Sull’equa indennità dell’amministratore di sostegno

di Davide Pizzi*

3687349715_a370a2d2b2_zSi ribadisce frequentemente durante i corsi di formazione che l’amministrazione di sostegno non è né una professione, né un lavoro, né un business. La legge 6/2004 che istituisce l’istituto, non accenna in nessun modo, ovvero, non menziona, l’esistenza di una forma di compenso/retribuzione, per chi svolge il compito di amministratore. Il comma 1 dell’art. 411 cod. civ.[1], dove trova applicazione l’amministrazione di sostegno, e l’art. 379 cod. civ. che prevede la disciplina in materia di tutela, stabiliscono che l’ufficio tutelare è gratuito. L’amministratore di sostegno presta quindi la sua opera gratuitamente? È possibile ottenere un riconoscimento in termini economici per tutta l’attività svolta a favore dell’amministrato?

L’equa indennità

Il primo comma all’articolo 379 del codice civile[2] che si riferisce alla tutela, è esteso anche all’amministrazione di sostegno. L’amministratore di sostegno perciò, può avvalersi della possibilità di chiedere al giudice tutelare l’equa indennità. Per ottenere il provvedimento che liquida l’indennità è necessario depositare in cancelleria del tribunale un’istanza.

A chi spetta pagare l’equa indennità?

“Il giudice tutelare tuttavia, considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità”. Così recita il comma 1° dell’articolo 379 c.c., e gli elementi da prendere in considerazione sono due:

  1. l’entità del patrimonio;
  2. le difficoltà dell’amministrazione.

Per il calcolo dell’entità del patrimonio, si deve intendere non soltanto il patrimonio dell’amministrato, ma anche una quota da stabilire e da addebitare ai parenti civilmente obbligati. Alcuni siti web di studi legali propongono facsimili di istanze, per esempio il sito http://www.amministratoridisostegno.com/2013/09/istanza-di-liquidazione-spese-allads/ che suggeriscono le seguenti formule:

  •  può contare sull’aiuto dei suoi genitori che provvedono ad ogni sua necessità;
  • l’Ill.mo Giudice Tutelare, Voglia liquidare in favore dell’A.d.S. per l’attività svolta, la somma di € (di cui € tot. per spese sostenute, ed € tot. come equa indennità per l’impegno profuso ed il tempo dedicato all’ufficio), o altro maggiore o minore importo ritenuto di giustizia, da porre a carico del. Sig. e/o della sua famiglia.

Nell’equa indennità sono quindi richiesti tutti i rimborsi delle spese sostenute dall’amministratore di sostegno, quali: lettere, raccomandate, fax, telefonate, spese per spostamenti, marche da bollo, ecc. Ma anche un vero e proprio compenso, quale riconoscimento dell’impegno e del tempo profuso, stabilito in proporzione al patrimonio dell’amministrato, e che può essere posto a carico dei parenti civilmente obbligati!

Il caso del sig. Francesco

Portatore di handicap in condizione di gravità, ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92, dispone come unica fonte di sostentamento: la pensione di invalidità civile e l’indennità di accompagnamento. I genitori anziani, dopo avergli offerto assistenza continuativa per oltre trent’anni, non potendo più badare a lui, e preoccupati del suo futuro quando loro non ci saranno più, hanno deciso di inserirlo in una struttura protetta. Essi hanno presentato istanza al Tribunale, e hanno ottenuto la nomina di un amministratore di sostegno. Il giudice tutelare, avendo riscontrato l’assenza di parenti entro il quarto grado nella rete familiare che si facesse carico dell’amministrazione, ne ha nominato uno d’ufficio: un avvocato.

 L’iniqua indennità pagata dal sig. Francesco

Al termine del primo anno di amministrazione, il sig. Francesco ha pagato € 3000,00 al proprio amministratore, pari a € 250,00 mensili. Il compito dell’amministratore di fatto, consisteva ogni mese nel pagare la retta di € 750,00 alla RSSA, e di depositare € 50,00 per le spese personali del suo amministrato. Il sig. Francesco come unica entrata ha la pensione d’invalidità civile, più l’indennità di accompagnamento, il cui totale ammonta a € 800,00 circa, e possedeva un libretto di risparmio con circa € 15.000,00. I genitori inoltre, pagano tutte le altre spese extra: farmaci, vestiario, ecc. Bastano pochi conti per capire che, se il Giudice tutelare continuasse ad assegnare ogni anno lo stesso importo per l’equa indennità, il sig. Francesco nel giro di cinque anni non avrà neanche più un centesimo sul libretto di risparmio!

