Il paradosso della scelta

Non succede più che tu vada dal dottore e il dottore ti dica cosa devi fare.
Invece, vai dal dottore, e il dottore ti dice: Ok, potremmo fare A, oppure B. A ha questi benefici e questi rischi. B ha questi benefici e questi rischi. Cosa vuol fare?
Tu gli dici: Dottore, cosa dovrei fare?
E il dottore dice: A ha questi benefici e questi rischi, e B ha questi benefici e questi rischi. Cosa vuoi fare?
E tu ribatti: Dottore se lei fosse me, cosa farebbe?
E il dottore: Ma io non sono lei.

Il risultato lo chiamiamo autonomia del malato, espressione che lo fa sembrare una bella cosa. Ma in realtà non è che uno spostare il peso e la responsabilità del prendere decisioni da qualcuno che sa qualcosa, ossia il dottore, a qualcun altro che non sa niente – e quasi certamente è malato – e quindi non nella condizione ideale per prendere decisioni, ovvero il paziente.

Un manager medico per i progetti di Vispe

Dirigente d’azienda in pensione, Pier Luigi si laurea in Medicina realizzando un sogno che aveva sin da giovane. Ma in Italia i medici sono già troppi e decide di dedicarsi ai paesi in via di sviluppo.
Entrato in contatto con diverse organizzazioni umanitarie, da qualche anno collabora con Vispe, Volontari Italiani per lo sviluppo dei paesi emergenti, organizzazione fondata da Don Cesare Volonté, parroco di Casirate di Lacchiarella.

L’attività

Vispe raccoglie volontari con ogni tipo di professionalità e segue progetti, finanziati prevalentemente da privati, in particolare in Nepal e nel nord del Brasile, in Amazzonia. L’organizzazione è affiancata e aiutata dal ordine di suore, sempre fondato da Don Cesare: Le piccole apostole di Gesù.
PierLuigi è stato a febbraio di quest’anno ad Arame, città di 20.000 abitanti, nello Stato del Maranhao, nel Nord del Brasile, dove ha sede un’estesa Parrocchia, seguita da Don Arturo, sacerdote milanese. Continua a leggere→

È una questione di diritti!

Domenica 28 aprile abbiamo assistito all’intervista di Fabio Fazio al professor Stefano Rodotà. Mille i collegamenti che lui stesso ha fatto con il sistema di diritti ‘mancato’ e fortemente richiamato dalla nostra Costituzione.

La parte che è sembrata più interessante e centrale è il riferimento ai diritti come punti di riferimento imprescindibile per pensare a politiche progressiste e non regressive. “Ciò che oggi ha un costo se trascurato fra qualche anno avrà un costo insostenibile. Basta ascoltare cosa dice la carta dei diritti”. L’Europa non esiste? Bene, proviamo invece a pensare alla carta dei diritti dell’Unione Europea. Se seguiamo l’idea che l’Europa è un riferimento in tema di diritti sociali, allora sarà più semplice  pensare all’Europa come riferimento e non come gabbia di regole e di austerity. Idee chiare, parole semplici. Fa un cenno anche al reddito minimo di inserimento, che in questi mesi ha avuto tanti nomi diversi: reddito di cittadinanza, reddito di base, reddito minimo.

Quale reddito minimo?

Il prossimo editoriale di Emanuele Ranci Ortigosa, direttore di Prospettive Sociali e Sanitarie, sarà proprio dedicato a questo tema. Comparirà sul n. 4/2013 di PSS, ma lo trovate anche scaricabile dal sito. Eccone un estratto. Continua a leggere→

Family coaching: un altro modo di intendere la crisi

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Ho incontrato Elena Giudice una mattina piovosa, a casa sua. Volevamo costruire dei link tra le nostre esperienze, provare a conoscerci per confrontarci su prospettive future e professionali per le quali Elena sta già lavorando da tempo.Ho saputo dei suoi progetti attraverso un compagno di liceo che mi ha suggerito di provare ad incontrarci per far convergere reciproci sforzi e reciproche riflessioni sul tema della conciliazione, delle famiglie, della crisi. Mi parla del “family coaching” come approccio e metodo che può dire qualcosa di importante in questo momento in cui è così difficile pensare anche un po’ a sè, alle proprie aspirazioni, prospettive. Continua a leggere→

Un progetto a Milano per donne immigrate: Giulia e le sue mamme arabe

foto 1di Francesca Susani*

Ho conosciuto Giulia Zamberletti quando i nostri figli più grandi iniziavano la prima elementare. In maternità per la sua terza figlia, era la mamma sempre presente che aveva un po’ di tempo in più da dedicare alla scuola. Poi è sparita, la figlia più piccola al nido e il desiderio di ritornare a lavorare.
Il suo passato di educatrice, gli studi sociali, la sua cooperativa Cascina Animata… la ritrovo qualche anno dopo con un bellissimo progetto avviato.
La invito a casa per farmi raccontare, arriva tutta trafelata tra la riunione delle medie e un incontro del Comitato di Quartiere a cui deve ancora andare.
Sorseggiando una birra mi parla del suo ultimo progetto: “Assaggi di cultura”. Continua a leggere→