Una tragedia con tante implicazioni sociali e politiche

foto repubblicaCi muoviamo su una sottile linea rossa, un confine fragile e allo stesso tempo tremendamente forte. Adam Kabobo in preda alla follia uccide per strada a Milano. È un “senza fissa dimora”, una persona ai margini, con un’espulsione sulle spalle, un ricorso chiesto contro la stessa richiesta di espulsione. Davide Carella, 21 anni, non ce l’ha fatta, Alessandro Carolè, 40 anni, era morto sul colpo, Ermanno Masini, 64 anni, è grave in ospedale, lotta tra la vita e la morte. La politica ha fatto il suo commento, opposto: il sindaco Pisapia e la Lega Nord, l’uno a cercare di comprendere l’incomprensibile con la sua presenza pacata, l’altra (o gli altri) irrompendo in un silenzio attonito con il banchetto nel quartiere della strage, per dire no all’”invasione”.

L’invasione degli invisibili, in realtà. Ieri un articolo titolava “Il mistero di Kabobo, il fantasma
che si trasforma in un assassino“, poi le 4 molotov piene di benzina sono state trovate davanti a un centro di assistenza per rifugiati politici a Milano, quartiere Greco, accanto a Niguarda dove è avvenuta la tragedia.

Filippo Azimonti prova a parlarne dal suo Blog su Repubblica.

Infine un nuovo intervento di Francesco Merlo.

3 pensieri su “Una tragedia con tante implicazioni sociali e politiche

  1. Paolo Pozzani

    Immagino vediate anche voi l’uragano di odio che si è scatenato sul web a seguito di questa tragedia. Rabbia e livore profondi contro chiunque non si dica anti-immigrati. Boldrini e Kyenge fra le più tormentate. Richiami e appelli non serviranno a nulla. E’ un errore catastrofico lasciare agli xenofobi la vanteria di essere i veri difensori del paese. Quel giovane pazzo omicida non doveva essere lì, non doveva (più) essere in Italia. La politica dell’integrazione e dell’accoglienza deve logicamente coniugarsi con la politica della severità inflessibile: le due cosa vanno insieme, non l’una a discapito dell’altra.

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  2. Diletta Cicoletti Autore articolo

    Consideriamo che il mondo degli “invisibili” comprende tante, troppe persone, che in questo momento sono escluse o davvero ai margini, non viste da nessuno. Sono invisibili i Preiti, che sparano ai Carabinieri davanti a Montecitorio, invisibili i Giovanni, che si danno fuoco per un debito. Abbiamo un ampio scenario di invisibili. Purtroppo.

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  3. Cecilia Guidetti

    In alternativa a quanto si legge in questi giorni su quotidiani e web, ecco una riflessione di Milanoinmovimento che rilegge il fatto spostando il problema su un altro piano, quello della prevenzione e dei servizi per la salute mentale, delle possibilità di accesso alle cure per la popolazione migrante e di quali (poche) risposte e quale (scarsa) accoglienza l’attuale configurazione dei servizi (tanto più se in connessione con la normativa vigente sull’immigrazione) può davvero offrire nel campo della salute mentale a tutti gli invisibili, italiani o meno che siano.

    http://milanoinmovimento.com/milano/salute-mentale-e-migranti-i-retroscena-ignorati-dellepisodio-di-milano

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