 …considerando l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione

In base a quale criterio il Giudice tutelare ha stabilito un’equa indennità pari a circa 1/5 delle sostanze del sig. Francesco? Se si prende in considerazione il criterio precedentemente espresso nel punto A, si capisce presto che il patrimonio è basso, e che i risparmi serviranno per sostenere le spese future, per esempio protesi dentarie ecc. Se si prende in considerazione poi, il criterio B, quali difficoltà può avere un amministratore il cui compito è pressoché quello di effettuare il facile pagamento mensile della retta?

Il nuovo ricorso dei genitori

Dopo poco meno di due anni di amministrazione, il sig. Francesco ha sul libretto di risparmio €4500,00 in meno. A quel punto suo padre ha deciso chiedere al giudice di subentrare al posto dell’amministratore, almeno fino a quando le sue forze lo accompagneranno, nonostante la sua età non più giovane, e nonostante in un primo momento aveva preferito una persona scelta dal tribunale, per garantire a suo figlio un amministratore che svolgesse il compito per un periodo di tempo più lungo rispetto al suo. Mi riferisce durante un colloquio: “non avevo scelta, se continuava ad andare avanti così, mi figlio sarebbe restato senza un centesimo in tasca. Non capisco come il Giudice tutelare possa autorizzare indennità così alte. Ho scoperto che nella richiesta d’indennità, l’amministratore di sostegno aveva dichiarato la mia possibilità di sostenere economicamente mio figlio con € 250,00 mensili, cosa che io avevo si affermato, e che di fatto stavo facendo tramite l’acquisto dei farmaci e tante altre cose necessarie”.

Conclusione

Questa esperienza, verosimilmente non un caso isolato in Italia, deve servire a suscitare una seria riflessione a distanza di dieci anni dell’istituzione dell’amministrazione di sostegno, per puntellare qua e la alcune cose che sarebbero da migliorare. Essa dimostra che basterebbe avere almeno quattro persone come il sig. Francesco da amministrare, per percepire circa € 1000,00 al mese, e senza tassazione alcuna, poiché trattasi di una indennità. Nei casi poi, di persone più facoltose, l’indennità potrebbe raggiungere quote anche più consistenti! L’equa indennità, così diffusa e assegnata con tanta facilità, rende di fatto l’amministrazione di sostegno una professione, e anche ben retribuita, nelle mani di persone, quasi sempre avvocati. Quest’ultimi, se non adeguatamente formati, a un compito così delicato, che richiede un significativo coinvolgimento empatico, rischiano di essere carenti di sensibilità, conoscenze, strumenti e saperi, di cui invece dispongono gli operatori che esercitano ogni giorno la professione sociale.

[1] Art. 411. – (Norme applicabili all’amministrazione di sostegno).
– Si applicano all’amministratore di sostegno, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli da 349 a 353 e da 374 a 388. I provvedimenti di cui agli articoli 375 e 376 sono emessi dal giudice tutelare.

[2] Gratuità della tutela: l’ufficio tutelare è gratuito. Il giudice tutelare tuttavia, considerato l’entità del patrimonio e le difficoltà dell’amministrazione, può assegnare al tutore un’equa indennità. Può altresì, se particolari circostanze lo richiedono, sentito il protutore, autorizzare il tutore a farsi coadiuvare nell’amministrazione, sotto la sua personale responsabilità, da una o più persone stipendiate.

*Assistente Sociale dell’Ordine Regionale della Puglia

22 pensieri su “Sull’equa indennità dell’amministratore di sostegno

  1. cesare

    la nostra storia è molto simile a quella del sig. Francesco, il caso vuole che anche mio zio si chiama Francesco è disabile al 100% anche noi siamo nelle grinfie perché in altro modo non si possono definire GRINFIE! di un avvocato che non collabora e non adempie alle necessità di mio zio FRANCESCO è ostile e minaccia di non fare nemmeno quel poco che fa se non si fa come dice lei .
    Ciò nonostante non siamo riusciti a rimuoverlo dal suo incarico in quanto il G.T. le nostre motivazioni non le ritiene sufficientemente gravi.

