II Edizione del Premio IRS – CNOAS – PSS. A breve la premiazione dei vincitori!

 

Nel 2011, l’Istituto per la Ricerca Sociale, con la collaborazione di qualificati esperti, ha avviato un percorso di elaborazione e promozione di una riforma dell’attuale sistema di welfare, proseguito negli anni successivi nell’ambito di un progetto della Fondazione Cariplo e con il coinvolgimento e la collaborazione del Capp dell’Università Modena e Reggio Emilia.

Nel aprile del 2016 si è tenuto il Convegno “Costruiamo il Welfare dei Diritti”, III appuntamento di del percorso e di presentazione della ricerca finale e in quell’occasione il Presidente dell’Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali, Gianmario Gazzi, ha presentato la seconda edizione[1] del Premio IRS–CNOAS-PSS “Costruiamo il Welfare dei diritti sul Territorio”, invitando a presentare, per Prospettive Sociali e Sanitarie, esperienze innovative nel campo del Welfare, che rispondessero ai criteri elencati nel bando, con l’obiettivo di dare visibilità e valorizzare buone pratiche istituzionali, organizzative, operative, professionali, oggi in atto sui territori.

La seconda edizione, conclusasi a fine 2016, ha avuto la partecipazione di numerose esperienze che sono state valutate da una commissione composta da ricercatori Irs-redattori PSS e consiglieri Cnoas.

 

I contributi vincitori del Premio

  • E. Allegri, A. de Luca, M. C. Bertocci, S. Gallione, Università del Piemonte Orientale, “Diversamente esperti: la partecipazione dei cittadini utenti e dei familiari nella formazione universitaria dei futuri assistenti sociali. Analisi di una innovativa esperienza italiana”
  • M. Andreazza, G. Luigi Risso, Provincia di Torino, “Un sistema integrato per l’assistenza familiare: la sperimentazione dei Progetti AFRI nel territorio della provincia di Torino”
  • S. Barco, G. Busia, M. Fasciolo, Cissaca Alessandria, “La bottega delle reciprocità. Pratiche di welfare societario per la valorizzazione dei saperi e gli scambi tra le generazioni”
  • G. Esposito, C. Melani, E. Bertusi, Distretto Socio-Sanitario 18, Provincia di La Spezia, “Cambiamento organizzativo ed apprendimento permanente: l’Osservatorio del Cambiamento Sociale del Distretto Sociosanitario 18 nella Provincia della Spezia”
  • L. Golino, M. Lenarduzzi, R. Orlich, Azienda per l’Assistenza Sanitario n.5 Friuli Occidentali di Pordenone, “Le unità educative territoriali: un’alternativa possibile al centro diurno per disabili”
  • Gruppo di lavoro della Regione Piemonte, “Il budget di salute per persone con bisogni complessi negli interventi integrati di assistenza primaria”
  • C. I. Laini, S.A.R.A. Donne senza paura, “SARA. Donne senza paura: Un Servizio del territorio milanese dedicato alle donne in difficoltà”
  • E. Meroni, Comuni Insieme, “Le riunioni di famiglia”
  • V. Riva, Comune di Besana Brianza; S. Volontè, Cooperativa Il Mondo di Emma, “Un progetto di Housing sociale: fondo di garanzia per la morosità”
  • C. Zanetti, M. Bergamini, Comune di Trieste; A. Zanin, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, “Oltre le barriere: il portale informativo Trieste per Tutti”

 

Nel corso del 2017 Prospettive Sociali e Sanitarie ha avuto il piacere di pubblicare tutti i contributi vincitori che verranno a breve raccolti in una nuova pubblicazione della collana “I Quid Album”.[2]

Siamo ora pronti a premiare le 10 esperienze selezionate per il Premio. L’occasione sarà il Seminario organizzato a Roma dal CNOAS per il 24-25 ottobre dedicato ad un percorso di riflessioni sul tema del Welfare in Italia.

La premiazione, alla quale i vincitori sono già stati invitati a partecipare, si terrà la mattina del 25 ottobre in sede ancora da definire.

 

[1] Il Premio aveva già visto una sua prima edizione nel 2014, che ha consentito la selezione e la pubblicazione di 10 articoli vincitori nel 2015. Tali articoli, pubblicati su PSS, nel corso dell’anno sono poi stati raccolti in un Quid Album disponibile in pdf: Francesca Susani (a cura di), Costruiamo il nuovo welfare. Esperienze di innovazione sociale nei territori, 2015.

[2] Gli articoli sono stati pubblicati nei fascicoli Inverno, Primavera ed Estate 2017 di Prospettive Sociali e Sanitarie.

