L’Assistente sociale, un professionista versatile?

di Maria Rossella Colace*

Da diversi anni sono laureata e abilitata all’esercizio della professione di Assistente sociale. Si tratta di una professione molto complessa e strutturata, che prevede competenze a 360 gradi.

E’ il professionista dell’aiuto per eccellenza che agisce secondo i principi, le conoscenze ed i metodi specifici della professione. E’ colui che svolge la propria attività nell’ambito della comunità, a favore di individui, gruppi e famiglie, per prevenire e risolvere situazioni di bisogno e che analizza e valuta domande e bisogni delle persone in un’ottica di contrattazione con l’utente, al fine di decidere un piano d’azione che consente di poter superare la sua condizione di attuale bisogno.

Il fine ultimo è promuovere l’autonomia degli utenti, valorizzandone la soggettività e l’assunzione di responsabilità, promuovendo contemporaneamente iniziative che consentano di ridurre i possibili rischi di emarginazione.

A causa di mancanza di lavoro da Assistente sociale, in questi ultimi due anni di attività lavorativa mi sono tuffata in una nuova esperienza: Assistente all’autonomia e alla comunicazione, nell’ambito della disabilità. Molti sono stati i bambini seguiti in questi periodi, svariate le patologie incontrate, diversi i metodi utilizzati per rendere l’utente il più possibile autonomo nell’ambiente scolastico e sociale.

La laurea in Scienze del Servizio Sociale non consente di insegnare senza prima ricorrere all’integrazione con parecchi esami aggiuntivi e concorsi vari, ma quantomeno permette di partecipare ai bandi che alcune scuole pubblicano per Assistente all’autonomia e alla comunicazione.

L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione è prevista dall’art.42 del DPR616/77: Assistenza ai minorati psicofisici e dall’art 13 della legge 104/92. L’art.13 sancisce l’obbligo per gli enti locali di fornire all’interno di tutte le scuole di ogni ordine e grado l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali.                              L’Assistente alla Comunicazione è un operatore socio-educativo, assegnato a ciascun disabile che ha il compito di mediare e rendere agevole la comunicazione, l’apprendimento, l’integrazione e la relazione, ponendosi come tramite tra lo studente disabile e la sua famiglia, e la scuola, la classe e i servizi territoriali specialistici.

Lo scopo principale è quello di fornire l’integrazione e la partecipazione alle attività scolastiche, l’interazione all’interno dell’ambiente scolastico, supportando il disabile in un’ottica di continua sinergia con i docenti e la famiglia e la società in genere. L’Assistente all’autonomia e alla comunicazione (Asacom), ha come obiettivo quello di abbattere le barriere comunicative e offrire spunti di riflessione agli insegnanti, cui spetta di norma qualsiasi decisione in merito ai programmi didattici.

L’Asacom deve intervenire in caso di alunni con situazioni di handicap riconosciuti con certificazione scolastica ai sensi dell’art.3 della L. 104/92 rilasciata dall’Unità Operativa N.P.I.A   (Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’adolescenza) territorialmente competente e sulla base dell’estratto di verbale di gruppo misto a cui fanno parte la famiglia, l’équipe professionale, la scuola e gli enti locali, nel quale si specifica la necessità per il minore disabile dell’assistenza  all’autonomia e alla comunicazione. All’interno del nostro sistema scolastico, tale professionista, funge anziché da supporto alle insegnanti di sostegno, da sostituzione nelle ore non previste da contratto per quest’ultime. Si utilizza questa figura per sopperire alla carenza di docenti specializzati.

Mi piace pensare che prima o poi qualcosa cambi nel sistema scolastico italiano e che finalmente il Ministro dell’Istruzione di turno inizi a pensare ad un corso agevolato che abiliti la figura dell’Assistente sociale a poter divenire, qualora lo volesse, Insegnante di sostegno.

La facoltà di Servizio Sociale impone ai suoi studenti diversi esami in materie psicologiche di ogni genere, materie d’esame riguardanti “l’altro” e il rispetto verso il prossimo, soprattutto nei confronti del soggetto bisognoso. E allora perché non poter far parte del mondo della scuola in toto e non in parte come attualmente ci è concesso?

Non è possibile pensare che a fianco dei ragazzini con problematiche lievi-medio-gravi ci possano essere addirittura semplici diplomati definiti “insegnanti di sostegno” e al professionista Assistente Sociale ciò non sia concesso nonostante sia ben a conoscenza che il disabile, è prima di tutto una persona con una propria storia e una propria specifica disabilità. Tale professionista del sociale sa accogliere l’utente con cui entra in contatto, è capace di ascoltare le sue richieste e i suoi bisogni, informarlo sulle risorse presenti sul territorio, accompagnarlo tramite un percorso personalizzato di aiuto e sostegno e orientarlo verso il canale più adeguato per ottenere riposte efficaci ed efficienti e renderlo quanto possibile parte attiva e non passiva del suo percorso di vita.

L’assistente sociale è o non è un professionista versatile?

*Assistente sociale