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  2. Annaugusta Alimenti

    Ho letto con interesse il suo articolo che tratta una delle molte criticità dell’Amministrazione di Sostegno , istituzione teoricamente utile ma spesso declinata con una allarmante superficialità che arriva a deformare e a distruggere il sostegno alle situazioni di fragilità che avrebbe il compito di sostenere . L’istituto spesso stravolge l’esistenza e si oppone alla dignità della persona ( che è , per definizione, “non incapace di intendere e di volere ” …!!! ) , sminuendone la stessa dignità .. incompetenza o interesse privato in atti pubblici ?
    Annaugusta

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      1. Gilli

        Io sono un amministratore di sostegno VOLONTARIO, non percepisco assolutamente nulla tantomeno rimborsi spese, vado ben oltre l’amministrazione del denaro xchè sono sempre presente per le varie incombenze amministrative, visite, coordinamento coi servizi sociali, sostegno alla persona beneficiaria, le risorse del mio amministrato sono risibili, e il G.T. è molto rigoroso. Non è ammissibile che ci siano professionisti che lo gestiscono come un mestiere, e lo usino perchè semmai non hanno abbastanza clienti. Ci si può rivolgere anche al Presidente del Tribunale per eventuali problemi

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  3. Giuseppina

    Chiedo consiglio per un ads (mamma che assiste il figlio), che non può svolgere attività lavorativa perchè il ragazzo maggiorenne ha bisogno di continua assistenza… il giudice ha detto di mettere in regola una persona che si occupi di lui, ma una badante costerebbe 1300 euro al mese più tredicesima ed altro… la madre che non può lavorare per questa difficile situazione, in situazione di necessità economica in quanto non ha introiti, perchè non potrebbe chiedere una somma mensile per svolgere l’attività con la cura che nessun estraneo potrebbe dare? su un mensile di 2000 euro fra varie pensioni ed accompagno, si potrebbe chiedere cosa e quanto per far sopravvivere famiglia e disabile? nessuno ci aiuta, l’avvocato non ce lo possiamo permettere e il giudice non ci riceve….

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    1. Davide Pizzi

      Gentile signora Giuseppina, ho letto con empatia la situazione drammatica di questa mamma. Non so in quale regione d’Italia viva questa mamma con il suo figliolo, perché, purtroppo, e paradossalmente, i welfare regionali sono molto diversi da regione a regione: alcuni con più risorse, altre molto poveri. Tuttavia le suggerisco di prendere contatti con la Fondazione Pormozione Sociale che prendono molto a cuore questo tipo di situazioni, e lo fanno con competenza e grande spirito di umanità. Le lascio alcuni riferimenti per prendere contatti con loro: http://www.fondazionepromozionesociale.it/ tel. 011.812.4469, fax 011.812.2595, info@fondazionepromozionesociale.it Spero di esserle stato di aiuto. Resto a sua disposizione.

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    2. Gilli

      La situazione rappresentata dalla sig.ra Giuseppina richiede una conoscenza di merito approfondita. Se può essere utile, per la mia esperienza bisogna sapere con chiarezza i motivi per cui è stata introdotta l’amministrazione di sostegno e chi l’ha richiesta, quale è l’incarico dato dal Giudice Tutelare all’AdS, sia per l’amministrazione del patrimonio che per la cura del beneficiario. Approfondito questo si può fare un’istanza motivata al Giudice rappresentando le necessità che ha la madre e facendo proposte specifiche. A mio parere non serve nessun avvocato che semmai potrebbe complicare la situazione….Molti auguri di cuore

