Hotel 6 stelle: un nuovo modo di fare televisione sociale

di Anna Contardi *

hotel 6 stelleSi è conclusa il 4 gennaio la II serie di “Hotel 6 stelle”, il programma che nel 2014 ha fatto conoscere al grande pubblico le potenzialità delle persone con sindrome di Down nel mondo del lavoro.

I protagonisti della prima edizione

Benedetta, 23 anni, vive a Ostia con la madre. Proviene da una famiglia molto numerosa, ha due sorelle un fratello. Frequenta un corso di danza moderna e di ceramica, fa diverse attività anche con il suo gruppo parrocchiale. È una ragazza molto sensibile e matura, ama molto i bambini e proprio per questo il suo sogno nel cassetto è quello di aprire un asilo. A primo impatto può sembrare timida e poco sorridente, ma quando prende confidenza con le persone emerge il suo carattere tenero e tenace. Al Melià era impegnata come cameriera.
Dopo “Hotel 6 stelle” ha iniziato un tirocinio formativo di sei mesi presso un tour operator di Acilia (Roma).

Edoardo, 19 anni, il più giovane del gruppo. Vive a Roma con i genitori, la sorella Elena e il fratello Eugenio. È il bello del gruppo ed è consapevole di esserlo, con le ragazze è un gentiluomo. Ama mangiare, giocare alla playstation e a ping pong. Il suo migliore amico è Leonardo, un suo compagno delle elementari.
Edoardo ha la tendenza ad essere permaloso e un po’ prepotente, forse data anche la sua giovane età, ma ama le nuove sfide. Al Melià era impegnato al reparto manutenzione.

Emanuele, 23 anni, vive a Roma con i genitori e il fratello. È diplomato all’Istituto alberghiero con la qualifica di aiuto cuoco. E’ un ragazzo pieno di interessi e super impegnato: frequenta una scuola di basket, una di calcetto e una di vela, è un ragazzo spigliato, molto generoso e socievole con tutti. Nel tempo libero ama guardare la tv, chattare con gli amici e ascoltare musica. Al Melià era impegnato come cuoco.
Dopo “Hotel 6 stelle” ha iniziato, con una borsa di studio, un corso di chef per professionisti presso una scuola romana e poi il primo tirocinio in un ristorante al centro di Roma.

Livia, 21 anni, vive a Roma con la madre. È una ragazza energica che riesce a dare una carica positiva alle persone che la circondano, è sempre sorridente e spigliata.
Le sue passioni sono il ballo e la recitazione. La sua attività principale però è il nuoto sincronizzato, lo pratica a livello agonistico e ha vinto molte medaglie. Ama molto il contatto con il pubblico ed esibirsi davanti a tanta gente. Al Melià era impegnata come barista.
Dopo “Hotel 6 stelle” inizierà un tirocinio formativo come segretaria in un ente pubblico.

Martina, 31 anni, vive con i genitori, ha tre sorelle. È la più grande del gruppo. Ama ordinare e pulire la casa. Una delle sue paure è quella di essere criticata e non capita dagli altri. È una persona che inizialmente può sembrare molto pacata ma in realtà è decisa e determinata. È romantica, sognatrice, precisa e accurata in tutto quello che fa. Al Melià era impegnata come cameriera ai piani. Dopo “Hotel 6 stelle” ha iniziato un inserimento lavorativo finalizzato all’assunzione come cameriera ai breakfast e al servizio ai tavoli in un albergo romano.

Nicolas, 21 anni, vive a Monte Porzio Catone con i genitori, il fratello Daniel e la sorella Martina.
Molto legato a Daniel, è diventato presidente onorario della squadra di calcio in cui il fratello gioca. È un ragazzo esplosivo, pieno di energia, sempre sorridente e a volte buffo. Indossare la divisa da lavoro è sempre stato un suo sogno. Pratica equitazione da tanti anni e non rinuncia durante la settimana ad allenarsi con il suo cavallo Orazio. Gli piace ascoltare la musica e suonare la chitarra. Al Melià era impegnato alla reception.

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Il programma

Il format nasce in Svezia e il programma era già stato realizzato anche in Spagna quando la casa produttrice Magnolia decide di proporne la realizzazione in Italia. Dopo aver valutato l’idea con l’Associazione Italiana Persone Down e aver ottenuto l’approvazione da RAI3 è partita nell’autunno 2013 la realizzazione della prima serie che è stata poi messa in onda nei mesi di febbraio e marzo 2014.

