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Welfare dei Diritti: una cronaca del convegno

di Emanuele Ranci Ortigosa*

emanuele che parla2Lo scorso 8 aprile a Milano si è svolto il preannunciato convegno “Costruiamo il Welfare dei Diritti. Ridefinire le politiche sociali su criteri di equità ed efficacia”. Ne siamo molto soddisfatti sia per l’impegno e la qualità degli interventi, sia per la larga e attenta partecipazione di più di trecento amministratori, dirigenti, esperti, operatori delle politiche e dei servizi sociali, provenienti da varie realtà, nazionale regionali e locali, e impegnati in varie esperienze, pubbliche e del privato sociale. Preziosa anche la presenza di più deputati delle Commissioni della Camera Lavoro e Affari sociali (Carnevali, Dell’Aringa, Lenzi, Piazzoni, oltreché, come discussant, la senatrice Guerra), che stanno svolgendo il lavoro istruttorio sul ddl delega governativo di introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, con audizioni in merito a cui siamo stati invitati a esporre le nostre valutazioni e proposte. Continua a leggere

Siamo o non siamo promotori di giustizia sociale?

hands-1022028__180di Elena Giudice*

L’articolo di Joanna Nicolas, pubblicato su The Guardian il 20 ottobre scorso, esplicita il punto di vista dell’autrice sui motivi per cui nella tutela dei minorenni non si persegue realmente un  fondamento della professione: la giustizia sociale.
La Nicolas racconta che è diventata assistente sociale a causa di una forte sensazione che il mondo fosse ingiusto. Ma lavorare nel campo della tutela dei minorenni le ha mostrato che la giustizia non è una priorità. Immediatamente, il suo punto di vista mi ha fatto risuonare tanti campanelli che neanche l’arrivo della slitta di Babbo Natale! La pancia mi urlava ‘ha ragione’. Poi, con calma, ho diradato l’emozione – almeno per oggi! – e riflettuto che concordo in parte con questa percezione. Solo in parte però. E i però sono dovuti principalmente ai motivi specifici per cui secondo la Nicolas non si perseguirebbe la giustizia sociale. L’Italia non è la Gran Bretagna. Continua a leggere

Quando muore una persona della quale ci prendiamo cura

di Pierluigi Emesti*

Disegno di Irene Esposito

Disegno di Irene Esposito

Vorrei provare a condividere delle emozioni e delle riflessioni che mi stanno sorgendo dal cuore, dalla pancia e dalla testa.

Nel lavoro di cura di persone fragili, capita che si debba assistere a delle morti.
Ogni volta però è necessario secondo me prendersi il tempo necessario per accompagnare la persona dal nostro vissuto quotidiano all’album dei ricordi.

E’ successo recentemente che una ospite del centro per disabili dove lavoro sia mancata, dopo una breve ma cruenta malattia.
Come spesso capita non ce lo aspettavamo, parlo al plurale perchè tutta l’Equipe è stata disorientata da questa notizia, anche se la situazione di questa persona era molto debilitata e non facile.

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Counselling e abilità di counselling: quella marcia in più…

di Debora Rota*

sassiTutto comincia quando il Presidente della mia Cooperativa mi dice che apriremo una Residenza Sanitaria per persone Disabili …
Lavorando da tempo per la Cooperativa C.R.M. di Milano, in quel momento come coordinatrice di una struttura diurna per disabili, mi sentivo, un po’ presuntuosamente, di conoscere bene “la materia” di cui stavamo parlando e così ho accettato di buon grado di inoltrarmi in questa avventura.
Partono da subito colloqui con il personale da assumere, colloqui con le assistenti sociale dei Comuni alla ricerca di strutture per i propri residenti disabili  in condizione di necessità, colloqui con le famiglie che ancora stanno facendo i conti con “l’inevitabile destino” di dover, il più tardi possibile, abdicare dal potere assoluto di badare ai propri figli in favore di “residenze altre”,  con famiglie che desiderano capire di che “nuova casa” stiamo parlando. Continua a leggere

La Famiglia Belier

di Francesca Susani *

51040Weekend lungo al mare, nel piccolo cinema di paese, che più che un cinema sembra un salottino dove ritrovarsi con i compagni di spiaggia, danno “La Famiglia Belier“, che non ero riuscita ad andare a vedere in città.
Ci trascino tutta la famiglia, compresa mia madre e l’amico di mio figlio maggiore, in trasferta con noi. Tre generazioni quindi: gli adulti ne usciranno con gli occhi lucidi, i fanciulli forse con qualche pensiero in più su cui riflettere.

E’ un film sulla famiglia… Sulla fatica del distacco. Solo che la famiglia in questo caso è sordomuta: padre, madre e il fratello minore di Paula Belier, che sordomuta non è e che si arrabatta tra l’aiutare nell’azienda agricola di famiglia, fare da tramite con il mondo per i suoi genitori, e vivere la sua vita da adolescente, con i suoi studi, le sue amicizie, le sue passioni, i suoi amori.
Un tema classico, l’avevamo già trovato in Billy Elliot: insegnante di paese (questa volta di musica) scopre dote particolare in giovane allieva (questa volta la voce) e le propone di portarla lontano, a Parigi, lontano dalle sue mucche, dai suoi formaggi, dalla sua famiglia. Continua a leggere