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  4. Patrizia

    sono la mamma di un ragazzo (21anni) che in seguito ad una drammatica storia di malasanità è diventato cieco e vive u una sedia a rotelle , sono stata nominata amministratore di sostegno già da qualche anno , premetto che dopo il lungo calvario vissuto in ospedale per circa 9 mesi ,sia i che mio marito abbiamo dovuto lasciare il lavoro giacchè nostro figlio ha necessità di assistenza 24su 24 ,nella lotta per salvargli la vita aggiungiamoci anche quella con la giuastizia per avere un risarcimento che va ormai avanti da ben 14 anni , ( è stato parzialmente risarcito) quest’anno mi sono ritrovata a fare il rendiconto al GT come sempre ,soltanto che questa volta sono stata richiamata e bacchettata perchè le nostre spese vanno oltre il consentito ( in famiglia siamo in 5 ) minacciando di togliermi l’incarico essendo un amministratore ( mamma) spendaccione. E’ vero che le spese mensili sono molto elevate ,ma giustificandomi con dettagliata documentazione di ogni genere non credo di aver risolto bensì peggiorato la situazione , vivo con l’ansia che mi venga tolto l’incarico ,nel caso in cui potesse il GTagire in tal senso chi verrebb nominato al mio posto? grazie e buona serata!

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    1. Davide Pizzi

      Gentile signora Patrizia, la ringrazio per aver condiviso col suo racconto la sua drammatica situazione. La rendicontazione, come lei giustamente faceva notare, basterebbe da sola a spiegare il suo interesse di mamma che cerca di offrire il meglio per il suo amato figliolo, e come si sa, il meglio ha sempre dei costi più elevati. Trovo invece inspiegabile l’ammonimento del GT! Ad ogni modo, l’amministrato, in questo caso suo figlio, qualora il GT decidesse di toglierle l’incarico, può farsi ricevere dal giudice ed esprimere il suo parere contrario, visto che il diretto interessato è lui, e chi meglio di lui può dire se il modo di essere assistito lo soddisfa o meno. Rispondendo alla sua domanda, è prassi consueta del GT ricercare un amministratore tra i parenti entro il 4 grado (anche in linea collaterale) del futuro amministrato, infatti, questa scelta non espone l’amministrato o i suoi genitori, a dover pagare l’equa indennità ad un terzo nomitato tra uno degli amministratori iscritti nell’albo del tribunale; i parenti non hanno diritto a chiedere l’equa indennità. Pertanto, potrebbe evenutalmente subentrare a lei suo marito per esempio, visto che si tratta del legame di parentela più prossimo, e via dicendo entro il quarto grado. Di solito il GT nel decreto stabilisce un tetto di spesa massimo e mensile, e per tutte le spese extra, occorre fare richiesta a lui allegando un preventivo di spesa. Se l’entrata mensile del beneficiario dell’amministrazione è costituito dall’assegno di invalidità più eventuale indennità di accompagnamento, che in totale sono circa 809,00 euro, solitamente i GT autorizzano al prelievo dell’intero importo. Non sono a conoscenza del suo decreto di nomina, tuttavia le suggerisco di farsi indicare dal GT, qualora non l’abbia già fatto nel decreto, quale deve essere l’importo mensile di spesa che secondo lui è da ritenersi nell’interesse e nella tutela delle sostanze dell’amministrato, e la somma che lei sarà autorizzata a prelevare. Anche a lei signora, suggerisco di prendere eventualmente contatti se la situazione peggiorasse, con la Fondazione Pormozione Sociale. Le lascio alcuni riferimenti: http://www.fondazionepromozionesociale.it/ tel. 011.812.4469, fax 011.812.2595, info@fondazionepromozionesociale.it Spero di esserle stato di aiuto. Resto a sua disposizione.

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  5. Giuseppina

    Fermo restando che per me inutile rivolgermi ad associazioni che mi potrebbero solo indirizzare a richiedere benefici regionali o comunali, ai quali solo per possedere una casa non posso accedere (isee), torno a chiedere più specificatamente, con cortesia e umiltà, se ad una madre (ADS) che non può lavorare per assistere il figlio disabile e non capace di svolgere le proprie funzioni e di intendere e volere, può spettare una indennità mensile valutata dal giudice tutelare per compensare le spese che deriverebbero dall’assunzione di una badante. La richiesta che farò al giudice, senza avvocato, ho paura che possa essere rigettata per vizio di forma o qualche cavillo. in pratica vorrei chiedere 1000 euro (pari all’indennità di accompagnamento) sui 2000 totali percepiti dal figlio perchè sono impossibilitata a lavorare per assisterlo e perchè assumendo una badante costerebbe almeno 1300 euro mensili più altri importi di legge (contributi, ferie, malattie)… posso o la strada è sbagliata? ripeto che il giudice non mi riceve e ha detto di scrivere ciò che voglio e lui esaminerà. Spero in una risposta esaustiva perchè siete l’unica fonte di vero aiuto. grazie

