Beni necessari o di lusso?

di Eleonora Maglia*

 (ANSA) – ROMA, 2 DIC – L’Iva passa dal 22% al 5% per gli assorbenti compostabili o lavabili

 

Il lancio Ansa riportato in apertura ha informato di come il dibattito sulla Tampon Tax (che si è avuto in Italia in occasione del Decreto Fiscale) si sia risolto di fatto con un nudge[1] indirizzato alle consumatrici e volto a promuovere lo spostamento delle scelte di acquisto verso prodotti certamente eco-friendly ma ancora poco diffusi sul mercato e quindi difficili da reperire (sono oggetto di una distribuzione selettiva o esclusiva).

Partendo da ciò, in questo articolo, attraverso un’analisi dal punto di vista economico del tema, si vuole informare sul perché non è marginale dibattere riguardo una diminuzione della tassazione per gli assorbenti.

Aliquote ridotte e non

L’Iva è una imposta che, secondo il DPR 633/72, viene applicata sul valore aggiunto di ogni fase della produzione o dello scambio di un prodotto, in percentuali diverse (pari a 22; 10; 5 e 4 per cento) a seconda della tipologia di bene e, se questo è di prima necessità (come ortaggi e frutta, latte e formaggi, libri ma anche occhiali e protesi per l’udito), la percentuale prevista è del 4 per cento. Al momento, in Italia, le scommesse e il lotto, come anche gli investimenti in monete e lingotti d’oro sono esenti Iva, ma evidentemente resta tuttora aperta la questione se gli assorbenti femminili siano o meno un bene necessario.

A riguardo, il Consiglio d’Europa con la direttiva 2006/112/CE ha stabilito che i prodotti di protezione per l’igiene femminile possono essere assoggettati alle aliquote ridotte. In alcuni Paesi europei la riduzione della tassazione sugli assorbenti è già stata realizzata (in Francia dal 20% al 5,5%, in Inghilterra dal 17,5% al 5%, in Belgio dal 21% al 6% e in Germania dal 19% al 7%) e ci sono anche Stati dove l’imposta è stata annullata del tutto (in Irlanda).

Beni (sicuramente) necessari

Secondo una stima realizzata da Milena Gabanelli per Dataroom (2019), ogni donna consuma mediamente 12.000 salviette igieniche nel corso della propria vita, con una spesa annua stimabile in 126 euro e per un tempo medio di circa 40 anni. Dove non fosse chiaro che gli assorbenti sono necessari, si può ad esempio suggerire la visione di I, Daniel Blake, film pluri-premiato del 2016, in cui il regista Ken Loach dà conto della disumanità di sistemi statali dimentichi dei cittadini quando questi si trovano in condizioni di difficoltà sanitaria, familiare, lavorativa e abitativa. Il tutto mostrato attraverso la narrazione di percorsi esistenziali caratterizzati da grande difficoltà (ma anche da alta solidarietà tra gli ultimi), tra cui quello di Katie, una madre sola e disoccupata, per la quale proprio la mancanza di disponibilità di assorbenti comporta una serie di situazioni umilianti ed avvia un crescendo negativo che la rende infine facile preda di soggetti esecrabili e del tutto privi di etica e di umanità.

Strumenti per rafforzare l’integrazione femminile

Sul tema, le Nazioni Unite identificano appunto l’accesso a prodotti sanitari di qualità e a basso costo come uno strumento di rafforzamento dell’integrazione femminile, anche includendolo tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile della Agenda 2030 (SDGs). Tutto ciò avviene a ragione, perché l’impossibilità economica di accedere ad un’igiene adeguata durante il periodo mestruale è talmente estesa nel mondo che è stato coniato un termine ad hoc (period poverty) per indicare un fenomeno che costituisce anche un ostacolo alla frequenza scolastica in Paesi a basso reddito ma non solo.

