Sessualità negli Istituti penali per i minorenni

di Maria Tindara Naro*

Il tema della sessualità negli Istituti Penali Minorili è apparso, fin da subito, di difficile approfondimento a causa della scarsa presenza di documentazione in merito, a riprova del fatto che dell’argomento se ne parla molto poco.

Tale materia è, in gran parte, rimossa nel sistema penitenziario minorile italiano ed è importante che se ne parli per affrontare il disagio e superare tabù; appare opportuna una valutazione da parte degli esperti della materia penitenziaria ed un’attenta riconsiderazione del tema contro il silenzio della legge.

Tutto ciò che riguarda la sessualità in una istituzione chiusa si amplifica quando si parla di adolescenza che rappresenta un periodo di importanti cambiamenti fisici, psicologici, affettivi e relazionali. La maggior parte dei ragazzi sottoposti a detenzione negli Istituti Penali Minorili, inoltre, ha già raggiunto la maggiore età e tra loro, soprattutto tra la popolazione nomade, vi sono dei giovani genitori. Continua a leggere

La fabbrica delle auto senza ruota di scorta

di Davide Pizzi, *

Il signor Renato, che ringrazio per avermi autorizzato a raccontare la sua storia, è amministratore di sostegno dell’anziana zia, nubile e affetta da alzheimer. La vicenda del signor Renato fa riflettere, e dovrebbe far riflettere anche il legislatore affinché apporti al più presto le opportune modifiche alla legge 6/2004.

Quis custodiet ipsos custodes?

Il signor Renato mi ha introdotto nella sua vicenda con un preambolo: “Conosce quella frase della VI Satira di Giovenale che recita così: chi custodirà il custode? Io per alcuni mesi mi sono trovato in questa situazione, e da allora ho iniziato a chiedermi: chi amministrerà l’amministratore di sostegno? Per la tutela è prevista, oltre al tutore, anche il vice tutore: perché non è stato istituito un vice amministratore[1] di sostegno? Se per fatalità l’amministratore di sostegno perisse improvvisamente, ovvero, a sua volta restasse vittima di un’infermità temporanea ma totale, ecc., chi lo sostituirebbe nell’immediato? Nessuno! Cosa si dovrebbe fare? Come bisogna procedere? Per la nuova nomina di un amministratore, quanto tempo trascorrerebbe? I tempi della burocrazia sarebbero celeri? Com’è possibile che il legislatore abbia potuto trascurare un’eventualità così importante e nient’affatto improbabile? Il mio timore è, come sovente accade in Italia, che si debba attendere ancora molto, prima che la figura del vice amministratore possa essere introdotta nella legge”. Continua a leggere

In prima linea e da soli

Strategie di auto protezione e fronteggiamento delle aggressioni da parte degli assistenti sociali

di Giulia Moreschini* e Lluis Francesc Peris Cancio**

La ricerca approfondisce la natura, le caratteristiche, le conseguenze e la prevenzione delle aggressioni che subiscono gli assistenti sociali nell’espletamento delle funzioni professionali con l’utenza.

L’indagine, realizzata durante il primo semestre del 2016, si articola in ventiquattro interviste semi-strutturate rivolte ad assistenti sociali che hanno subito episodi di violenza e, che si rendevano disponibili ad approfondire insieme all’équipe di ricerca quanto vissuto. La Rilevazione ha coinvolto 24 professionisti, di cui 21 donne, operanti nel territorio di Roma Capitale. Sul totale degli intervistati 7 operano in servizi socio-sanitari, mentre i restanti 17 nel settore socio-assistenziale. Il loro reclutamento è avvenuto con campionamento a valanga.

Nelle interviste realizzate emergono dati rilevanti. In primo luogo emozioni come la paura, la frustrazione, il dispiacere accompagnano le aggressioni, oltre allo sconcerto per quanto subito, l’orientamento dei sentimenti va spesso in una linea di “sofferenza altruistica”, che potremmo identificare come un modo proprio dei social worker. Continua a leggere

Le Fattorie Sociali come possibile risorsa sociosanitaria

“La natura è un tempio in cui viventi
colonne lasciano talvolta sfuggire
confuse parole; l’uomo vi passa,
attraverso foreste di simboli,
che lo guardano con sguardi
familiari.

Simili a lunghi echi,
che di lontano si confondano
in una tenebrosa e profonda unità
– vasta come la notte e la luce –
i profumi, i colori e i suoni si rispondono.
Profumi freschi come carni di bimbi,
dolci come il suono dell’oboe,
verdi come praterie.
Ed altri corrotti, ricchi e trionfanti,
vasti come le cose infinite:
l’ambra, il muschio, il benzoino
e l’incenso, che cantano
i rapimenti dello spirito e dei sensi”.

Corrispondenze, 1857, da “I fiori del male” di Charles Baudelaire

di Giorgia Casali*, Veronica Censi**, Maurizio Marceca***

L’Agricoltura Sociale (AS), nasce ufficialmente nel Nord-Europa, per poi diffondersi rapidamente e con modalità creative in tutto il mondo.

In Italia, l’idea di AS ha iniziato a farsi strada dalla fine degli anni ’90, con esperienze spontanee e informali già negli anni ’70, ma fuori da qualsiasi quadro normativo e riconoscimento formale.

Progressivamente fino ad oggi, non solo le realtà sono aumentate esponenzialmente, aggirandosi attualmente intorno alle 3.000 unità su tutto il territorio nazionale [Brioschi, 2016], ma anche le istituzioni centrali si sono interessate al tema, giungendo alla recente approvazione della Legge 18 agosto 2015 n. 141: ‘Disposizioni in materia di agricoltura sociale’ che introduce una nuova definizione di AS e ne individua le finalità, istituendo anche l’Osservatorio sull’AS (Oas) proprio per monitorare e studiare il fenomeno, mapparlo e valutarlo al fine anche di individuare le best practice italiane che siano esempio e guide (o esempio o linee guida) ad ulteriori progetti, senza limitare la creatività operativa a livello locale. Continua a leggere

L’esperienza di Adriano Olivetti e il lavoro di comunità. Documenti in rete

di Andrea Pancaldi*

Come ricordato anche in altri post, da un paio di anni a questa parte si parla molto nell’ambito dei servizi sociali di “lavoro di comunità”; molte amministrazioni comunali orientano in questo senso l’organizzazione e il “senso” dei loro servizi sociali, nascono attività formative e di consulenza, fioriscono le iniziative editoriali, si incontrano e si intrecciano le riflessioni del servizio sociale con le dinamiche dell’innovazione sociale, dell’evoluzione del volontariato dentro le dinamiche (legislative e non) del terzo settore. La “comunità” a volte viene data per scontata, a volte viene interrogata e ricercata nel suo continuo divenire, non essendo scontato che tutti i soggetti e i luoghi della comunità (…o ad essa ascritti) siano necessariamente essi stessi in una ottica di comunità. Continua a leggere