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    1. Davide Pizzi

      Gentile signora Giuseppina, prima di rispondere al suo quesito, la invito di nuovo a prendere contatti con la fondazione che le ho segnalato, perchè hanno una lunga storia ed esperienza anche per casi specifici simili ai suoi. Oltre ad offrile un supporto morale, la possono seguire anche nel non semplice percorso che intraprenderà: mi creda, lo faccia il tentativo, non le costerà nulla. Ora rispondo al suo quesito specifico. Premetto che non sono un avvocato ma un assistente sociale ed anche amministratore di sostegno. Ribadendole che l’equa indennità, quindi una qualsiasi forma di compenso non spetta all’amministratore quando è un parente, non penso che il giudice accetterà la sua proposta, seppur a mio parere logica perché comporterebbe non solo un risparmio a suo figlio, ma anche un vantaggio a livello familiare, perché sarebbe assurdo pagare un’estraneo consentendo, invece, l’utilizzo di quel danaro per l’utilità dell’intera famiglia, tuttavia, il tentativo può sempre farlo, tentar non nuoce. Cercherei piuttosto di appellarmi ad un altro punto della legge, ossia, all’articolo 315-bis, comma 4, del codice civile, che recita: il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze ed al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa. Lei potrebbe richiedere che una parte della sua pensione sia usata per il pagamento delle utenze, del condominio, della spesa, ecc., in base ad una ripartizione proporzionata al numero dei componenti che hanno un reddito. Questa strada ha più senso, è già percorsa da altri amministratori che accolgono il proprio figlio o parente in casa, ed è condivisa da molti GT. Certo, non le darebbe la cifra da lei richiesta, ma comunque contribuirebbe al bilancio familiare. Nella speranza di esserle stato d’aiuto, la saluto e le confermo che sono a sua disposizione.

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      1. Vitiello Stefano

        ciao a tutti. per cavillo burocratico che ritengo assurdo, la madre amministratrice di sostegno non può fare la badante per il figlio invalido, cieco, con indennità di accompagno…. dobbiamo comunque mettere in regola qualcuno per giustificare le spese della pensione, che servono per la famiglia in quanto la madre non ha mai potuto lavorare. chiedevo a chi mi sa dare certezze e riferimenti, se è possibile fare un contratto per la sorella CONVIVENTE oppure anche in questo caso il giudice tutelare potrebbe trovare obiezioni….. invece di aiutare una famiglia che vive nella tragedia, la legge (ma non solo, i magistrati potrebbero essere più interpretativi e meno fiscali) mette sempre il bastone fra le ruote…

        spero in una risposta esaustiva

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  6. Pingback: La mia esperienza come Amministratore di Sostegno - Scambi di Prospettive

  7. Alessandra Colla

    Mi è appena successa la stessa cosa;: l’AD ha svuotato il conto corrente, presi 7000 euro., risparmi di mio marito gravemente malato di sclerosi multiplla. Ci ha sempre tenuti a stecchetta. . Ora mio marito è morto e lei ha svuotato il conto, lasciandomi senza un centesimo. Una VERGOGNA legalizzata.

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    1. Patrizia Taccani

      Rispondo da cittadina, non da esperta.
      Ma il Giudice Tutelare dov’era e dov’é in tutta questa vicenda? Come mai la signora Alessandra Colla non si è rivolta subito (al momento dello svuotamento del conto corrente) e non si rivolge comunque ora all’autorità giudiziaria?
      Invito anch’io alla lettura dell”articolo pubblicato di recente su SCAMBI di Prospettive a firma di Nicola Lorenzi sulla propria esperienza nel ruolo di Amministratore di Sostegno.
      Ritengo comunque, che al di là della disponibilità del singolo, il Giudice Tutelare debba seguire il caso per verificare il corretto comportamento di chi svolge un compito così importante e delicato. E non solo relativamente alla questione economica.
      Grazie per l’attenzione.

