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Centro Diurno: spazio di cura, ambiente di famiglia

di Antonella De Faccio*

 

Un evento tragico

6 maggio 1976 ore 21.00, un terremoto distrugge il Friuli, 990 i morti. Tra i paesi colpiti vi è anche Pontebba, amena località della Val Canale, 2.852 abitanti allora 1399, meno della metà, oggi.

Una donazione

Tra le varie iniziative a sostegno delle popolazioni coinvolte in quel drammatico evento viene organizzata una raccolta fondi da parte della Chiesa Valdese di Udine e dei lettori del quotidiano Il Piccolo di Trieste al fine di realizzare a Pontebba un Centro anziani, parzialmente prefabbricato. Esso viene titolato ad Elsa Treu, una giovane ragazza ventitreenne laureanda in lettere, morta sotto le macerie a Moggio Udinese, paese montano della Val Fella. L’intero complesso si articola in dieci monolocali, otto bilocali ed alcuni spazi in condivisione come un bel salone, un cucinino, bagni attrezzati e l’infermeria. Ogni minialloggio, seppur piccolo, ha la sua cantina e un fazzoletto di terra per far fiorire qualche piantina, dalle più semplici margherite alle odorose erbe aromatiche da utilizzare in cucina. La posizione gode di una vista su una collina con alberi da frutto e asinelli al pascolo, ma è decentrata rispetto al paese. Per raggiungere il Centro anziani si deve percorrere, infatti, una strada in salita che, soprattutto d’inverno, sotto la pioggia o la neve, crea problemi di isolamento. Gli alloggi vengono destinati a persone ultra-sessantacinquenni della zona montana, preferibilmente autosufficienti. Continua a leggere

Incendi, femminicidi e… pubblico impiego

di Patrizia Marzo*

Quella del 2017 è senz’altro un’estate nera, come negli ultimi anni ne stanno capitando spesso, purtroppo.

È nera come il colore della cenere lasciata dalle decine di incendi dolosi che stanno deturpando il nostro patrimonio ambientale, una delle rare fonti di ricchezza economica, di salute e di bellezza di questo Paese. Nera come la cronaca quasi quotidiana dei femminicidi che stroncano, in media ogni due giorni, la vita di una persona indifesa, di una risorsa umana unica e irripetibile, non solo per la singola famiglia, ma per l’intera umanità.

Ma è nera anche per diverse altre ragioni: nera come il futuro di molti nostri giovani che accrescono i numeri della disoccupazione (in Italia c’è un neet ogni 5 e un disoccupato ogni 3 giovani), nera come i volti delle migliaia di immigrati che in queste ore sbarcano sulle nostre coste alla ricerca di un’occasione di vita e di coloro che non ce la fanno e annegano nei nostri mari… Continua a leggere

In prima linea e da soli

Strategie di auto protezione e fronteggiamento delle aggressioni da parte degli assistenti sociali

di Giulia Moreschini* e Lluis Francesc Peris Cancio**

La ricerca approfondisce la natura, le caratteristiche, le conseguenze e la prevenzione delle aggressioni che subiscono gli assistenti sociali nell’espletamento delle funzioni professionali con l’utenza.

L’indagine, realizzata durante il primo semestre del 2016, si articola in ventiquattro interviste semi-strutturate rivolte ad assistenti sociali che hanno subito episodi di violenza e, che si rendevano disponibili ad approfondire insieme all’équipe di ricerca quanto vissuto. La Rilevazione ha coinvolto 24 professionisti, di cui 21 donne, operanti nel territorio di Roma Capitale. Sul totale degli intervistati 7 operano in servizi socio-sanitari, mentre i restanti 17 nel settore socio-assistenziale. Il loro reclutamento è avvenuto con campionamento a valanga.

Nelle interviste realizzate emergono dati rilevanti. In primo luogo emozioni come la paura, la frustrazione, il dispiacere accompagnano le aggressioni, oltre allo sconcerto per quanto subito, l’orientamento dei sentimenti va spesso in una linea di “sofferenza altruistica”, che potremmo identificare come un modo proprio dei social worker. Continua a leggere

Costruire alleanze per contrastare disuguaglianze

di Mattias Bassotto*

Nel contesto odierno, dominato da fenomeni migratori strutturali a livello internazionale, lo straniero è sempre più l’utente dei servizi. Per questo appare necessario, per il welfare, concentrarsi sul tema dell’accessibilità: tale questione non riguarda solo le barriere iniziali, ma anche quelle che si possono incontrare durante l’intero percorso di cura e di uso dei servizi (Kasper, 2000). Esse incidono negativamente sul godimento del diritto alla salute da parte degli individui, aumentando le disuguaglianze. Continua a leggere

Gli atteggiamenti dei professionisti dei servizi verso l’omogenitorialità: pregiudizi e sfide future

 figure mistedi Marina Everri*, Laura Fruggeri**, Giada Magro°, Tiziana Mancini°°

I cambiamenti socio-culturali degli ultimi anni hanno dato progressiva visibilità anche in Italia  a una molteplicità di modi di condividere un progetto di coppia e di genitorialità, che si sono affiancati a quelli della famiglia tradizionale (coppia eterosessuale, sposata e con figli). Fra le altre, le famiglie omogenitoriali si sono imposte all’attenzione delle comunità e delle istituzioni politiche e legislative, sfidando modelli, teorie e pratiche di intervento consolidate non più in grado di accogliere i bisogni espressi dalle nuove forme familiari.

Il gruppo di ricerca composto da psicologhe sociali dell’Università di Parma e coordinato dalla prof.ssa Laura Fruggeri, ha condotto ricerche sul tema dell’omosessualità fin dalla degli anni Novanta. Dai primi interrogativi attinenti l’identità delle persone omosessuali, l’indagine si è via via spostata sulle dinamiche delle coppie omosessuali per approdare ai processi delle famiglie omogenitoriali, ovvero a quelle coppie di persone dello stesso sesso che decidono di avere figli ricorrendo a tecniche di fecondazione assistita o all’adozione; pratiche precluse alle persona omosessuali in Italia. Continua a leggere