I percorsi assistenziali per anziani non autosufficienti: ancora labirinti senza filo d’Arianna?

di Leonardo Catena*

Senza titoloIn un articolo pubblicato sul n.12/2013 di “Prospettive sociali e sanitarie” sono stati presentati i risultati di una ricerca svolta nelle Marche sul tema dei percorsi assistenziali sociosanitari per gli anziani non autosufficienti (Catena, 2013). In questo spazio cercherò di presentare sinteticamente alcune considerazioni a partire dai principali risultati emersi nella ricerca. L’interrogativo che ci si è posti è quello di verificare se l’attivazione dei percorsi assistenziali avvenga in maniera uniforme per situazioni analoghe di bisogno e sia orientata ai migliori esiti per gli utenti presi in carico, evitando di perdersi nei labirinti del sistema.

I percorsi assistenziali sociosanitari

L’attenzione sui percorsi assistenziali è andata crescendo negli ultimi anni in Italia e in Europa come dimostra anche la costituzione nel 2004 della European Pathway Association. Un percorso assistenziale, definito come intervento complesso dei processi di cura, si dovrebbe caratterizzare in quanto teso ad aumentare la qualità dell’assistenza garantendo l’unitarietà e la continuità fra i vari passaggi.

Il caso marchigiano

Nel contesto marchigiano i percorsi assistenziali si caratterizzano per la presenza sia di analogie che di differenziazioni fra i territori. Il polimorfismo delle strutture organizzative che si sono sviluppate in maniera peculiare nei vari ambiti territoriali produce ovvie ripercussioni sui percorsi assistenziali che non sempre si attivano in maniera uniforme per situazioni analoghe di bisogno. Queste disomogeneità territoriali possono, quindi, determinare una certa disuguaglianza e disparità di trattamento.

La continuità del percorso assistenziale nelle Marche, in particolare in alcuni ambiti, è resa più problematica dalla presenza non sempre adeguata delle strutture residenziali e semiresidenziali. La formazione di liste d’attesa unita alla tendenza dei reparti ospedalieri a contrarre sempre più il tempo di degenza o al ritardo nell’invio della scheda di dimissione protetta implicano la comparsa di vuoti nel percorso assistenziale che vengono fronteggiati caso per caso con una buona dose di discrezionalità ed equilibrismo. Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, nonostante la diffusione del SAD e dell’ADI, emerge una disomogenea presenza degli altri servizi (pasti a domicilio, telesoccorso, trasporto sociale, assegni di cura, ecc.). Inoltre, non gioca a favore dell’uguaglianza di trattamento la mancata uniformità dei criteri di accesso e di compartecipazione ai costi dei servizi.

L’impatto sulla rete familiare

Tutte le debolezze e le criticità del sistema finiscono per gravare sulla rete familiare, indispensabile per far fronte alle carenze del sistema pubblico. Frequentemente il lavoro di cura viene svolto da familiari, in particolare donne inserite anche nel mercato del lavoro e dunque col difficile compito di conciliazione con gli impegni di lavoro e le responsabilità familiari. Oltre ai problemi di riorganizzazione familiare, non sono indifferenti neanche i costi economici sostenuti. Pertanto, un trattamento appropriato nelle situazioni di non autosufficienza, anche nella tempistica dell’intervento, e un insieme di misure a sostegno delle famiglie potrebbero consentire di contenere i costi e evitare ricadute più pesanti sul sistema familiare e socio-sanitario.

Il rischio di perdersi nel percorso

Nella mitologia greca Arianna aiutò Teseo a ritrovare la via d’uscita dal labirinto dandogli una matassa di filo. Nel labirinto dei percorsi assistenziali sociosanitari per gli anziani non autosufficienti il rischio di perdersi non è del tutto svanito. Infatti, la frammentazione del sistema dell’offerta di servizi e l’incerta sincronizzazione dei passaggi fra i vari snodi del sistema sociosanitario, in mancanza di adeguati strumenti di governo e coordinamento, possono condurre i percorsi verso esiti di discontinuità assistenziale.

*Assegnista di ricerca, Dipartimento di Economia, Società e Politica, Università di Urbino Carlo Bo