I tagli al welfare ai tempi della crisi economica: è tempo di ribassi concorrenziali sul costo del lavoro sociale?

di Davide Pizzi*

Pizzi Davide_ Bandiera ItalianaLe statistiche negli ultimi anni parlano chiaro: la spesa sociale in Italia diminuisce drasticamente anno dopo anno. È forse questo uno dei pochi dati inequivocabili che non necessita di essere sottoposto a ulteriori studi di analisi dell’interpretazioni dei numeri percentuali di un fenomeno, perché in questo caso si può affermare con certezza che è vera l’affermazione che “la matematica non è un’opinione!” Sulla scia di questa tendenza si inseriscono le privatizzazioni e le esternalizzazioni dei servizi, tra cui quelli dedicati alle persone. Alcuni studi dimostrano invece, che privatizzare non produce affatto risparmio, come nemmeno miglior qualità del servizio.
Il concetto è sintetizzabile con questo gioco di parole: liberare per liberalizzare, liberalizzare per liberarsi! In altre parole, offrire la possibilità di decidere se mantenere o meno un servizio a completa gestione pubblica, oppure di liberalizzarlo in modo da essere “libero” da alcune responsabilità.

Leggendo in questi giorni un avviso pubblico per il conferimento di un incarico a tempo determinato per assistente sociale (Consorzio Casalasco Servizi Sociali), ho avuto una reminiscenza: il corso di economia del lavoro quando ero studente all’università. L’autore statunitense, Douglass C. North, vincitore del premio nobel per l’economia nel 1993, nel suo libro (Istituzioni, cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia, Il Mulino, 1997)  esamina i fattori che distinguono il mercato del lavoro dal resto del mercato economico, uniformato della contrattazione tra venditore e acquirente. Come nei bazar o nei mercati al tempo delle nostre nonne, il prezzo esposto della mercanzia era per certi versi un pro forma, perché era consuetudine trattare in molti casi prima di fare un acquisto, per tentare di convincere il mercante a ribassare il prezzo. Nel mercato del lavoro invece, le cose non sono più così da molto tempo, le battaglie sindacali hanno stabilito chiari diritti per i lavoratori. Ma in tempo di crisi come oggi, c’è il rischio che qualcosa possa cambiare? Pur di avere un lavoro, potrebbe accadere che in questo “mercato” qualcuno decida di praticare i saldi, svendite, e ribassi? Dopo aver letto il summenzionato bando, incomincio a pensare che non è del tutto inverosimile che qualcosa del genere possa accadere in avvenire. Con la differenza però, che se al mercato era la nonna per la sua felicità e per quella della famiglia a portare a casa l’affare pagato a miglior prezzo per aver convinto il commerciante a sbassare il prezzo, nel caso specifico di coloro che si candidano per ottenere un lavoro, non c’è granché di esserne felici.

© Copyright 2010 CorbisCorporationUno dei criteri di assegnazione del punteggio riportato all’interno del bando e con tanto di “formuletta” matematica è questo:
3) offerta economica – massimo 8 punti
L’offerta deve essere espressa in termini di costo orario della prestazione. Al costo orario più basso offerto verrà attribuito il punteggio massimo di 8 punti, mentre alle altre offerte il punteggio verrà attribuito in misura proporzionale secondo la seguente formula:

CALCOLO 2

Alcuni vocaboli si addicono più a una vendita all’incanto, un’asta, una gara d’appalto, perché ricordano la mercificazione del lavatore e della sua prestazione professionale. Anziché parlare di “termine della presentazione della domanda d’iscrizione”, è riportato termine di presentazione delle offerte, e nel punto che riguarda la durata dell’incarico e del compenso, è espressamente scritto così: “Il compenso complessivo annuo al lordo di ogni onere ed imposta dell’incarico è pari ad € 18.000,00 – salvo il ribasso offerto dal professionista – per un monte ore annuo presunto di attività di circa 900 ore.”

Sconcerta l’espressione “salvo il ribasso offerto dal professionista”! Mi sono abituato a vedere “alchimie professionali”, ossia, colleghi assistenti sociali, psicologi ecc, diventare, trasformarsi e dequalificarsi in generici operatori, o improvvisarsi educatori all’interno di comunità gestite da cooperative sociali, e ovviamente sottopagati, ma ancora faccio fatica ad accettare come colleghi professionisti con tanto di laurea, possano indossare al collo la scritta: saldo di fine stagione!

*Assistente Sociale, Ordine della Regione Puglia

5 pensieri su “I tagli al welfare ai tempi della crisi economica: è tempo di ribassi concorrenziali sul costo del lavoro sociale?

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  2. Pierluigi

    Quante cose condensate in poche righe di attenta riflessione.
    Molte emozioni sollevano lo scenario che rappresenti.
    Tra lo sconcerto e l’indignazione che purtroppo vivo ormai da 15 anni, tenendo buoni i primi 5 per buona condotta…..
    Le richieste sempre meno professionali che amministrazioni rivolgono a professionisti.
    La mimetizzazione che neolaureati in psicologia o scienze sociali trovano utile fare per trovarsi una nicchia lavorativa occupando mansioni e ruoli educativi impropri.
    La trasformazione delle pubbliche amministrazioni da gestori di servizi in erogatori di servizi gestiti da soggetti terzi.
    La alienazione degli “operatori” nei servizi socio assistenziali, con conseguente riduzione del proprio coinvolgimento attivo e emotivo.
    Non ultimo un quarto settore sempre più coinvolto in funzioni complici del sistema politico anzichè rimanere neutrale e libero da condizionamenti.
    Il cartello con la scritta “Saldi di fine stagione” temo possa riguardare anche atteggiamenti etici e morali senza discriminazione di sorta, laureati o no, professionisti o dilettanti.
    saluti

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