Archivi categoria: Esperienze

Counselling e abilità di counselling: quella marcia in più…

di Debora Rota*

sassiTutto comincia quando il Presidente della mia Cooperativa mi dice che apriremo una Residenza Sanitaria per persone Disabili …
Lavorando da tempo per la Cooperativa C.R.M. di Milano, in quel momento come coordinatrice di una struttura diurna per disabili, mi sentivo, un po’ presuntuosamente, di conoscere bene “la materia” di cui stavamo parlando e così ho accettato di buon grado di inoltrarmi in questa avventura.
Partono da subito colloqui con il personale da assumere, colloqui con le assistenti sociale dei Comuni alla ricerca di strutture per i propri residenti disabili  in condizione di necessità, colloqui con le famiglie che ancora stanno facendo i conti con “l’inevitabile destino” di dover, il più tardi possibile, abdicare dal potere assoluto di badare ai propri figli in favore di “residenze altre”,  con famiglie che desiderano capire di che “nuova casa” stiamo parlando. Continua a leggere→

Nuove metodologie al servizio della tutela

Elena Merluzzi*

sad-family-vector-character-cartoon-illustration_fJuZ3JuuFamily group conference. Quando trovai questa sigla su internet rimasi subito affascinata dal nome da cui si intuiva una metodologia basata sull’interventismo, intravedendo così nuove possibilità di applicazione nell’ambito lavorativo.

Il libro “Lavorare con le famiglie nella tutela minorile. Il modello delle family group conference” delinea in modo concreto e puntiglioso il processo suddetto, interpretato egregiamente dalla sua autrice Francesca Maci, prima esperta italiana dell’argomento, anch’ella affascinata da questo processo quando ne venne a conoscenza in Inghilterra.

Nato nell’ambito della tutela minorile, la family group conference (d’ora in poi fgc) viene applicata anche in altri ambiti (ambito scolastico, penale ). Tre parole per definire la fgc: processo. Facilitatore. Advocacy. E’ un processo gestito da un facilitatore il quale sostiene la famiglia nella progettazione, mentre l’advocacy sostiene i bambini e i ragazzi nel confronto con gli altri membri della famiglia allargata. Continua a leggere→

I PSS LAB: come dove perchè

6479503045_1b9c7b7510_bAbbiamo pensato che PSS, nella sua second life, avrebbe dovuto contare sulla sua community (blog e facebook + twitter e Linkedin), ma anche sulla sua comunità, fatta di persone che leggono la rivista, alcune da tanti anni, di operatori che cercano spesso informazioni su attività e progetti, ultimamente magari di progetti “innovativi”, di studenti che cercano fonti informative e collegamenti con i propri oggetti di studio, di docenti che alimentano così i propri riferimenti teorici con parti esperienziali e progettuali che connettono i saperi esistenti nel nostro welfare.

Per questo abbiamo pensato a laboratori in presenza, su varie tematiche, per iniziare sul tema della scrittura professionale con il LAB in avvio il 13 aprile:

“Volti e risvolti della scrittura professionale: deontologia ed etica all’epoca del web 2.0” 

 

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Paradosso all’italiana del Welfare redistributivo

di Davide Pizzi*

COMO 01.09.2013Introduzione

Molte ricette culinarie tradizionali della mia regione (come di tutte penso), che caratterizzano la famosa cucina mediterranea, sono nate in tempi di “magra”, quando i contadini dovevano fare i conti con l’annata andata male. Se da un lato c’erano pochi ricchi che potevano permettersi di mangiare carne tutti i giorni (ed erano solo loro a soffrire di gotta), e potevano permettersi sprechi, considerato che non avevano problemi a reperire risorse, dall’altro lato, c’era chi doveva aguzzare l’ingegno per necessità. Risultato: molti piatti succulenti, semplici alla preparazione, e sani sono ancora oggi degustati e apprezzati da molti. Continua a leggere→

Il punto di vista del “sociale” e del “sanitario” nella loro integrazione. Un’intervista doppia

di Elisa Fois *

logo SUSSNovembre 2008: la Regione Piemonte emana una DGR (la DGR 55-9323/08) per la creazione sul territorio dei cosiddetti ‘sportelli unici sociosanitari’: basta con i giri infiniti e tortuosi per i cittadini, serve un unico posto per risolvere tutto. All’esame della realtà, una missione impossibile. Si tratta tuttavia di un’opportunità unica per lavorare sull’integrazione sociosanitaria, per metterci mano davvero (1).
Un educatore e un’assistente sociale dei servizi sociali e un’infermiera dei servizi sanitari: questa l’èquipe degli ‘argonauti’ che hanno cercato – nella zona del biellese occidentale – di dar risposta alla domanda: ‘di che cosa è fatta l’integrazione socio sanitaria?’.

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