L’esperienza di Adriano Olivetti e il lavoro di comunità. Documenti in rete

di Andrea Pancaldi*

Come ricordato anche in altri post, da un paio di anni a questa parte si parla molto nell’ambito dei servizi sociali di “lavoro di comunità”; molte amministrazioni comunali orientano in questo senso l’organizzazione e il “senso” dei loro servizi sociali, nascono attività formative e di consulenza, fioriscono le iniziative editoriali, si incontrano e si intrecciano le riflessioni del servizio sociale con le dinamiche dell’innovazione sociale, dell’evoluzione del volontariato dentro le dinamiche (legislative e non) del terzo settore. La “comunità” a volte viene data per scontata, a volte viene interrogata e ricercata nel suo continuo divenire, non essendo scontato che tutti i soggetti e i luoghi della comunità (…o ad essa ascritti) siano necessariamente essi stessi in una ottica di comunità.

Quando si parla di lavoro di comunità è inevitabile citare gli anni ’50 e la nascita del servizio sociale in Italia e l’intreccio di questo con l’esperienza della Olivetti di Ivrea. Tra i tanti volti il nome più citato è quello di Angela Zucconi, collaboratrice di Olivetti e direttrice della prima  scuola per assistenti sociali.

Nel sito olivettiana.it una sezione intera è dedicata al tema delle attività sociali nella Olivetti.

Sulla figura di Angela Zucconi si possono leggere la scheda del volume autobiografico Cinquant’anni nell’utopia, il resto nell’aldilà! edito da Castelvecchi, la bella recensione che ne fa Eliana Di Caro su Il Sole 24 Ore e il contributo della storica Vanessa Roghi nel blog minimaetmoralia.

Di tutto rilievo poi nel sito della Fondazione Olivetti l’archivio di documentazione relativo ad Angela Zucconi e consultabile a questo indirizzo.

Nel sito della fondazione stessa  è anche scaricabile integralmente il volume La comunità democratica. Partecipazione, educazione e potere nel lavoro di comunità di Saul Alinsky e Angela Zucconi.

Ancora ampi riferimenti alla collaborazione tra Olivetti e Zucconi sono presenti nel volume del 2015 di E. Appetecchia, Idee e movimenti comunitari, edito da Viella e pubblicato nella collana diretta dalla Società per la storia del servizio sociale in Italia –  SOSTOSS e di cui si può leggere qui.

Sulla vicenda di Adriano Olivetti in generale è molto interessante affidarsi alle immagini del bel film documentario di Michele Fasano “Adriano Olivetti. In me non c’è che futuro”, prodotto nel 2011 da Sattva films. Qui, l‘intervista al regista Michele Fasano.

Le immagini del film di Fasano basterebbero da sole a chiudere questo articolo ed insieme, al tempo stesso, ad aprirlo del tutto,  perchè non può non essere anche un racconto che parte dal bianco e nero.

Il lavoro di comunità ci parla dei processi di cambiamento in corso, sospesi tra social innovation e beni comuni, per usare una immagine, di come questo si innerva nelle dinamiche che hanno portato appena vent’anni fa alla enfasi sul volontariato e il terzo settore e vent’anni prima ancora Giorgio Gaber a cantare “..la libertà è partecipazione”.

Paradossalmente, per parlare dell’oggi, facciamo con il film di Fasano un ulteriore salto indietro di venti anni fino alle immagini in bianco e nero in cui scorrono per le strade 600 multiple, operai ancora con la gavetta, donne impegnate nei servizi educativi o sociali ancora vestite con i camici.

Una bella esperienza che tiene insieme lavoro, sociale, cultura, urbanistica… un po’ in fondo come capita ora, e a cui attingere idee e senso di continuità.

* Giornalista specializzata sui temi dei servizi e politiche sociali e terzo settore