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      1. giglia bitassi

        Sono totalmente d’accordo con la sig.ra Patrizia: la sig.ra Alessandra se ritiene di aver subito questo danno, che da come è stato rappresentato è molto grave, deve assolutamente segnalarlo per iscritto al Giudice Tutelare allegando i rendiconti della banca e il certificato di decesso del coniuge.
        Giglia Bitassi

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        1. Davide Pizzi

          Ciò che occorre capire, perché non lo si intende chiaramente dal racconto della signora Colla, è se i 7000 euro mancanti siano il frutto dell’equa indennità stabilità dal giudice tutelare, o da un vero e proprio furto. In seconda battuta, se fosse vera la prima ipotesi (per la seconda siamo tutti d’accordo che si tratta di un reato e pertanto va denunciato), in che tempi il giudice ha determinato la somma di 7000 euro quale compenso all’amministratore: cioè in un anno solo o in più di uno. Resto a diposizione per ogni eventuale altro chiarimento alla signora.

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    2. Davide Pizzi

      Gentile signora Colla, ho letto solamente ora la sua drammatica e tristissima vicissitudine. Come spiegavo nel mio articolo, il giudice tutelare stabilisce l’equa indennità in base alle sostanze dell’assistito e al lavoro che l’amministratore dice di aver svolto, che non sempre è rintracciabile in tutte le fasi, nel senso che ciò che è tracciabile sono soltanto le fatture e altro genere di cose scritte (chi può smentire se effettivamente l’amministratore ha dedicato per esempio, 10 ore al mese al suo assistito?). Per tutte queste ragioni consiglio sempre ai parenti di essere loro gli amministratori, perche’ per i parenti non esiste nessuna equa indennita’, che purtroppo, come lei ha potuto rendersene conto di persona, puo’ diventare – come ho scritto nel mio articolo – INIQUA INDENNITA’!

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  8. Alessandra Colla

    E’ capitata praticamente la stessa cosa. Alla morte di mio marito l’Ad ha prelevato Tutti i risparmi, lasciandomi senza nessun reddito, dato che la sua pensiione non era reversibile (8500 euro). Posso denunciare?

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    1. Alessandra Colla

      Ringrazio tutti coloro che hanno letto il mio caso. Purtroppo ho potuto soltanto da poco avere le risorse per poter chiudere il conto corrente di mio marito (ll’AD, oltre ad aver prelevato, come mi era stato detto verbalmente dalla funzionaria della banca 7000 euro ha lasciato anche un’ulteriore piccolo debito”per le sue competenze di altri 48 euro, prendendo complessivamente 8548 euro e lasciando il conto a -48).
      La signora NON si è mai occupata di nulla, se non pagare le tasse una volta l’anno, è venuta in casa nostra in 7 anni non più di 5 volte, eccetto il periodo della mia malattia (circa 5 mesi, che mi ha costretto a cure ospedaliere. In quel periodo aveva messo badanti assolutamente inadatte alla gestione della condizione di mio marito, per due ore al giorno, lasciandolo solo di notte..e assolutamente ignoranti nella gestione dei più comuni incidenti (Per poco mio marito soffocava, dato che non tenendo conto della disfagia, gli venivano somministrati bocconi interi, uno di questi andato per traverso e, senza un minimo di intelligenza, cercato di fargli rigettare mettendo un dito in gola (senza parole! ma chi lo ha messo?).
      Questa la situazione. Mio marito è morto il 18 aprile di quest’anno. Oltrettutto la casa dove abito è “diritto di abitazione” e il cugino a cui era stata venduta da mia suocera reclama l’immobile e per tale azione , con minacce varie, si è rivolto al Tribunale facendosi difendere DALLA STESSA AMM.DI SOSTEGNO che fino a poco prima assisteva mio marito.
      Se pensate di darmi un parere vi sono infinitamente grata.

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      1. Davide Pizzi

        Gentile signora Alessandra, posso consigliarle tre cose: 1. Chiedere l’accesso agli atti in tribunale per vedere l’importo stabilito dal giudice tutelare quale equa indennità; 2. se ci sono delle discrepanze, può segnalare la cosa al consiglio di disciplina dell’ordine degli avvocati che si trova all’interno del tribunale; 3. se lei ha diritto al gratuito patrocinio, può ottenere sempre tramite l’ordine degli avvocati, un legale per intentare una causa. Spero di esserle stato d’aiuto, e le auguro ogni bene.

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