Storie di Naspi

soldidi Davide Pizzi*

Per ragioni di riservatezza e d’identità, volutamente espresse dall’interessato, non userò il suo vero nome, ma farò ricorso a uno pseudonimo, scelto assieme alla persona stessa, di cui non indicherò neanche il genere. Il protagonista, quindi, si chiamerà: Naspi! Naspi è anche l’acronimo che sta per: Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, e l’istituto erogante è l’INPS.

Fin qui tutto procede bene…

Naspi, dopo aver perso il lavoro, come è accaduto a molti lavoratori in Italia, e come, purtroppo, ancora accade, aveva fatto domanda per ricevere l’indennità di disoccupazione. L’istanza era stata accolta favorevolmente, e dopo circa un mese dalla presentazione aveva iniziato a ricevere quanto gli spettava.

Finché un giorno…

Naspi scopre che non gli sono arrivati i soldi dell’ultimo mese. Disperato, giunge da me per chiedere il mio aiuto. Quei soldi gli servono, e non comprende perché non gli siano arrivati puntualmente il giorno 20 come nei mesi precedenti. Dopo averlo tranquillizzato, gli dico di attendere ancora qualche giorno (siamo al 24) fino al termine del mese, nella speranza che si tratti di un piccolo ritardo. Il mese termina e Naspi ritorna da me più ansioso di prima. Si presenta con il suo codice pin personale, e assieme cerchiamo tra le pagine del suo account INPS se c’è qualcosa che motivi il mancato pagamento, ma non troviamo nulla. Nella tendina “cassetta postale” troviamo solamente la comunicazione dell’accettazione della sua istanza, e basta.

L’incubo della burocrazia

Naspi era veramente disperato, e prima di passare da me, si era recato sia presso la sede provinciale dell’INPS, sia dal patronato per risolvere la questione, ma, un inghippo burocratico glielo aveva impedito. Naspi, che aveva fatto domanda dal patronato della città dove prima lavorava, nel frattempo si era trasferito, e questo passaggio, a sua insaputa, ha complicato ulteriormente la sua faccenda, perché:

  • l’attuale sede provinciale INPS dove si era rivolto, non poteva interferire con l’altra sede dove era stata avviata la procedura, perciò, pur trattandosi dello stesso ente la pratica amministrativa doveva concludersi per forza dove era stata aperta;
  • il discorso del punto precedente vale anche per il patronato per effettuare ogni ricorso su quella stessa pratica INPS.

Ci accorgiamo che non c’è modo di sbloccare la situazione, e io e Naspi ci sentiamo (e ce lo siamo anche detti), come Asterix e Obelix nel film: Le dodici fatiche di Asterix!

Il numero verde

Mi viene in mente di chiamare il numero verde INPS, e attoniti scopriamo, dopo vari tentativi, che possiamo interloquire solamente con una voce elettronica registrata che non prevede l’opzione di parlare direttamente con un operatore. A quel punto ci sentiamo senza via d’uscita perché non possiamo comunicare in alcun modo con l’istituto per chiedere un chiarimento.

Tentiamo anche con l’URP

Della sede provinciale INPS dove è stata aperto il fascicolo di Naspi, ma nessuno risponde! Facciamo altri numeri che compaiono sul sito dell’istituto, ma dopo qualche squillo parte il cicalino del fax. Decido a quel punto, di telefonare al patronato che ha raccolto la richiesta di Naspi, e chiedo se è possibile risolvere il tutto via telefono o mail, ma la risposta è negativa: serve la presenza dell’interessato, la sua carta d’identità e la sua firma. Tuttavia, scopro una cosa interessantissima…

Tutti si devono fermare al trenta!

Al gentile e disponibile impiegato del patronato, chiedo se gli è già capitato di assistere a una cosa simile a quella del sig. Naspi, e mi svela che sovente gli sta capitando di vedere l’INPS bloccare agli aventi diritto l’erogazione dell’ultimo pagamento di trenta giorni, per ripristinarlo, solamente dopo che questi si siano recati al patronato a comunicare la continuazione del loro stato di disoccupazione. A quel punto gli chiedo  anche se è a conoscenza di una norma specifica all’interno di un regolamento che autorizzi l’INPS ad agire in quel modo, e lui mi risponde che non esiste nulla di scritto che consenta all’istituto di bloccare senza giusta causa un diritto esigibile dei lavoratori. Infatti, anch’io non ho trovato alcun riferimento a questa consuetudine, che assomiglia molto ad un abuso di potere d’ufficio, nemmeno sul sito INPS alla pagina NASPIhttps://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=11316, tranne che per i casi ovviamente noti, come l’inizio di un nuovo contratto di lavoro che fa decadere il beneficio dell’indennità, ecc.

Alcune riflessioni

In caso di nuova assunzione, oltre all’obbligo dell’indennizzato di comunicare all’INPS la sospensione della NASPI, l’istituto verrebbe ugualmente a conoscenza del suo nuovo impiego mediante tre canali, a cui il datore di lavoro deve obbligatoriamente dare notizia nel momento che scatta la nuova assunzione, che sono: A) l’INAIL; B) l’INPS; C) l’Ufficio Provinciale del Lavoro. Il chiedere a un disoccupato di recarsi al patronato a comunicare il prosieguo del proprio stato di disoccupazione al fine di concedergli l’ultima mensilità è perciò un puro pleonasmo! È irriguardoso, inoltre, non inviare nessuna comunicazione di avviso di sospensione della NASPI al disoccupato, che resta ovviamente sorpreso del mancato ultimo pagamento. Per quale ragione l’INPS non invia una comunicazione scritta? Per il semplice fatto che non può farlo, perché non ha nessun diritto di sospendere il pagamento, e non saprebbe come giustificarlo legalmente, perciò, agisce di fatto, e scorrettamente, senza comunicazione alcuna. Il doversi recare una seconda volta dal patronato ha un costo sulla collettività, e quindi è uno spreco. Ma c’è infine una mia diffidenza nei confronti dell’istituto che mi fa nascere un sospetto: e se la sospensione del pagamento dell’ultima mensilità della Naspi fosse una strategia per approfittare della disattenzione di qualche malcapitato, ovvero, o di qualche sprovveduto che non fa reclamo, per così risparmiare danaro?

Conclusione

Naspi alla fine è stato costretto a spostarsi per raggiungere il patronato che gli aveva avviato l’istanza, sobbarcandosi i costi del viaggio, e parecchi chilometri. Mi sono chiesto: quanti sono i poveri Naspi a cui è capitata questa disavventura? Anche uno sarebbe troppo!

*Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Puglia

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