Si stima infatti che, ad esempio, in Bangladesh il 41% delle ragazze perde 2,8 giorni di scuola ogni mese (Mahbub-Ul A. et al., 2016, Menstrual hygiene management among Bangladeshi adolescent schoolgirls and risk factors affecting school absence: result from a cross-sectional survey, BMJ Journal); che in Etiopia il 51% delle ragazze ne perde da uno a quattro (Dignity period project, 2019, In Ethiopia, talking about menstrual is taboo); che in Gran Bretagna il 15% delle ragazze non sia in condizioni economiche di acquistare assorbenti e li debba domandare alle compagne di scuola (Plan International UK, 2017, Research on period poverty and stigma).

In risposta alla situazione descritta, si registrano già primi passi verso un sistema universale di libero accesso ai dispositivi igienici femminili inteso come un diritto fondamentale. In Scozia, ad esempio, quest’anno è stata presentata una proposta di legge al Parlamento scozzese per stanziare 4 milioni di sterline e far sì che le scuole e le università forniscano gratuitamente gli assorbenti alle frequentanti e questo disegno di legge si inserisce in un programma di contrasto al period poverty più vasto, iniziato nell’agosto 2018 e che vede impegnati anche altri luoghi pubblici (tra cui stazioni ferroviarie e stadi).

Contribuire tutti insieme a beni indispensabili

In economia si suole classificare i beni secondo diverse tipologie tra cui i convenience goods (di largo consumo e di acquisto corrente, come i generi alimentari) e gli specialty goods (d’alto valore simbolico percepito, come i gioielli e i capi d’alta moda). In questa distinzione, i beni definiti meritori (come il sistema educativo o sanitario) hanno un valore percepibile grazie ad una certa lungimiranza e ad una certa finezza di pensiero e, se fossero le logiche di profitto immediato a prevalere, non verrebbero nemmeno prodotti dal mercato.

Ora l’esistenza di un sistema d’imposta che stravolge questa classificazione (come di fatto è allo stato attuale l’Iva) risulta anche confusiva perché non offre una corretta rappresentazione di quali siamo i bisogni essenziali e di quali siano delle mere velleità. Uno dei vantaggi di una formazione accademica in materie economiche è la possibilità di apprezzare ampiamente il potere redistributivo di sistemi di tassazione progressivi e proporzionali; di comprendere con profonda cognizione di causa che le tasse possono davvero essere “un modo bellissimo e civile  di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute” (Padoa-Schioppa, 2007) e che l’evasione fiscale è “indecente, perché i servizi comuni, la vita comune è regolata dalle spese pubbliche” (Mattarella, 2019). Da qui si trae la certezza che vi siano margini di azione più che adeguati affinché sia possibile mostrare sensibilità al genere femminile e intervenire in modo più completo e risoluto sul tema, trovando al contempo strumenti più credibili ed efficaci per reperire risorse e ri-orientare così le opportunità perché siano davvero disponibili ove effettivamente mancano ed occorrono. In attesa fiduciosa di una felice realizzazione di tutto ciò, capire i contorni della situazione è il primo passo.

 

[1] Il nudge (pungolo) è uno strumento di economia comportamentale utilizzato anche nella definizione di politiche sociali e sanitarie, lo abbiamo introdotto e analizzato in un precedente post su Scambi di Prospettive.

 

*PhD in Economics

2 pensieri su “Beni necessari o di lusso?

  1. Paola Turelli

    Analisi ineccepibile. Credo tuttavia che, nel tempo attuale, sia necessaria anche un’ulteriore campagna di informazione e sensibilizzazione su presidi lavabili/riutilizzabili che di fatto, oltre ad abbattere drastricamente la spesa personale, incidono in maniera importante dal punto di vista ecologico.
    Un set di assorbenti lavabili riutilizzabili per almeno una decina d’anni costa un centinaio di euro, anche meno: per i pannolini dei bambini, ad esempio, molti Comuni prevedono degli incentivi in denaro o sotto forma di riduzione sulla tassa rifiuti se i genitori scelgono di utilizzare i lavabili.
    La coppetta mestruale, infine, con una spesa che si aggira tra i 15 e i 20 €, ha una durata anche’essa decennale.
    Certo, ogni cambiamento culturale comporta tempo, informazione ed educazione, ma se si inizia co le nuove generazioni nell’arco di qualche decennio si potrebbero avere dei risultati straordinari in termini di risparmio economico, di benesse personale e ambientale.

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