Progetto Lasciare il nido: il diritto all’adultità per le persone con disabilità

 

 

di Guido Bodda*

Per una persona con disabilità mentale in età giovanile non è semplice far quelle esperienze che le permettono di diventare adulta, di maturare le competenze e le autonomie necessarie per vivere la propria vita nel modo più indipendente possibile. I giovani con disabilità sono spesso vittime di un atteggiamento “iperprotettivo” da parte dei famigliari e della scuola, giustificato solo parzialmente dalle loro difficoltà cognitive, relazionali o motorie, con la conseguenza che si riducono le occasioni di sperimentazione delle autonomie e si viene ad innescare una sorta di “circolo vizioso” della sfiducia, che porta a sviluppare i loro potenziali in maniera limitata.

I “riti di passaggio” sono quei dispositivi che le diverse culture utilizzano per segnare i momenti fondamentali di “cambiamento di status”, come ci insegna l’antropologia.  I passaggi vengono ritualizzati per esplicitare il superamento del limine/frontiera da una condizione sociale all’altra, per governare la tensione tra protezione e cambiamento insita nel passaggio, per scandire la costruzione (passaggio di status) dell’identità adulta della persona.

Nel mondo occidentale i momenti ritualizzati sono molteplici, ad esempio:

  • le tappe del percorso scolastico/formativo/lavorativo;
  • il raggiungimento del 18° anno di età che consente l’avvio alla partecipazione della vita civile, come il diritto di voto e il servizio civile (ex servizio militare);
  • il conseguimento della patente di guida;
  • le tappe affettive: il primo amore, il fidanzamento, il matrimonio, la nascita dei figli;
  • l’andare a vivere in una casa propria, preceduto dalle tappe di graduale conquista di autonomia, quali ad esempio i primi viaggi con gli amici, in Italia ma anche all’estero;

A chi opera nel campo dei servizi alla persona, questa panoramica non può non confermare che per le persone con disabilità, in particolar modo dopo l’età dell’adolescenza, spesso vengono a mancare le occasioni per effettuare quelle esperienze che permettono di maturare l’indipendenza dal nucleo di riferimento, l’emancipazione dalla tutela/cure parentali.

E allora?

Il progetto

Il progetto di scambio internazionale “Lasciare il nido” (Leaving the Nest), cofinanziato dal programma Erasmus+ dell’Unione europea, nasce nel solco di queste riflessioni, con l’intento di realizzare un’esperienza significativa nel percorso verso l’adultità.

Ente ospitante e capofila del progetto: Cooperativa Sociale Il Sogno di una Cosa ONLUS, Collegno (TO), (www.ilsognodiunacosa.org), 9 giovani coinvolti (8 con disabilità lieve o medio lieve e 1 con minori opportunità) con 4 accompagnatori.

Enti ospitati: The Cedar Foundation O.N.G., Sofia, Bulgaria, 7 giovani coinvolti (tutti con disabilità lieve o media ) con 4 accompagnatori.

Association FenêtreS, Charbonnières les Bains, Lione, Francia, 6 giovani coinvolti (5 con disabilità lieve e 1 con minori opportunità) con 4 accompagnatori.

A Torino, dal 13 al 20 giugno 2017, questi tre gruppi di giovani hanno preso parte a un’esperienza formativa condivisa sul tema delle autonomie, attraverso un percorso basato sull’apprendimento “non formale e informale” finalizzato a migliorare la consapevolezza di sé e del mondo che li circonda, in un clima di amicizia e di scambio tra pari.

Le tematiche dello scambio sono state:

  • orientamento spaziale e autonomie pedonali, utilizzo delle tecnologie;
  • alimentazione e cucina, condivisione dei piatti tipici nazionali e regionali;
  • autonomie domestiche e gestione della casa;
  • consapevolezza dell’identità personale e del rapporto con gli altri.

Per ognuna di queste tematiche ci sono stati momenti di discussione e confronto in gruppo, all’interno di un’aula offertaci dall’agenzia formativa SFEP di Torino (partner del progetto anche per il monitoraggio e la valutazione), ma anche e soprattutto momenti di sperimentazione pratica in locali interni e sul territorio.

I giovani partecipanti

Durante un incontro di presentazione dei progetti Erasmus+ approvati a Roma, ci siamo resi conto di come il nostro progetto fosse essenzialmente l’unico a prevedere la partecipazione allo scambio esclusivamente di ragazzi disabili o con minori opportunità. Vivere una settimana insieme a ragazzi che provengono da culture diverse e che parlano un’altra lingua, discutere e fare esperienze di autonomia insieme, inizialmente ci siamo chiesti se questo progetto poteva essere eccessivamente ambizioso, troppo difficile per dei giovani con disabilità mentale, seppur nella maggior parte dei casi lieve. Inoltre non è stato semplice per noi, abituati al consueto lavoro di operatori sociali che si occupano di disabilità, entrare nell’ottica di un progetto Erasmus+, dove il ruolo degli accompagnatori è quello di “facilitatori dello scambio” e i veri protagonisti del momento formativo sono i ragazzi stessi, attraverso la peer education. Ciononostante abbiamo iniziato questa esperienza con curiosità ed entusiasmo, scoprendo presto che i nostri timori erano in buona parte infondati.

