Le Officine del Welfare a Bologna, ovvero come provare a non sentire la crisi

immaginare e sostenere il futuroIl 7 giugno 2013 a Bologna, ho partecipato ad un Officina del Welfare, per presentare una ricerca fatta con Giselda Rusmini nel corso del 2012 per conto di IRS, inserita a sua volta in un corposo progetto di ricerca su “Federalismo fiscale e livelli essenziali”, portata avanti da Università di Bologna in collaborazione con altri soggetti del mondo accademico e la committenza regionale. Il nostro approfondimento è stato relativo alla DGR 378/2010 “Ripartizione, assegnazione e impegno delle risorse del fondo sociale regionale straordinario ai sensi dell’art. 37 della L.R. 24/2009. Integrazione risorse del fondo sociale locale di cui alla propria delibera n. 2078/2009”, il cosiddetto “Fondo Straordinario” per l’infanzia e l’adolescenza, con l’obiettivo di capire ricadute dei progetti sostenuti attraverso il fondo e sostenibilità degli stessi nel tempo, con o senza fondo.

Era qualche mese che seguivo da lontano il percorso delle Officine del welfare, si sono succeduti tre incontri interessanti che sono diventati un’occasione per la Regione di fare il punto, verificare lo stato di salute dei servizi sociali territoriali, mantenere un riflettore acceso sulla questione povertà e impoverimento che la crisi ormai richiama con grande forza, e, venerdì 7 giugno, confrontarsi e presentare esperienze nell’area della tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Esperienze che, a differenza di quanto raccolto in altre fasi di lavoro e di approfondimento, in questo caso erano interessanti percorsi locali di lavoro nell’area promozione (con il coinvolgimento di tanti soggetti a vario modo impegnati) e nell’area dell’educazione con il diretto coinvolgimento delle scuole. Percorsi che penso siano stati scelti anche nell’idea di ripercorrere le altre strade possibili, in un sistema che spesso si interroga sulla tutela minori, ma che negli ultimi anni ha avuto poco spazio per confrontarsi sulla promozione e sulla prevenzione nell’area dell’infanzia e dell’adolescenza.

E qual è la situazione in Emilia Romagna?

Siamo in una Regione che non si è mai fermata, soprattutto nell’area infanzia – adolescenza – responsabilità familiari ha messo un punto fermo e contemporaneamente dettato una precisa linea con la legge regionale n. 14/2008: in questa interessante legge si ricompone la frammentazione dei servizi che ruota intorno alla vita dei minori (spesso a seconda delle fasce d’età o dei bisogni specifici), si prova a fare un discorso che riguarda la vita delle giovani generazioni e delle loro famiglie, sia di quelle in difficoltà che di quelle che non rientrano in particolari categorie di bisogno o di rischio.

Il fondo straordinario è stato un fondo aggiuntivo di € 22.000.000, un fondo che è andato ad incrementare le risorse già assegnate, con particolare attenzione alle aree di promozione del benessere, prevenzione, cura e indicando 4 azioni prioritarie da rendere in tutti i distretti effettive.

Cosa abbiamo trovato noi

Con la nostra ricerca abbiamo visto che:

–  La promozione del benessere è un’area difficile da sviluppare, anche perché in tempi di crisi l’emergenza preme sulla vita delle persone e quindi su quella dei servizi direttamente coinvolti. Con le attività di promozione spesso si hanno in mente tutti i soggetti potenzialmente raggiungibili con quella determinata attività o servizio: i servizi sono altresì abituati a ragionare per target di utenti, bisogni di cittadini, aree di intervento specifiche. Questo anche perché spesso le risorse sono vincolate ad aree di intervento.

–  Il fondo straordinario nel 2011 è stato utilizzato molto per dare continuità a progetti che hanno dimostrato negli anni una tenuta, delle ricadute, che hanno portato innovazione o contribuito a generare valore e a consolidare relazioni a livello organizzativo e istituzionale.

–  L’integrazione tra servizi, istituzioni, organizzazioni è ancora un tema che porta con sé fatiche. Su questo attraverso il fondo i territori hanno provato ad impegnarsi, usando risorse per dedicarsi alla cura delle relazioni tra servizi e istituzioni, per costruire quell’integrazione che spesso rappresenta l’anello debole nei percorsi di progettazione e in quelli dei servizi.

–  Resta aperto il tema della sostenibilità dei progetti messi in campo: è anche il tema generale del “lavorare per progetti” che sembra rendere tutto precario, incerto. Adesso che le risorse vengono drasticamente meno, ma che la domanda sociale cresce vertiginosamente, occorre fare quadrato, che significa in qualche caso rielaborare le ipotesi e le domande che hanno fatto partire i progetti, rimettere in gioco idee, energie per affrontare e provare a rileggere anche la fatica degli operatori, delle famiglie, delle comunità.

Cosa dicono le esperienze portate

Rimandiamo al sito di Regione Emilia Romagna per i materiali specifici relativi alle esperienze presentate, ma mi è sembrato che fosse determinante la visione inclusiva e la collaborazione esplorata, sperimentata e rodata tra servizi e scuola, tra alunni e insegnanti, risorse altre presenti sul territorio, associazionismo, terzo settore, settori produttivi. In un’ottica promozionale.

Riportare lo sguardo sui diritti nonostante la fatica

In apertura l’intervento di Francesco D’Angella dello Studio APS, che con Animazione Sociale ha documentato le esperienze regionali significative e contribuito così a rileggere proprio le ipotesi fondative dei percorsi regionali nell’area infanzia-adolescenza e responsabilità familiari: D’Angella ha portato alla luce e “nominato” quella fatica quotidiana che oggi sembra bloccare i processi di innovazione, con il rischio di non far “proseguire la storia dei diritti”. Quella stessa fatica che può anche portare ad una “messa in discussione delle professionalità dei singoli” e che oggi porta a “sofferenza, delusione, arrabbiature, difese del servizio e degli operatori”. Leggo in questo un richiamo a non trincerarsi dietro al codice giuridico-normativo, sebbene molto importante, o alla sola definizione di procedure.

Vedo che la fatica degli operatori in questa fase è anche la fatica delle Istituzioni, ma che occorre uscire dall’angolo in cui la crisi schiaccia.

2 pensieri su “Le Officine del Welfare a Bologna, ovvero come provare a non sentire la crisi

Rispondi a socialeintesta Annulla risposta