed aver appreso con gioia che gli è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento, dalla missiva scopre una cosa che non comprende: il modello AP70.

La burocrazia non poteva mancare

Iban non è in grado di deambulare, e necessita per qualsiasi spostamento fuori della sua abitazione di essere accompagnato. Tutto ciò ogni volta comporta un grande sforzo fisico per lui, affianco alla difficoltà di concordare la giornata e la durata del trasporto con l’accompagnatore. Il modello AP70 serve all’INPS, nella fase concessoria per la liquidazione della pensione di invalidità civile o dell’indennità di accompagnamento, per poter successivamente accreditare gli assegni al beneficiario. Solitamente chi è sprovvisto dell’apposito PIN per accedere al sito dell’Istituto, invia il modello telematico tramite un ufficio di patronato, e nella compilazione del modulo, in un’apposita casella, è richiesto il codice iban, necessario all’INPS per effettuare i futuri versamenti. Comunicare il proprio iban avrebbe senso solamente nel caso in cui il beneficiario non fosse mai stato prima di allora un pensionato INPS di qualsivoglia categoria, ma dato che l’Istituto, nel caso del protagonista di questa storia, già ne è in possesso perché versa la pensione da lavoro, che senso ha chiedere nuovamente lo stesso codice? Perché scomodare un cittadino invalido per un puro pleonasmo? L’accredito dell’indennità di accompagnamento non potrebbe andare avanti in automatico senza ulteriori passaggi?

“Non trovo l’iban!”

Iban dopo essersi recato al patronato, portando con sé tutti i documenti e il libretto postale, scopre la brutta notizia: il solo numero del libretto non basta, serve anche il codice iban! Tornato a casa, dopo aver cercato invano nel contratto per l’apertura del libretto nominativo postale, non trova traccia alcuna del codice. All’epoca, l’ufficio postale aveva sbrigato tutta la pratica per l’accreditamento della pensione, e lui non aveva dovuto fare altro. Inoltre, a differenza del conto corrente, non essendo possibile con il libretto di risparmio ricevere bonifici da terzi, ad eccezione del solo Istituto Previdenziale, nel contratto le Poste non indicano il codice iban. L’unica soluzione, perciò, è di andarlo a chiedere direttamente allo sportello postale, ed è ciò che il signor Iban ha dovuto fare, per poi far ritorno di nuovo alla sede del patronato.

Breve riflessione

Questa storia mi ha spinto ad un’intima riflessione su di me e sulla mia categoria professionale, che in alcuni servizi soffre molto la predominanza della burocrazia, talvolta anche a scapito dell’autonomia professionale che diventa limitata. Quante volte, noi operatori sociali, anche senza accorgercene, agiamo spinti dal “pilota automatico” delle procedure burocratiche, che si installa come un virus informatico dentro di noi, impedendoci di riflettere sul senso delle cose che facciamo, sulle lungaggini che causano, e sul relativo peso che grava sugli utenti. In tutta questa storia mi sono chiesto: perché non viene utilizzata la modernissima tecnologia informatica di cui da tempo disponiamo per semplificare seriamente la burocrazia? Usandola, si sarebbe potuto riscontrare, per esempio, dal codice fiscale, che il signor Iban, invalido civile è lo stesso che riceve la pensione di vecchiaia, e quindi, anche su quale conto versare l’assegno per l’indennità di accompagnamento. Ma a quanto pare, la burocrazia continua ad avere la meglio. Fino a quando sarà così? Come operatori come possiamo far sentire la nostra voce per difendere i nostri assistiti, e provare a cambiare un po’ alla volta lo status quo?

 

*Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Puglia, e curatore del blog personale: https://assistentesocialereporter.wordpress.com/

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