La Famiglia Belier

di Francesca Susani *

51040Weekend lungo al mare, nel piccolo cinema di paese, che più che un cinema sembra un salottino dove ritrovarsi con i compagni di spiaggia, danno “La Famiglia Belier“, che non ero riuscita ad andare a vedere in città.
Ci trascino tutta la famiglia, compresa mia madre e l’amico di mio figlio maggiore, in trasferta con noi. Tre generazioni quindi: gli adulti ne usciranno con gli occhi lucidi, i fanciulli forse con qualche pensiero in più su cui riflettere.

E’ un film sulla famiglia… Sulla fatica del distacco. Solo che la famiglia in questo caso è sordomuta: padre, madre e il fratello minore di Paula Belier, che sordomuta non è e che si arrabatta tra l’aiutare nell’azienda agricola di famiglia, fare da tramite con il mondo per i suoi genitori, e vivere la sua vita da adolescente, con i suoi studi, le sue amicizie, le sue passioni, i suoi amori.
Un tema classico, l’avevamo già trovato in Billy Elliot: insegnante di paese (questa volta di musica) scopre dote particolare in giovane allieva (questa volta la voce) e le propone di portarla lontano, a Parigi, lontano dalle sue mucche, dai suoi formaggi, dalla sua famiglia.

Non è un film sulle persone sordomute, ne tantomeno sulla disabilità: la disabilità dei genitori viene però utilizzata per amplificare il problema del distacco, di cui si vuole raccontare.

La madre non vuole perdere la sua bambina, come tutte le madri… e questa volta per un motivo che non riesce a capire: non può capire cosa prova la figlia cantando, non conosce le sue capacità perchè non puo sentirle.
Ma la famiglia andra’ comunque al saggio e lì, osservando l’entusiasmo del resto del pubblico, papà, mamma e fratello inizieranno a loro modo a capire.

La figlia ha paura, come tutte le ragazze, di lasciare la sua famiglia, i suoi affetti, e in questo caso ancora di più perche si sente responsible verso di loro.

A iniziare a convincerla sarà l’amica: “ma sei matta? come pensi abbiano fatto prima che tu nascessi?”

A lasciarla infine andare sarà il padre, dimostrandole di potersi organizzare senza di lei, dimostrandole di aver capito, accompagnandola al suo nuovo destino.

Un film sulla famiglia dicevo, sull’adolescenza, sulla fatica del distacco, sulla necessità dei giovani di volare lontano, senza necessariamente scappare, seguendo una strada diversa da quella che i genitori magari avevano pensato per loro.

Un bel film da vedere, per ridere, per piangere, per pensare.