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Una tragedia con tante implicazioni sociali e politiche

foto repubblicaCi muoviamo su una sottile linea rossa, un confine fragile e allo stesso tempo tremendamente forte. Adam Kabobo in preda alla follia uccide per strada a Milano. È un “senza fissa dimora”, una persona ai margini, con un’espulsione sulle spalle, un ricorso chiesto contro la stessa richiesta di espulsione. Davide Carella, 21 anni, non ce l’ha fatta, Alessandro Carolè, 40 anni, era morto sul colpo, Ermanno Masini, 64 anni, è grave in ospedale, lotta tra la vita e la morte. La politica ha fatto il suo commento, opposto: il sindaco Pisapia e la Lega Nord, l’uno a cercare di comprendere l’incomprensibile con la sua presenza pacata, l’altra (o gli altri) irrompendo in un silenzio attonito con il banchetto nel quartiere della strage, per dire no all’”invasione”.

L’invasione degli invisibili, in realtà. Ieri un articolo titolava “Il mistero di Kabobo, il fantasma
che si trasforma in un assassino“, poi le 4 molotov piene di benzina sono state trovate davanti a un centro di assistenza per rifugiati politici a Milano, quartiere Greco, accanto a Niguarda dove è avvenuta la tragedia.

Filippo Azimonti prova a parlarne dal suo Blog su Repubblica.

Infine un nuovo intervento di Francesco Merlo.

È una questione di diritti!

Domenica 28 aprile abbiamo assistito all’intervista di Fabio Fazio al professor Stefano Rodotà. Mille i collegamenti che lui stesso ha fatto con il sistema di diritti ‘mancato’ e fortemente richiamato dalla nostra Costituzione.

La parte che è sembrata più interessante e centrale è il riferimento ai diritti come punti di riferimento imprescindibile per pensare a politiche progressiste e non regressive. “Ciò che oggi ha un costo se trascurato fra qualche anno avrà un costo insostenibile. Basta ascoltare cosa dice la carta dei diritti”. L’Europa non esiste? Bene, proviamo invece a pensare alla carta dei diritti dell’Unione Europea. Se seguiamo l’idea che l’Europa è un riferimento in tema di diritti sociali, allora sarà più semplice  pensare all’Europa come riferimento e non come gabbia di regole e di austerity. Idee chiare, parole semplici. Fa un cenno anche al reddito minimo di inserimento, che in questi mesi ha avuto tanti nomi diversi: reddito di cittadinanza, reddito di base, reddito minimo.

Quale reddito minimo?

Il prossimo editoriale di Emanuele Ranci Ortigosa, direttore di Prospettive Sociali e Sanitarie, sarà proprio dedicato a questo tema. Comparirà sul n. 4/2013 di PSS, ma lo trovate anche scaricabile dal sito. Eccone un estratto. Continua a leggere→