Un coro in una residenza per anziani

di Cristina Sironi* e Francesca Susani**

 

Da circa due anni faccio parte di un coro femminile di una ventina di elementi: “Coro Sparkling Water”.

Ho avuto la fortuna di incontrare questo gruppo di donne di tutte le età, ognuna con la sua vita, la sua professione, ma accumunate da una grande voglia di cantare e di condividere la propria passione con le altre, guidate da un direttore, donna anch’essa, fuori dal comune, che sembra inglobare tutta l’energia che il coro trasmette per restituirla ancora più forte e pulita.

Ed è proprio l’energia che traspare prima di tutto da questo coro; ognuna di noi ci mette la propria sapendo che si unirà con quella delle altre, come le nostri voci e le nostre melodie. Respiriamo all’unisono per poi cantare armonizzate.

Ci vuole complicità perché un coro funzioni bene, e fiducia, nel proprio direttore certo, ma anche nelle compagne a cui diamo la nostra voce perché si amalgami con la loro. La certezza di sapere che da parte di tutte ci sarà l’impegnò perché il pezzo funzioni al meglio, la certezza che abbiamo un bellissimo obiettivo comune che ci darà ancora più soddisfazione raggiungendolo tutte insieme.

Un’altra particolarità di questo gruppo è che regna un clima di totale amicizia e solidarietà: “terapeutico” è l’aggettivo che ho sentito spesso usato dalle mie compagne, riferendosi a questo progetto di crescita comune.

Quelle due ore alla settimana che dedichiamo alle nostre prove sono momenti in cui si lascia fuori il resto, ma non è solo questo. È anche sapere che ci sono venti persone con cui condividi una passione e che ti sono vicine, sono presenti per gioire o piangere con te.

Una forte complicità quindi, un’energia positiva che viene trasmessa al pubblico che ci viene ad ascoltare.

In maniera del tutto naturale, passione e interessi lavorativi si sono avvicinati e mi sono ritrovata a collaborare per promuovere il gruppo, principalmente tramite i social network.

Così ho raggiunto anche l’attenzione di chi conosco per lavoro… ed è arrivato l’invito a cantare in una casa di riposo. Sono partiti i contatti con il direttore del coro e il 21 aprile si è finalmente tenuto il concerto presso la Residenza per Anziani “Giovanni Paolo II” di Melzo, invitate da Cristina Sironi, animatrice in sede e nome conosciuto a Prospettive Sociali e Sanitarie.

Il Coro, prima che io ne facessi parte, aveva già cantato in una casa di riposo e c’era un po’ di timore di riuscire a cogliere l’attenzione degli ospiti, con un repertorio in inglese piuttosto moderno. Qualcuna di noi dalla precedente esperienza ricordava scherzosamente un signore anziano che era stato costretto a presenziare al concerto ma che non vedeva l’ora di andarsene.

D’altra parte nei molti concerti del 2017 a cui ho preso parte, le situazioni sono state le più varie: rassegne di cori in piccoli teatri di paese in cui abbiamo avuto la sensazione di essere molto apprezzate; un concerto in chiesa in cui forse il nostro repertorio strideva un po’ troppo con quello degli altri cori presenti; il successo delle serate in teatro, organizzate da e per noi; raccolte fondi per associazioni onlus durante le quali era necessario trovare un equilibrio tra i vari momenti dell’evento; abituate agli applausi e alle richieste di bis non è mancato il difficile incontro con un pubblico disinteressato con il quale non siamo riuscite a entrare in sintonia. Ma di certo non ci siamo scoraggiate.

A Melzo eravamo già in salone, in attesa che arrivasse il nostro pubblico in sedia a rotelle. Niente ingresso trionfante, niente “ed ecco a voi” e niente grandi applausi di incoraggiamento per iniziare il concerto. Eppure l’attenzione era percettibile ovunque, gli occhi fissi sulle soliste, e sui nostri movimenti. La bravura della nostra direttrice che è riuscita a coinvolgere gli ascoltatori spiegando con semplicità il significato delle canzoni che stavamo cantando: il medley dal musical Mamma Mia, i gospel americani con una sacralità magari diversa da quella a cui queste persone anziane sono abituate.

Dopo i primi minuti di imbarazzo, di piccole rigidità, il Coro ha ritrovato il suo solito umore, trasmettendo gioia ed emozioni ed è arrivata la richiesta di un bis che non avevamo programmato. Alla fine l’animatrice ha dichiarato che da tempo non vedeva i suoi anziani così attenti.

Ho chiesto a Cristina Sironi di raccontarci cosa ha significato per loro questo momento e perché ha pensato di proporre questa esibizione.

Il canto corale è stato per generazioni un modo di dare ritmo e sollievo alle fatiche del lavoro, di rendere un po’ più sopportabili i soprusi e le ingiustizie subite, di ritagliarsi un piccolo spazio di gioia e di speranza tra le durezze della vita, di dar voce a chi non ne aveva. La generazione dei nostri grandi vecchi è stata forse l’ultima a godere della ritualità del canto in questa dimensione collettiva che è andata via via perdendosi.

