Archivi tag: disabilità

Famiglie, anziani, lavoro di cura

di Patrizia Taccani*

DSCN3379 (2)Potrei pensare a un Quid sulla cura familiare degli anziani…”. Ricordo di avere buttato lì, in una riunione di redazione di PSS, questa proposta. Ricordo anche di essere stata assalita da subitaneo pentimento. Ma che avevo da dire, ancora, sul lavoro di cura familiare che non fosse già stato detto, che non avessi io stessa già detto? Tuttavia, l’accoglienza favorevole dei presenti fu elemento di gratificazione e spinta a sottoscrivere un impegno cui compresi non mi sarei sottratta. Del resto, mi dissi tempo dopo – quando affogavo tra le annate della rivista (in parte cartacee, in parte online) -qualche motivo lo avrò avuto per lasciarmi andare a formulare quella benedetta proposta… Continua a leggere

Hotel 6 stelle: un nuovo modo di fare televisione sociale

di Anna Contardi *

hotel 6 stelleSi è conclusa il 4 gennaio la II serie di “Hotel 6 stelle”, il programma che nel 2014 ha fatto conoscere al grande pubblico le potenzialità delle persone con sindrome di Down nel mondo del lavoro.

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Vita affettiva e sessuale di un figlio con disabilità intellettiva

di Roberto Cerabolini *

KIDS-Wallpaper-Cloud-Rose-Ferm-Living-521_29a4cb40-80e4-4e7f-b2a7-9389b10a6ab3_1024x1024Nell’esperienza del Gruppo di AutoMutuoAiuto di genitori con figli disabili intellettivi, che seguo come facilitatore presso la Cooperativa Sociale Fraternità e Amicizia, i temi dell’affettività e della sessualità sono evocati con ricorrenza, e il disorientamento dei genitori in tale ambito appare consistente. Recentemente, il gruppo ha deciso di consultare uno specialista per approfondire l’argomento, e ha poi proseguito il confronto interno, con la collaborazione dei facilitatori (oltre a me anche la pedagogista) che ne condividono il percorso.
Tutti i genitori rintracciano nelle loro esperienze i segni di una dimensione affettiva, che nella vita dei loro figli assume un rilievo, talora assai marcato. Molti notano che il maturarsi della vita affettiva rappresenta, da un lato, un propulsore del percorso evolutivo del figlio, e dall’altro però, un forte elemento di rischio e di criticità. Continua a leggere

Operatori sociali: tra immunitas e communitas

di Riccardo Morelli*

imageLa questione affrontata nel recente post “Considerazioni sull’appropriatezza dei progetti individualizzati nell’area della disabilità” apparso su Scambi di Prospettive ad opera di Walter Fossati è molto interessante, perché rianima un tema da sempre presente nell’ambito delle professioni di aiuto, ossia quello della dialettica con il mondo sanitario. Nello scritto, in sintesi, si afferma che nelle RSD lombarde è inappropriata la presenza prevalente di educatori professionali laureati nella classe 19 ad indirizzo socio-culturale rispetto a quelli laureati nella classe L/SNT/2  ad indirizzo sanitario.

Ritengo che rispetto allo sviluppo delle professioni di aiuto ed alle competenze di chi le esercita, il nodo da affrontare sia prima di tutto di carattere ontologico. Penso che il tema non debba essere principalmente legato all’acquisizione di competenze più o meno congrue, quanto, in primis, all’orientamento culturale di fondo su cui si strutturano tali competenze.
E’ chiaro che la competenza tecnica è centrale. Irrinunciabile. Dobbiamo, però, interrogarci su quale consapevolezza viene innestata su essa. Quale il senso della tecnica che utilizziamo quando siamo posti di fronte alla fragilità? Quale percorso formativo ci può aiutare a sviluppare questa consapevolezza, oserei dire ancor più centrale rispetto alla stessa competenza tecnica?
La sanitarizzazione delle professioni di aiuto è un trend in essere da tempo. Se non direttamente o immediatamente nei curriculum universitari, nella pratica quotidiana e nella vita dei servizi. La penetrazione culturale del modello dell’accreditamento è imponente nell’ambito socio-assistenziale. Con risvolti positivi e negativi. Continua a leggere

Disabilità e sessualità. Oltre il dibattito sulla assistenza sessuale

di Andrea Pancaldi *

pancaldiDa oltre un anno negli organi di informazione dell’area disabilità, quelli on line essenzialmente, in special modo i social network, e su numerosi media tradizionali (quotidiani, agenzie stampa, riviste e settimanali) tiene banco, rispetto al tema più generale del rapporto tra disabilità e sessualità, il dibattito sulla controversa figura dell’assistente sessuale per disabili (AS) e relativo disegno di legge presentato pochi mesi fa.

Mediaticamente la proposta dell’assistente sessuale la fa ovviamente da padrone unendo una “battaglia” che viene definita “di civiltà” alle sollecitazioni potenti che evoca una figura che “mette le mani addosso” alle persone disabili, spingendosi fino ai confini, e in alcune dichiarazioni oltre, del vero e proprio rapporto sessuale. Per i media una miscela di estremo interesse anche perchè sottende possibili, e per ora fortunatamente non emerse, contrapposizioni ideologiche tra cattolici e laici, tra “bacchettoni” e radical chic, tra associazioni di possibile diverso parere.

In questo sintetico contributo non entriamo nel dibattito su si, no, forse dell’assistente sessuale, ma ci limitiamo a dare alcune indicazioni di lettura per permettere di farsi un’idea in generale del tema disabilità e sessualità (che non ha niente di diverso dai cosiddetti normodotati) e per affrontare il tema specifico dell’AS tra chi lo vede come un diritto, una battaglia di civiltà, una strada necessaria per chi ha livelli assenti di autonomia e chi invece sottolinea i rischi, le contraddizioni, i pericoli di questa “scorciatoia”. Continua a leggere