Considerazioni sull’appropriatezza dei progetti individualizzati nell’area della disabilità

di Walter Fossati*

pennarelli-1In Lombardia, una parte degli educatori professionali che operano nei C.D.D. e nelle R.S.D. non possiedono il titolo abilitante.

L’Assessore regionale alla Famiglia, solidarietà e volontariato, Maria Cristina Cantù, con una propria comunicazione, in data 20 dicembre 2013, ha risposto alla interrogazione n. 2106, sottoscritta dai consiglieri regionali Borghetti, Carra, Gaffuri e Valmaggi (Gruppo Consigliare del Partito Democratico).
L’oggetto dell’interrogazione riguarda le “Figure professionali da adibire ai Centri Diurni con Disabilità grave –C.D.D. e alle altre unità d’offerta dell’area sociosanitaria”.
Il punto centrale dell’interrogazione è un fatto assai dibattuto ed è rappresentato dall’Educatore professionale; nel vigente ordinamento universitario, ci sono due classi di laurea, con indirizzo diversificato.
La classe di laurea L/SNT/2  della sanità e la classe 19 ad indirizzo socio-culturale.
Per evidenziare la differenza fra le due classi di laurea è indicativa la diversa inclusione delle discipline sanitarie nei rispettivi piani di studio.

A Milano, il corso L/SNT2 in Educazione Professionale è attuato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi.
In tale corso di laurea, le discipline sanitarie sono presenti nei tre anni di studio:  si tratta di Scienze dei servizi sanitari (diagnostica per immagini e radio terapia, igiene generale e applicata, medicina del lavoro); Scienze infermieristiche e tecniche neuropsichiatriche e riabilitative, metodi e didattica delle attività motorie; Scienze mediche di base (fisiologia, biochimica, anatomia umana); Clinica e terapia medica (farmacologia, patologia clinica, neurologia); Psichiatria e neuropsichiatria infantile; Psicologia clinica.
Tutto ciò per un totale di 47 crediti formativi universitari.
Sempre a Milano, il corso di laurea della classe 19 si attua sia all’Università Cattolica, che all’Università Statale Milano Bicocca.
All’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione, le discipline sanitarie sono assenti nei primi due anni di studi, mentre sono presenti con un’unica disciplina,  psicologia clinica dello sviluppo (facoltativa), nel terzo anno, per un totale (assai poco significativo) di 5 crediti formativi universitari.
Anche all’Università Statale Milano Bicocca, il corso di laurea dell’educazione (classe 19) il piano di studi non prevede le discipline sanitarie nei primi due anni, mentre nel terzo anno è contemplata  psicologia clinica e  psicologia clinica di comunità, per un totale di 12 crediti formativi universitari.
Da ciò si deduce, in modo chiaro e non equivoco, che la formazione e la preparazione del corsista laureato al corso in Scienze dell’Educazione (Classe 19) non è di carattere sanitario o  sociosanitario, ma è tale da consentirgli di operare in ambiti completamente diversi.
La risposta dell’Assessore all’interrogazione è significativa e, nel contempo, preoccupante, sotto due profili.
Sotto il profilo quantistico, in quanto la risposta indica la presenza degli educatori professionali, delle diverse classi di laurea, operanti nei C.D.D. e nelle R.S.D.

I dati  si riferiscono all’anno 2012.
Su un totale di 2158 educatori professionali operanti nei C.D.D. in Lombardia, 1114 sono gli educatori della classe 19 (ad indirizzo socio-culturale)  e 600 sono gli educatori della classe L/SNT2 (ad indirizzo sanitario).
Su un totale di 1209 educatori professionali  operanti nelle R.S.D. in Lombardia, 917 sono gli educatori della classe 19 (ad indirizzo socio-culturale) e 216 sono gli educatori della classe L/SNT2 (ad indirizzo sanitario).
Inoltre, quale aspetto che appesantisce ulteriormente il quadro della situazione, operano nei C.D.D. 416 educatori senza titolo di studio (+28 con titolo non specificato) e nelle R.S.D. operano 76 educatori senza titolo di studio o con titolo non specificato.
Il secondo profilo di preoccupazione e di non condivisione riguarda la convinzione dell’Assessore, espressa nella risposta all’interrogazione di cui si tratta.
Con linguaggio burocratico, l’Assessore così si esprime: “…si ritiene che gli educatori della Classe 19 possano rientrare nell’ambito del personale educativo concorrente alla determinazione degli standard di minutaggio previsti…”
Ciò è in evidente contrasto con la vincolativa normativa dello Stato e non è rispettoso dei bisogni essenziali delle persone con disabilità grave, utenti delle unità d’offerta sociosanitarie in questione.

Per l’esigenza di rispondere appropriatamente ai bisogni delle persone assistite e per il rispetto che si deve ai loro familiari, la Giunta Regionale, a nostro avviso, deve intervenire con atti emendativi della delibera 18334/2004, nel senso di precisare che a svolgere il ruolo di educatore professionale siano chiamati soltanto gli educatori della classe L/SNT2 a indirizzo sanitario.
In definitiva, in concreto, è necessario che gli educatori della classe 19 siano tolti dal sistema sociosanitario e siano chiamati ad esprimere la loro professionalità nei sistemi socio-assistenziale e socio-culturale, nei quali sono abilitati ad operare.

* Già docente a contratto di Politica Sociale all’ Esae, per la formazione delle figure di assistenti sociali e di educatori professionali. Attualmente formatore su tematiche di welfare locale.