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Primo Rapporto sul lavoro di cura in Lombardia

Sergio Pasquinelli *

ImmagineSono quattrocentomila gli anziani non autosufficienti in Lombardia. Chi si prende cura di loro? Su quali risorse le famiglie possono oggi contare? Di che cosa c’è più bisogno?

Questo Rapporto sociale mette al centro il lavoro di cura a favore degli anziani non autosufficienti in Lombardia. I cambiamenti che lo riguardano. I bisogni che esprime.

Questo rapporto, che verrà presentato giovedì prossimo a Milano, propone un viaggio. In un mondo che crediamo spesso di conoscere ma che in realtà conosciamo poco. Lo conosciamo in modo parziale, frammentario, per esperienza diretta o per sentito dire. Su questo mondo manca una visione di insieme, una conoscenza che unisca le molte tessere, uno sguardo che faccia sintesi.
Un’analisi costruita con la collaborazione preziosa di 15 partner afferenti al mondo della cooperazione sociale, dell’associazionismo, dei sindacati e degli enti locali. In cui si analizza a tutto tondo la realtà del lavoro di cura a favore degli anziani non autosufficienti, con uno sguardo ai cambiamenti in atto, le opportunità e le sfide, e con proposte riguardanti lo sviluppo della rete dei servizi.
Il Rapporto contiene due approfondimenti. Un’indagine su un vasto campione di famiglie lombarde con anziani non autosufficienti, in cui è stata esplorata la figura dei caregiver familiari: chi e quanti sono, come si organizzano, i loro bisogni, l’uso e l’interesse nei confronti dei servizi. E un’analisi degli interventi volti a qualificare il mercato privato della cura – le badanti – che ne evidenzia punti di forza e di debolezza, criticità e direzioni di crescita.

L’appuntamento è a Milano la mattina di giovedì 21 maggio.

Per iscrizioni:  www.prosp.it/presentazioneLC

Scarica la Locandina dal sito dell’Irs

* IRS e vicedirettore Prospettive Sociali e Sanitarie

Famiglie, anziani, lavoro di cura

di Patrizia Taccani*

DSCN3379 (2)Potrei pensare a un Quid sulla cura familiare degli anziani…”. Ricordo di avere buttato lì, in una riunione di redazione di PSS, questa proposta. Ricordo anche di essere stata assalita da subitaneo pentimento. Ma che avevo da dire, ancora, sul lavoro di cura familiare che non fosse già stato detto, che non avessi io stessa già detto? Tuttavia, l’accoglienza favorevole dei presenti fu elemento di gratificazione e spinta a sottoscrivere un impegno cui compresi non mi sarei sottratta. Del resto, mi dissi tempo dopo – quando affogavo tra le annate della rivista (in parte cartacee, in parte online) -qualche motivo lo avrò avuto per lasciarmi andare a formulare quella benedetta proposta… Continua a leggere

Narrazione autobiografica e scrittura d’esperienza: le storie che non sono ‘chiacchiere da salotto’

Roberto Cerabolini *

conversationNel lavoro di cura rivolto a persone e famiglie interessate da malattie gravi, stati cronici di disagio o disabilità, accade frequentemente di trovarsi di fronte alla produzione spontanea e abbondante di narrazioni riguardanti la vita dell’individuo, o dei famigliari che lo assistono.
Le persone malate o interessate da menomazioni parlano di sé, appena possono, delle loro sofferenze come degli aspetti gradevoli della loro vita, e molto dei desideri e dei sogni che ne alimentano l’esistenza.
La produzione di diari e di autobiografie, non necessariamente artistiche, è abbondante in queste tipologie di individui, e ciò non è casuale. Come ha rilevato J. Bruner il meccanismo generativo della narrazione “è la difficoltà, un ostacolo, un problema percepito… un pericolo.” Le difficoltà possono attrarre la nostra attenzione e ci stimolano a “estendere ed elaborare il nostro concetto del Sé. E’ affrontando problemi e difficoltà, reali o immaginati, che modelliamo un Sé che si estende oltre il qui e ora degli incontri immediati, un Sé capace di contenere sia la cultura che dà forma a quegli incontri, sia le nostre memorie di come abbiamo fatto fronte a essi in passato” (Bruner J., 1997). Continua a leggere

Tra cinque minuti in scena

di Diletta Cicoletti e Francesca Susani*

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Nel cineforum della cittadina di mare dove mi trovavo con i miei figli settimana scorsa, trasmettevano un film che mi ero persa a Milano: Viaggio sola, di Maria Sole Tognazzi.
Ho pensato di poter lasciare il piccolo con la nonna e di portare con me il grande a vederlo, non senza prima chiedere a l’amica-collega Diletta, che l’aveva già visto, se c’erano scene non adatte ad un dodicenne.
Lei me ne ha citato un paio… ma insieme abbiamo pensato che potessi correre “il rischio”…
(Per chi volesse approfondire l’opinione di Diletta Cicoletti sul film “Viaggio sola”: vi segnalo questo suo bel post apparso su Conciliazione Plurale). Continua a leggere