I protagonisti, 6 ragazzi con sindrome di Down in tirocinio nel grande hotel, il Melià di Roma, vengono seguiti dalle telecamere per 6 settimane e vengono realizzate altrettante puntate di quella che viene ribattezzata dal direttore di Rai3, Andrea Vianello, grande sostenitore del programma, una “Docu experience”.
La regia è di Claudio Canepari che, con il suo staff sa mettere in luce la realtà: i successi e le difficoltà dei ragazzi, gli errori e il valore dei tutor, le competenze e le relazioni.
Le mansioni scelte sono tipiche del lavoro in Hotel: cameriera ai piani, al ristorante, alle colazioni, aiuto in cucina, alla reception, in manutenzione.
La messa in onda è su Rai3 il lunedì in seconda serata. Il tirocinio è vero e durerà 4 mesi.

La reazione di pubblico e critica è davvero positiva, gli ascolti balzano dai 500.000 della prima puntata a milione dell’ultima. Il pubblico si affeziona ai ragazzi e scopre che le persone con sindrome di Down sono tutte diverse e che è possibile pensare a loro come lavoratori.

Erano proprio questi gli obiettivi dell’adesione dell’Associazione Italiana Persone Down:
•    garantire un’immagine adeguata delle persone con sindrome di Down;
•    promuovere l’inserimento lavorativo.

L’impegno di AIPD si è concretamente tradotto nella realizzazione del casting insieme a Magnolia, la presenza di educatori AIPD in albergo per tutte le riprese, la consulenza al montaggio, la realizzazione di un  piano di comunicazione/promozione congiunto, la gestione dei contatti con le aziende che hanno risposto all’invito a contattare AIPD per promuovere esperienze di inserimento lavorativo.
Infatti in ogni puntata è stato inviato un messaggio alle aziende e 50 realtà hanno risposto a tale invito offrendo tirocini, lavoro, lavori stagionali. L’Osservatorio del mondo del lavoro ha contattato ogni realtà verificando l’effettiva fattibilità dell’inserimento e poi mettendo in contatto azienda e realtà associativa più vicina.
Ad oggi sono stati avviati o sono in partenza progetti di inserimento per 26 realtà di cui 17 con Sezioni AIPD, 6 con altre associazioni Down e 3 con altre realtà che si occupano di persone con disabilità intellettive.
I ragazzi protagonisti del programma sentono il loro ruolo non solo come lavoratori, ma come portavoce anche dei loro amici e del loro desiderio di lavoro, partecipano ad interviste e talk show e accettano la proposta di AIPD di fare da testimonial della campagna #downlavoro lanciata il 1 maggio per rivendicare il diritto al lavoro anche per loro, in cui viene dato spazio anche alle testimonianze di imprenditori che hanno lavoratori con sindrome di Down.

La seconda edizione

Visto il successo della prima serie, si decide di proporne in tempi brevi una seconda e altri 6 ragazzi partono a settembre per un’esperienza residenziale di lavoro in un villaggio turistico in Sardegna, il Timi Ama di Villasimius. Le mansioni sono un po’ diverse: cameriera al ristorante, barman, addetta all’accoglienza in SPA, facchino, aiutante in spiaggia,cameriera ai piani. Il lavoro è duro e intenso, la struttura è grande con molti clienti, bisogna superare le emozioni oltre alla fatica. Al lavoro si aggiunge la distanza da casa che i ragazzi vivono con disinvoltura.

Le modalità di collaborazione tra AIPD, Magnolia e Rai 3 sono le stesse.
Anche questa volta si realizzano 6 puntate che vanno in onda sempre in seconda serata su Rai3, ma il venerdì.
L’attenzione di spettatori e media è sempre alta. Iniziano ad arrivare disponibilità da parte delle aziende (11 ad oggi).

Alcune considerazioni

Sul piano dell’inserimento lavorativo il programma ha messo in luce ancora una volta quali sono gli elementi di successo di un buon inserimento:
•    lavori veri
•    collocamento mirato (la persona giusta al posto giusto)
• formazione sul posto di lavoro col coinvolgimento diretto dei colleghi e il sostegno/supervisione di operatori specializzati (in questo caso gli educatori AIPD)
•    buon possesso di autonomia come prerequisito

Sul piano della comunicazione, Hotel 6 stelle è a mio parere un vero esempio di televisione sociale perché, non solo contribuisce ad abbattere molti stereotipi e aiuta a conoscere le persone con sindrome di Down, raggiungendo moltissime persone tra quelle che mai seguirebbero una trasmissione sulla sindrome di Down, ma permette di avviare un cambiamento promuovendo nuovi inserimenti.
Il merito di questo va un po’ a tutti quelli che hanno contribuito alla sua realizzazione, nella sinergia tra realtà e culture diverse (Rai, Casa di produzione, Associazione), nel profondo rispetto dei ragazzi e delle loro storie, nel rispetto nei confronti del tema del lavoro che viene qui raccontato e nobilitato anche nelle sue espressioni più semplici, nella leggerezza e profondità del racconto delle relazioni che sono quello che fanno di noi tutti persone.

* Coordinatrice Nazionale Associazione italiana Persone Down