Ecco che allora portare un coro a esibirsi all’interno di una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) oggi ha il senso non tanto – o non solo – di offrire un momento di piacevole intrattenimento, ma di risvegliare negli anziani spettatori ricordi ed emozioni, di far riemergere in loro momenti del proprio passato per farli vibrare con naturalezza fino quasi a dimenticare il presente. I cori sono apprezzati e benvenuti nelle Residenze per anziani anche per questa funzione rigenerante attraverso il ricordo di sonorità.

Il “Coro Sparkling Water” però ha colpito in un modo particolare. Provo a cercare di capire il perché.

E’ costituito da una ventina di donne giovani e belle. Già questo elemento non passa inosservato. Ho imparato che chi ha perduto la bellezza intesa in senso generale come energia, freschezza, presenza, garbo, armonia è molto sensibile a quella altrui. Arrivare in salone e trovarsi accolti da un gruppo di ‘vestali’ sorridenti, curate e ben vestite è stata una bella sorpresa! Osservarle poi un vero piacere! E quando hanno cominciato a cantare il silenzio si è fatto denso, profondo, concentrato come raramente mi era accaduto di percepire.

L’energia delle coriste ha contagiato il pubblico, lo ha fatto sentire all’unisono con loro: l’armonia delle loro voci si è diffusa ed era come se ciascuno si sentisse parte di quell’universo di armoniosa sonorità che aveva benevolmente riempito lo spazio. La complicità, la coesione, la passione delle coriste e della direttrice, il loro incedere nel salone si sono riverberati sul pubblico, lo hanno incantato. Anche gli spettatori meno consapevoli erano affascinati.

Un’altra particolarità: il repertorio. Si pensa generalmente che le canzoni della tradizione popolare italiana incontrino i favori dei nostri grandi vecchi perché conosciute e amate. E’ vero. Ma non è tutto. Infatti questa volta il repertorio era inglese: canzoni forse orecchiate (il medley di ‘Mamma Mia’) ma anche sconosciute (i gospel); eppure sono state apprezzate e seguite perché briose, esuberanti: un’iniezione di pura vitalità!

Ma anche: trasmettevano un’aura di sacralità, una visione piena di speranza, di amore, di umanità – erano cantate tradizionalmente nelle chiese metodiste – che fa sentire bene indipendentemente dalla lingua con cui vengono espresse. I delicati applausi che ne sono seguiti, lo hanno testimoniato.

Una certa delusione è seguita alla fine: il tempo era volato, era già tutto finito? La richiesta di continuare ancora questo incanto con un bis è stata sincera, autentica: la risposta di tanti cuori semplici che per un pomeriggio hanno danzato su queste calde note dimenticandosi affanni infermità pesi e dolori. Con una promessa: l’invito a ritornare.

*Animatore sociale e formatrice; ** Caporedattore Prospettive Sociali e Sanitarie (e membro del Coro Sparkling Water).

Scarica qui la presentazione completa del Coro Sparkling Water

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Informazioni su Francesca Susani

Laureata in Scienze Politiche, collabora con l'IRS dal 1996, occupandosi principalmente della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie, di cui è caporedattore. Come responsabile della rivista segue anche tutto ciò che la concerne, quindi la collana "i Quid", il sito, la versione digitale della rivista, il blog "Scambi di Prospettive". Collabora, inoltre, per gli aspetti più organizzativi, al Progetto Welforum, Rete per le politiche sociali delle Regioni, delle Province autonome e dei grandi Comuni.

Un pensiero su “Un coro in una residenza per anziani

  1. Orsola

    Ciao Cristina grazie x aver condiviso questo bel momento di coralità. Come maestra del coro Famagosta mi ri-suonano molto le tue /vostre parole (passione, ritualità, complicità, gioia, armonizzarsi…) l’esperienza che sto portando avanti da 12 anni con il coro di anziani più o meno intonati con poca o tanta voce ma che insieme fanno CORO si sta evolvendo facendo cantare il nostro Coro con altri CORI. Tutto era iniziato con la festa di San Valentino…Con tutte le vedove che ci ritrovavamo la famosa frase ” due cuori e una capanna” sembrava fuori luogo e da più di 5 anni con il Coro Bozzetti (Auser) di zona e diventato DUE CORI E UNA CAPANNA e ogni 14 febbraio cantiamo insieme. Abbiamo cantato anche con i bambini della scuola elementare noi cantavano le canzoni dei bambini e i bambini cantavano le canzoni dei nonni. Da un paio d’anni ho coinvolto un’altro Coro che era venuto a cantare una domenica x gli anziani, Coro Rinascita quest’anno è il terzo anno che ci uniamo nel canto ci stiamo preparando x il 10 giugno mi piacerebbe vedessi il nostro lavoro,sei invitata. Certo mi piacerebbe tantissimo entrare in contatto anche con il Coro Sparkline Water e invitarle a cantare anche da noi. Sentiamoci !!!
    Ciao Orsola

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