I PSS LAB: come dove perchè

6479503045_1b9c7b7510_bAbbiamo pensato che PSS, nella sua second life, avrebbe dovuto contare sulla sua community (blog e facebook + twitter e Linkedin), ma anche sulla sua comunità, fatta di persone che leggono la rivista, alcune da tanti anni, di operatori che cercano spesso informazioni su attività e progetti, ultimamente magari di progetti “innovativi”, di studenti che cercano fonti informative e collegamenti con i propri oggetti di studio, di docenti che alimentano così i propri riferimenti teorici con parti esperienziali e progettuali che connettono i saperi esistenti nel nostro welfare.

Per questo abbiamo pensato a laboratori in presenza, su varie tematiche, per iniziare sul tema della scrittura professionale con il LAB in avvio il 13 aprile:

“Volti e risvolti della scrittura professionale: deontologia ed etica all’epoca del web 2.0” 

 

Perchè la scrittura

La scrittura nelle professioni sociali, educative e sanitarie è diventata nel corso degli anni l’anello debole tra le attività e le mansioni che i professionisti e gli operatori sono tenuti e chiamati a svolgere.
Scrivere “porta via tempo”, ma per molti operatori è diventato anche un modo per esprimere se stessi nel proprio lavoro. La scrittura è connessa agli adempimenti burocratico-amministrativi, alla compilazione di schede, cartelle, strumenti di valutazione. I professionisti sono quindi spesso alla ricerca di indicatori sintetici, che producano valutazioni immediatamente leggibili e comunicabili; che facciano anche un po’ magicamente “recuperare tempo” a tutti: colleghi, utenti, altre professionisti.

La scrittura è frutto di conoscenza (delle potenzialità del mezzo), di esperienza (basata su propri tentativi, ma anche su quelli realizzati da altri), di operosità (quella di chi prova e valuta e riprova) e di fiducia: in sé e nella propria capacità di dire” (Canevaro e Chiantera).

Il racconto di un incontro con una famiglia esce così dai servizi e viene raccontato come esperienza pubblica (proprio qui su Scambi abbiamo avuto diversi esempi di questo), diventa un’occasione per rappresentare ad altri cosa significa “fare” lavoro sociale. E spesso gli “altri” a cui ci si rivolge sono un pubblico molto ampio, anche non specializzato, esterno al mondo dei servizi. Dunque in questa esposizione ci sono rischi. Infine può essere letto come un bisogno di confronto, di scambio rispetto ad alcune situazioni drammatiche, ad alcune fatiche che gli operatori obiettivamente in questa fase si trovano ad intercettare.

C’è poi il mondo social, che accoglie e sta accogliendo sempre più assistenti sociali giovani che cercano luoghi e occasioni di confronto e, perché no, anche di lavoro. Per esempio un gruppo di assistenti sociali ha voluto costruire un sito per raccontare il lavoro degli assistenti sociali con gli occhi di chi si è avvicinato da poco alla professione (www.chisonogliassistentisociali.it).

Ci domandiamo come questi percorsi possono essere seguiti nel rispetto dell’etica professionale e del codice deontologico, nonostante l’uso di strumenti non convenzionali come i social network? Se sì, quali attenzioni, quali sguardi assumere?

E’ un contesto sociale che ha bisogno oggi più che mai di vitalità, di incontri, di rafforzamento di legami che oggi sono estremamente deboli (definizione non di oggi…).

A Milano il 13 aprile parte il primo PSS LAB. Ci sono ancora alcuni posti disponibili. Scrivici… e leggi il programma: PSS LAB_scrittura.

Anche voi potete proporre laboratori che siano vicini a interessi, esperienze. Noi penseremo a realizzarli… 

Stay tuned….