Tagliare sui bambini è davvero un risparmio?

di Marcella Sala*

Uno studio dell’Università Bocconi sui costi sociali del maltrattamento minorile

immagine post MSala113 miliardi di euro è quanto lo Stato italiano spende ogni anno per riparare i danni del maltrattamento minorile. Si tratta dello 0,84% del Pil, un ammontare pari a quanto stanziato dalla legge di stabilità per l’anno 2014. I costi futuri associati ai soli nuovi casi di maltrattamento registrati in un anno, inoltre, valgono 910 milioni di euro.

A questi risultati è giunto Econpubblica, centro di ricerca sull’economia del settore pubblico dell’Università Bocconi, in uno studio promosso da Terre des Hommes e Cismai. Insieme a Paola Profeta, docente associato di Scienza delle Finanze, mi sono posta l’obiettivo di stimare quanto pesa ogni anno sui bilanci dello Stato la mancata prevenzione del maltrattamento sui minori.

L’abuso all’infanzia genera, nelle sue diverse forme, gravi danni fisici, emotivi, cognitivi e comportamentali sulle vittime, rendendo necessari interventi riparativi e azioni di protezione da parte delle istituzioni pubbliche. Così, interventi quali affidi familiari, ricoveri ospedalieri, azioni di polizia, processi penali (per citarne alcuni) si traducono immediatamente in costi per lo Stato e per la società nel suo insieme.

Per quantificare la spesa totale legata al maltrattamento occorre considerare diversi aspetti del sistema pubblico, nonché diverse tipologie di soggetti cui di volta in volta è possibile attribuire le singole voci di costo. Ad esempio, vi sono le nuove vittime di maltrattamento, cui sono associate le spese di immediata riparazione del danno (cure ospedaliere, sostegno psicologico). Ma ci sono anche le persone che hanno subito episodi di abuso nel passato e che scontano ancora, dopo anni, le conseguenze di quei trascorsi. Si dimostra infatti che gli adulti maltrattati da bambini incontrino maggiori problemi di salute, e più facilmente assumono comportamenti devianti o atti di criminalità, generando costi pubblici aggiuntivi.

Il nostro tentativo è stato stimare i costi di “prevalenza” e di “incidenza” del fenomeno. Nell’analisi di prevalenza abbiamo calcolato la spesa che incide ogni anno sui bilanci pubblici a causa degli interventi per le vittime di maltrattamento, indipendentemente da quando questo è avvenuto. Come costi diretti abbiamo individuato le spese di ospedalizzazione, cura della salute mentale, i costi di assistenza sociale (strutture residenziali, affido familiare e servizi sociali professionali), le spese per gli interventi delle forze dell’ordine, infine i costi di giustizia minorile. Fra i costi indiretti sono state ricomprese le spese per l’insegnamento di sostegno, la cura della salute da adulti, la delinquenza giovanile, la criminalità adulta e le perdite di produttività per la società.

La cifra annuale totale dei costi di prevalenza è pari a 13 miliardi di euro, lo 0,84% del Pil. La percentuale non è troppo distante dall’1% che la studiosa Suzette Fromm Reed stimava per gli Stati Uniti nel 2001.

Nell’analisi di incidenza abbiamo stimato quanto vale la spesa per i soli nuovi maltrattamenti, che verosimilmente genereranno flussi di costo durante l’intera esistenza delle vittime. Proiettando i costi lungo l’asse temporale di vita delle vittime e attualizzandoli alla data odierna si giunge a una spesa totale pari a 0,06% del Pil (910 milioni), inferiore rispetto alla stima di prevalenza perché associata ai soli nuovi casi di maltrattamento, peraltro probabilmente sottostimati dalle fonti ufficiali.

Per ricostruire il puzzle delle vittime, degli attori e degli interventi che caratterizzano il fenomeno del maltrattamento abbiamo consultato le più diverse fonti informative: Ministeri, Istat, aziende ospedaliere, tribunali dei minorenni, ma anche indagini sul tema condotte dall’Istituto degli Innocenti di Firenze o dagli stessi Terre des Hommes e Cismai. Sebbene il ricorso a varie fonti sia reso necessario dalla complessità del tema, incide fortemente la mancanza di un sistema di rilevazione e monitoraggio che permetta di rilevare il maltrattamento in tutte le sue forme.

Per concludere, i risultati del nostro studio presentano indubbiamente dei limiti, legati alle numerose difficoltà incontrate sia nella quantificazione del maltrattamento, sia nella metodologia di calcolo e nell’attribuzione di costi standard. In Italia le difficoltà sono accentuate perché, come si è detto, manca un sistema informativo adeguato. Riuscire a misurare il maltrattamento all’infanzia non è facile, e il fenomeno è sottostimato anche in Paesi, come il Regno Unito, dove alla rilevazione del fenomeno sono stati dedicati sforzi maggiori. Il compito è però di estrema utilità per comprendere i bisogni cui i servizi all’infanzia dovrebbero rispondere. Un miglior monitoraggio è anche l’unica base possibile per innescare una maggior attenzione alle conseguenze economiche del maltrattamento, e per promuovere una cultura della prevenzione, ancora troppo poco diffusa nel nostro Paese.

 *ricercatrice presso IRS ed ECONPUBBLICA, Università Bocconi.

Lo studio descritto in questo articolo è stato presentato il 4 dicembre scorso presso l’Università Bocconi. Sarà nuovamente presentato in occasione degli Stati Generali sul maltrattamento e l’abuso all’infanzia in Italia, congresso del Cismai che si terrà a Torino il 12 e 13 dicembre.

 

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