“Ri-abilità”: un progetto di counseling in corsia

di Alessandra Doneda*

Ri-abilitàIl progetto “Ri-abilità” nasce dalla ricerca “Competenze e bisogni formativi nel sistema socio-sanitario pavese e lombardo. Criticità e nuove sfide” svolta nel 2011 dal Centro Servizi Formazione di Pavia, in collaborazione con Essepi Consulting finanziato da Regione Lombardia (ex dlgs 231 per gli enti formazione e lavoro). E’ stato sperimentato all’interno di due reparti dell’Istituto Santa Margherita di Pavia, dell’Azienda di Servizi alla persona.

Nello specifico il progetto voleva affrontare in modo innovativo ciò che è emerso nell’indagine come necessità urgente proprio dagli operatori intercettati: il bisogno di competenze di natura soft come l’ascolto, la comunicazione e l’umanizzazione delle cure, sia nel costruire buone relazioni con pazienti e famiglie, sia nel gestire relazioni con colleghi in un contesto professionale stressato da sofferenza e malattia.

Entrare in relazione con il personale e luogo di lavoro

Il progetto proposto dal CSF di Pavia in collaborazione con il  CMTF di Milano, finanziato dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia, è stato sviluppato da due counsellor\formatori in tre fasi:

  • Analisi contesto:  presenza in reparto per una conoscenza reciproca delle persone che operano e frequentano la struttura e del “clima” dei reparti. Fase indispensabile per proporre un intervento ben contestualizzato.
  • Counselling in reparto:  al personale, ai pazienti e alle loro famiglie. Due presenze settimanali in reparto dei due counsellor a disposizione per colloqui – molto spesso informali, al bordo dei letti, per i pazienti immobilizzati – spontanei o su invio del personale.
  • Formazione/Supervisione per Operatori: nella fase finale, il progetto è durato un anno, si sono svolti alcuni incontri con due equipe di operatori.

In reparto

Intervenire all’interno di un reparto come professionisti “esterni” crea inevitabilmente una situazione in cui il personale si sente osservato e valutato: è stato importantissimo entrare in punta di piedi e far trapelare dai comportamenti e dalle parole lo stile del counselling sistemico. Uno stile non giudicante, sempre alla ricerca dei risvolti positivi piuttosto che di quelli negativi, della reale valorizzazione delle risorse. Altrettanto importante è stato definire il ruolo del counsellor: un professionista che lavora con l’ascolto e con la parola in stretta collaborazione con il personale dedicato alla cura, che ha la consapevolezza dell’importanza dell’ascolto e della comunicazione, ma non ha il tempo e la specificità  per dedicarvisi.

L’effetto che fa

Il progetto “Riabilità” si è rivolto a pazienti anziani, ricoverati per due o tre mesi di riabilitazione, dopo un evento traumatico, alle famiglie e anche al personale.
Il counsellor in corsia ha permesso di introdurre in modo professionale la comunicazione, l’ascolto e il supporto, tra i servizi offerti ai pazienti, ai familiari ed al personale.
Durante i colloqui il counsellor utilizza tecniche e domande per far emergere le risorse e nuovi punti di vista anche in situazioni di grande difficoltà, sostiene nell’affrontare paura e dolore. Nella stanchezza, mancanza di fiducia e nello scoraggiante scorrere del tempo il counsellor riesce a sottolineare i miglioramenti anche minimi, a rinforzare i percorsi di guarigione. Questo lavoro migliora decisamente l’umore, la compliance alle cure e riduce le incomprensioni con il personale, migliora l’adattamento alle regole della struttura e ai tempi della cura. In situazioni in cui si devono affrontare cambiamento dolorosi, a causa del trauma o dell’età, supporta con competenza i pazienti, ma anche le famiglie, per la riprogettazione di un futuro accettabile o desiderabile. Per le famiglie, che subiscono lo stress dovuto alla sofferenza e ai nuovi ritmi legati alla cura, è necessario come sostegno competente per scelte non facili e riorganizzazione della vita per un periodo più o meno lungo.
I feedback più frequenti dei colloqui sono stati: maggiore serenità, maggiore consapevolezza, speranza per il futuro, oliatura dei rapporti, possibilità di sfogarsi senza sentirsi giudicati e senza pesare sugli altri che soffrono, maggiore fiducia nelle cure nel personale, maggiore fiducia e speranza in se stessi e maggiore velocità di guarigione, maggiore chiarezza nelle scelte pratiche da fare.

Formazione on the job

La presenza in reparto, la capacità di ascolto e la capacità di valorizzare ciò che funziona sono stati una possibilità sia di sfogo che di formazione on the job anche per gli operatori.  La formazione agli operatori è avvenuta in modo assolutamente innovativo e informale senza sottrarre ore di lavoro. Una parola ormai in disuso, “l’esempio”, potrebbe essere associata a questo tipo di formazione, ovviamente senza moralismo: parlare con una persona anziana “fuori di testa” è di per sé un atto formativo, darle dignità, cercare nelle pieghe di ragionamenti sconnessi una richiesta per un maggior benessere, ascoltare in silenzio il dolore espresso in modo infantile, dare del “lei” alla “nonna” di turno, riportare richieste altrimenti mai espresse, ha contagiato il personale più attento promuovendo questo tipo di approccio.
“Riabilità” ha posto le basi per il riconoscimento della professionalità del counsellor all’interno  di un’offerta riguardante il benessere e il miglioramento della compliance alle cure che l’azienda sanitaria può proporre ai suoi utenti\pazienti.

ATTIVITA’ Colloqui ORE SVOLTE
1 Analisi contesto:Co-presenza dei due Counsellor in Sezione A e in Sezione G1 19 colloqui personale11 colloqui pazienti 48 ore
2 Counselling in Sezione:Presenza dei due Counsellor in due giorni distinti in Sezione A e in Sezione G1 20 colloqui personale130 colloqui pazienti 198 ore
3 Counselling esterno 2 2
4 Formazione per gli   Operatori 9 18 ore

*Counsellor Formatrice CMTF, Mediatrice Familiare