Cittadini e medici di famiglia alleati per la salute

di Paolo Peduzzi *

salute in piazzaCon la presentazione del Libro Bianco sullo sviluppo del sistema sociosanitario in Lombardia, la Regione individua i punti di attenzione per migliorare l’attuale sistema di offerta e formula un’ipotesi di revisione normativa come base di confronto con le forze politiche e sociali. Al cuore della proposta è l’esigenza di passare da una cultura della cura ad una cultura del prendersi cura, superando la frammentarietà dei servizi con l’integrazione tra servizi sociali e sanitari e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

Nel riordino del sistema sanitario e sociosanitario lombardo, che esiterà dal percorso avviato, sarà importante declinare il ruolo delle cure primarie e del medico di famiglia (medico di medicina generale e pediatra di famiglia) che del “prendersi cura” della persona dovrebbe essere la figura professionale di riferimento per l’assistito, intorno a cui ricomporre l’attuale frammentazione dei servizi.

Un contributo interessante nel merito arriva da un documento condiviso nel marzo di quest’anno dalle rappresentanze professionali dei medici del territorio e dei cittadini della provincia di Monza e Brianza (1). Il documento esita da un percorso di confronto sulle osservazioni e indicazioni formulate dai cittadini dai medici di famiglia e dagli operatori sanitari, coinvolti nell’arco del 2013 in un’iniziativa dei Sindacati confederali di rilevazione e analisi sul funzionamento dell’attuale rete di offerta socio sanitaria.

I principi e contenuti espressi nel documento, per un’assistenza primaria a misura dei bisogni di salute dei cittadini e delle attese dei professionisti, sono:

  • Superare una sanità frammentata in servizi orientati a specifiche patologie, e riconoscere nella medicina di famiglia la base su cui costruire percorsi di presa in carico e di continuità dell’assistenza. L’ approccio deve privilegiare il focus sulla persona  rispetto a quello sulla malattia; tale approccio  è il più adatto alla gestione delle malattie croniche, in cui interagiscono tra loro più malattie,  e delle condizioni di vulnerabilità sociale, familiare e economica dei pazienti che aggravano i problemi di salute.
  • Orientare gli interventi ad una partecipazione attiva dell’assistito nel promuovere la propria salute e nel processo di cura, con un approccio orientato non solo al singolo ma anche alle sue relazioni nella comunità di riferimento.
  • Riconsiderare il ruolo e i reciproci rapporti tra i diversi livelli di cura e assistenza. Le cure specialistiche hanno un ruolo nell’assicurare da una parte la funzione  di collaborazione e consulenza con i medici di famiglia, dall’altra la funzione di presa in carico a livello territoriale dei casi più impegnativi, mantenendo, grazie al rapporto con il medico di famiglia, uno sguardo sulla complessità della persona e un’unicità di risposta ai bisogni dell’assistito.  La continuità di cura è facilitata laddove si consolidano i rapporti tra medico di famiglia e medici specialisti, grazie anche alla prossimità accompagnata dalla reciproca collaborazione e integrazione di competenze.
  • Non separare l’intervento sanitario dall’intervento sociale, componente necessaria dell’assistenza primaria. Occorre quindi favorire la prossimità e le relazioni tra la medicina di famiglia e i servizi sociali, fornendo ai medici una visibilità e una fruibilità della rete di offerta sociale.
  • Considerare le cure domiciliari parte integrante delle cure primarie; al medico di famiglia deve essere garantita la responsabilità clinica e il ruolo di regia dei diversi professionisti che integrano la propria attività nell’ambito di un piano assistenziale condiviso con l’assistito e i suoi familiari.
  • Mettere i medici di famiglia  nelle condizioni organizzative per affrontare la complessità dei bisogni di salute dei cittadini, impostando i percorsi di diagnosi e cura e assicurando ai propri assistiti la continuità della presa in carico, in collaborazione con i servizi specialistici e con i servizi socio assistenziali. Componenti di una medicina di famiglia al passo con i bisogni di salute degli assistiti sono la disponibilità di figure amministrative e infermieristiche, la piena integrazione del servizio di continuità assistenziale, percorsi condivisi con gli specialisti di riferimento, procedure di collaborazione con i servizi socio assistenziali, una medicina d’iniziativa e una diagnostica di primo livello riconosciuta quale componente delle cure primarie.

L’impegno dei sottoscrittori è di diffondere tali principi e contenuti, sviluppando un confronto e una riflessione comune sulle proposte di riorganizzazione delle cure territoriali che saranno formulate a livello regionale e locale.
Ad oggi il documento è stato sottoscritto dal Consiglio di rappresentanza dei Sindaci dell’ASL e da 9 associazioni del Terzo settore, impegnate nell’erogazione di servizi socio sanitari e assistenziali.
L’iniziativa dimostra come a livello locale sia possibile ricomporre la frammentazione delle rappresentanze professionali e sociali intorno ad obiettivi comuni, coinvolgendo direttamente le diverse componenti  e condividendo un terreno comune di confronto.

(1)  Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG),Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani (SNAMI),Sindacato Medici Pediatri di Famiglia (SIMPEF), CGIL CISL UIL, Società Italiana Medicina Generale , Società Nazionale di Aggiornamento per il Medico di Medicina Generale, Associazione Culturale Pediatri (ACP), Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale (CSeRMEG), Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana  Intesa Sindacale (CGIL, CISL, SIMET, SUMAI).

* Medico di sanità pubblica, Redattore di Prospettive Sociali e Sanitarie

L’autore del post, insieme ad altri colleghi, approfondiscono il tema sul numero di agosto (3.1/2014) di Prospettive Sociali e Sanitarie, che sarà presto disponibile online.