Badare non basta

1759-7 Badare non basta-2_cop_14-21Siamo in una fase delicata, in cui la percezione diffusa tra gli operatori dei servizi (sociali e sociosanitari, residenziali e domiciliari) e i primi dati disponibili (tra questi la diminuzione delle liste d’attesa per le case di riposo) indicano che la crisi ha delle ricadute sulle vite delle persone singole e su quella delle famiglie, anche in relazione alle scelte di caregiving nei confronti di anziani e anche di bambini. C’è un’evidente correlazione tra la chiusura di alcune imprese e aziende, la nuova posizione ‘esistenziale’ di donne over 50 anni, che faticano a ricollocarsi nel mondo del lavoro, e l’azzeramento delle liste d’attesa in casa di riposo o dei nidi. Sembrerebbe che queste nuove condizioni portino le donne in particolare a farsi carico di genitori anziani e nipoti, molto più che fino a qualche anno fa, in cui si registrava la tendenza opposta.

Ma se si guardano i numeri e se ci si proietta in un prossimo futuro, il fenomeno assistenti familiari, alias badanti, non è per nulla terminato. Anzi. Da un lato, la riduzione dell’intervento pubblico e l’aumento dei costi dei servizi residenziali spostano la ricerca di soluzioni sulla badante. Dall’altro, la crisi nei bilanci familiari e le difficoltà economiche portano le famiglie a rapportarsi ad esso in maniera differente rispetto al passato.

Sergio Pasquinelli, vicedirettore di Prospettive Sociali e Sanitarie, insieme a Giselda Rusmini ha curato il volume “Badare non basta”, Ediesse, e riprende questo tema nell’editoriale di PSS n.5/2013, in uscita a breve.

Badare non basta

La presenza delle assistenti familiari ci accompagnerà ancora per lunghi anni. Lo dice la demografia, una rete dei servizi ancora pesantemente carente, la propensione ancora alta verso questa soluzione. Nonostante la crisi e la perdita di potere d’acquisto delle famiglie, il lavoro privato di cura tiene.

Ma, lo sappiamo, badare non basta. Non basta in quanto ogni intervento puramente individuale finisce per rivelarsi incompleto, un solitario scontrarsi con infinite difficoltà. Non basta perché ci vuole competenza e cura nell’assistere un anziano non autosufficiente. Non basta perché la domanda d’aiuto riguarda anche famiglie e familiari caregiver. I limiti del lavoro privato di cura possono essere superati, occorre volerlo fare.

Occorre rilanciare un’attenzione un po’ sopita sul lavoro privato di cura, uscire dalla nicchia delle sperimentazioni e iniziare a costruire servizi con un minimo di continuità ed estensione territoriale.

Leggi l’editoriale del numero di maggio di Prospettive Sociali e Sanitarie, in anteprima sul sito