La felicità dei genitori e le politiche sociali. Spunti da uno studio internazionale

family-43873__180di Roberto Cerabolini*

Un mio maestro diceva che i figli sono il sale della vita, e in questa immagine racchiudeva il pensiero e le emozioni generalmente provate di fronte al ‘miracolo’ della procreazione, condensando decenni di studi su quella preoccupazione primaria che costituisce secondo D.Winnicott la “normale malattia” di ogni madre, ma oggi potremmo dire di ogni caregiver. In ogni cultura umana è diffusa la convinzione che i bambini procurano la felicità. L’immaginario comune del diventare genitori evoca immagini di bambini sani, ragazze o ragazzi dall’aspetto impeccabile. La difficoltà dell’essere genitori sembra pertanto confinata all’evenienza della malattia o della disabilità del figlio.

L’esperienza genitoriale, se da un lato regala intense e profonde soddisfazioni, dall’altra comporta un carico di responsabilità che, un tempo condivise con una dimensione familiare allargata, oggi ricadono sempre più sulle persone dei genitori, o principalmente su uno soltanto di loro, come accade in molte coppie separate. La scuola e gli altri servizi per l’infanzia, che svolgono una funzione sociale fondamentale per lo sviluppo dei bambini, non riescono tuttavia ad alleggerire sufficientemente il carico di responsabilità dei genitori; talvolta, anzi, lo accrescono, aggiungendo problemi anziché soluzioni. E in molti casi il genitore si trova del tutto solo nell’affrontarli, dovendosi districare tra reti e relazioni di aiuto, sovente poco connotate nel segno del sostegno.

Contrariamente ad ogni aspettativa, un recente studio internazionale, che sarà pubblicato a settembre da Jennifer Glass, Ph.D. – Professore di Sociologia alla University of Texas (Austin), sostiene che attualmente in diversi paesi occidentali -U.S. in testa- l’esperienza dei genitori è piuttosto lontana dalla condizione di felicità, mettendoli a confronto con persone senza figli.

La stessa Glass ne ha parlato qualche giorno fa sul sito del Council on Contemporary Families https://contemporaryfamilies.org/brief-parenting-happiness/ esaminando i dati contrastanti provenienti dalla comparazione di 22 paesi europei e di lingua inglese. I deficit di felicità dei genitori variano notevolmente da paese a paese; in alcuni paesi, come la Norvegia e l’Ungheria, i genitori sono in realtà più felici di coloro che non hanno figli.
Le cause ipotizzate responsabili di questa situazione sono legate ai differenti costi – tempo, denaro ed energia – del crescere i figli nei paesi presi in esame. Le diverse politiche sociali sembrano essere responsabili delle differenze rilevate nella vita dei genitori presi in considerazione, con particolare riferimento alla durata del congedo parentale retribuito, al numero delle giornate retribuite per malattia, ai giorni di permesso garantiti per legge, al costo della cura dei figli nei primi due anni in relazione alla retribuzione media, e all’estensione della flessibilità degli orari di lavoro offerta ai genitori con figli a carico. I ricercatori hanno costruito una misura sintetica che esprime tutti questi elementi, in modo da differenziare i paesi con una buona politica d sostegno dei genitori da quelli con politiche di minor favore per i genitori. Questi dati sono stati posti in relazione, per tutti i 22 paesi, con il loro prodotto interno lordo e il tasso di fertilità, per assicurarsi che i risultati non dipendano semplicemente dal fatto di vivere in un paese più ricco piuttosto che in uno più povero.

I risultati della ricerca sono stati sorprendenti. Gli effetti negativi sulla condizione dei genitori sembrano del tutto legati alla presenza o assenza di politiche sociali che consentano di conciliare il lavoro con gli obblighi familiari. E questo accade sia per le madri che per i padri. Nei paesi con migliori politiche sociali non si individua alcun divario del grado di soddisfazione tra genitori e non genitori. Inoltre, gli effetti positivi delle politiche di sostegno alla famiglia non vanno a scapito dei non genitori, migliorano la qualità della vita di tutti i cittadini, che abbiano figli o meno. Nel contesto europeo potrebbe sembrare banale, ma per i cittadini statunitensi le misure che consentono la retribuzione dei giorni di malattia e la sicurezza di un periodo di vacanza garantito sono in grado di rendere tutti più felici, con un maggior grado di soddisfazione per i genitori di figli minori.

Un altro dato interessante è che i contributi dati ai genitori, sotto forma di assegni familiari o pagamenti mensili, risultano avere meno effetto sulla felicità dei genitori in confronto con la possibilità di fruire di strumenti per conciliare il lavoro con la cura dei figli. Questi dati riguardano in particolare molti paesi europei, che prevedono assegni familiari in quantità variabili, senza che queste misure comporti un impatto significativo sulla relativa felicità di madri o padri rispetto ai non genitori.

Sono state trovate alcune differenze nel confronto tra padri e madri. I padri sembrano maggiormente favorevoli alle politiche di erogazione di contributi in denaro (costi di assistenza all’infanzia, in particolare), e le madri più gratificate dalle politiche che assicurano una maggior vicinanza ai figli (specialmente la retribuzione di malattia e ferie). Ma queste differenze di genere sono di minore entità rispetto all’importanza del contributo che deriva dalla presenza di politiche per la famiglia che conciliano la cura dei figli con il lavoro retribuito.

Questa ricerca fornisce prove evidenti a supporto di intuizioni già presenti nel dibattito sulle politiche sociali a favore della famiglia, e delle sperimentazioni frammentate ed episodiche che sono state realizzate; conferma l’opportunità di procedere in modo più mirato e corposo nella direzione di misure di welfare mirato a bisogni ed obiettivi specifici.

Gli esiti di questo studio sono utili per le indicazioni che forniscono, e riportano in primo piano l’importanza della cura della relazione nell’esperienza della genitorialità. La maggior soddisfazione dei genitori, infatti, risulta legata a quelle misure che -facilitando la soluzione dei problemi di accudimento- consente ai padri e alle madri di dedicare tempo al rapporto con i figli, per ricavarne quella felicità che può fare davvero dei figli ‘il sale della vita’.

* Psicologo e psicoterapeuta; redattore di Prospettive Sociali e Sanitarie

L’articolo è già apparso sul blog dell’autore in giugno