Dopo una prima prevedibile fase di spaesamento e di necessario “accomodamento” reciproco, dove sono emerse le differenze culturali, gradualmente si è creato un clima caldo e amicale di sostegno reciproco, sia tra gli accompagnatori (molti dei quali giovanissimi) sia tra i ragazzi. Ognuno dei giovani coinvolti ha potuto così sentirsi protagonista, sia nei momenti di discussione che nelle diverse attività pratiche, quali le uscite per scoprire i luoghi tipici di Torino imparando ad orientarsi e ad utilizzare i mezzi pubblici, il cucinare insieme piatti tipici dei tre paesi, i momenti ludici e le attività espressive.

Conclusioni

Il progetto, sulla base dei rimandi dei partecipanti a voce e dei questionari di valutazione, può dirsi pienamente riuscito, andando anche oltre le nostre più rosee aspettative.

I giovani coinvolti hanno potuto mettersi in gioco in un contesto “tra pari”, sperimentando al contempo la dimensione dell’essere “cittadini europei”, elementi che hanno contribuito notevolmente alla crescita della loro autostima e sicurezza personale.

Inoltre il confronto con approcci e politiche diverse rispetto all’autonomia delle persone con disabilità è stato davvero molto arricchente per tutte e tre le organizzazioni coinvolte, confronto grazie al quale sono nate nuove idee e progetti che auspichiamo si possano sviluppare in futuro.

Questa piccola positiva esperienza ci incoraggia a proseguire nella ricerca, avviata ormai da alcuni anni in collaborazione con diverse altre realtà ed enti (vedi link), finalizzata a portare un contributo per l’innovazione dei servizi rivolti alla disabilità, nell’ottica del superamento di una visione esclusivamente assistenziale, di una maggiore e più reale inclusione e della promozione dell’autonomia e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.

*Progettista, formatore, socio della cooperativa sociale Il Sogno di una Cosa Onlus

 

Bibliografia

  • Andrea Canevaro, Fuori dai Margini, Superare la condizione di vittimismo e cambiare in modo consapevole, Erikson, 2017
  • Carlo Francescutti, Marco Faini, Serafino Corti, Mauro Leoni, Disabilità: Servizi per l’abitare e sostegni per l’inclusione,  Maggioli Editore, 2016
  • Carlo Lepri, La persona al centro, Autodeterminazione, autonomia adultità per le persone disabili, Franco Angeli, 2016
  • Maurizio Colleoni, Immaginabili Risorse. Il valore sociale della disabilità, Franco Angeli, 2016
  • Arnold Van Gennep, I Riti di passaggio, Bollati Boringhieri, 2012

 

Link

Incendi, femminicidi e… pubblico impiego

di Patrizia Marzo*

Quella del 2017 è senz’altro un’estate nera, come negli ultimi anni ne stanno capitando spesso, purtroppo.

È nera come il colore della cenere lasciata dalle decine di incendi dolosi che stanno deturpando il nostro patrimonio ambientale, una delle rare fonti di ricchezza economica, di salute e di bellezza di questo Paese. Nera come la cronaca quasi quotidiana dei femminicidi che stroncano, in media ogni due giorni, la vita di una persona indifesa, di una risorsa umana unica e irripetibile, non solo per la singola famiglia, ma per l’intera umanità.

Ma è nera anche per diverse altre ragioni: nera come il futuro di molti nostri giovani che accrescono i numeri della disoccupazione (in Italia c’è un neet ogni 5 e un disoccupato ogni 3 giovani), nera come i volti delle migliaia di immigrati che in queste ore sbarcano sulle nostre coste alla ricerca di un’occasione di vita e di coloro che non ce la fanno e annegano nei nostri mari… Continua a leggere

Sessualità negli Istituti penali per i minorenni

di Maria Tindara Naro*

Il tema della sessualità negli Istituti Penali Minorili è apparso, fin da subito, di difficile approfondimento a causa della scarsa presenza di documentazione in merito, a riprova del fatto che dell’argomento se ne parla molto poco.

Tale materia è, in gran parte, rimossa nel sistema penitenziario minorile italiano ed è importante che se ne parli per affrontare il disagio e superare tabù; appare opportuna una valutazione da parte degli esperti della materia penitenziaria ed un’attenta riconsiderazione del tema contro il silenzio della legge.

Tutto ciò che riguarda la sessualità in una istituzione chiusa si amplifica quando si parla di adolescenza che rappresenta un periodo di importanti cambiamenti fisici, psicologici, affettivi e relazionali. La maggior parte dei ragazzi sottoposti a detenzione negli Istituti Penali Minorili, inoltre, ha già raggiunto la maggiore età e tra loro, soprattutto tra la popolazione nomade, vi sono dei giovani genitori. Continua a leggere